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Adrano, arresti per mafia. In carcere otto esponenti del clan Scalisi.

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Adrano (CT) – Nelle prime ore del 14 luglio la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa in data 9 luglio 2015 dal G.I.P. del Tribunale di Catania, nei confronti dei seguenti soggetti:

  • Giuseppe Scarvaglieri (classe 1968), già detenuto per altra causa;
  • Pietro Maccarrone (classe 1968), sorvegliato speciale;
  • Francesco Coco (classe 1977), già detenuto per altra causa;
  • Alfio Di Primo (classe 1967), già detenuto per altra causa;
  • Pietro Severino (classe 1957), già detenuto per altra causa;
  • Gaetano Di Marco (classe 1962), già noto alle Forze dell’Ordine;
  • Massimo Di Guardia (classe 1986), già detenuto per altra causa;
  • Davide Di Marco (classe 1987), già detenuto per altra causa.

I malviventi arrestati sono ritenuti responsabili del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, con l’aggravante di essere un’associazione armata e, nel caso del Di Marco, anche di tentata estorsione.
La misura cautelare deriva da un’indagine di tipo tecnico, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed eseguita dalla Squadra Mobile – Sezione Criminalità Organizzata e dal Commissariato della Polizia di Stato di Adrano.
Le indagini, avviate nel maggio 2011 e conclusesi nell’aprile 2012, hanno permesso di monitorare la cosca al quale appartengono i malviventi arrestati, ovvero la cosca Scalisi alleata al famigerato clan catanese dei Laudani.
La cosca Scalisi aveva già subito un duro colpo a seguito dell’operazione Terra Bruciata conclusasi con l’arresto di 15 affiliati del clan Scalisi e 12 affiliati del clan Santangelo competitor degli Scalisi.
Dalle indagini iniziate nel maggio del 2011 si è attestato che il boss Giuseppe Scarvaglieri continuava a dettare gli ordini mantenendo la sua leadership, il tutto sebbene fosse detenuto in una struttura detentiva. Il boss aveva peraltro cambiato strategia defilando dall’impegno “lavorativo” i congiunti, ovvero la madre Carmela Scalisi e il fratello Antonio Scarvaglieri. Nel frattempo Giuseppe Scarvaglieri aveva designato, come responsabile operativo, Giuseppe Santangelo, deceduto per cause naturali il 20 agosto 2014, mentre il giovane Gaetano di Marco, figlioccio di Giuseppe Scarvaglieri, era diventato referente del gruppo durante il periodo della detenzione del già citato Giuseppe Santangelo.
Dalle indagini si è notata l’assenza di una precarietà nei rapporti fra i membri del can Scalisi, non a caso la stessa famiglia catanese Laudani aveva deciso di affiancare al giovane Davide Di Marco un proprio referente.
Nel corso delle indagini è stato individuato anche un tentativo di estorsione ai danni di un imprenditore impegnato nella risistemazione della Strada Provinciale 231. Nello specifico l’imprenditore aveva subito un danneggiamento di un mezzo meccanico e pe l’occasione erano già stati arrestati nel dicembre 2011 Davide Di Marco e Massimo Di Guardia.
Nell’operazione, eseguita su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, fra gli altri nomi di spicco coinvolti c’è quello di Pietro Maccarrone ritenuto l’attuale reggente della cosca; fra gli altri elementi tratti in arresto sono da considera elementi di rango apicale Pietro Severino, Francesco Coco e Alfio Di Primo.
Da sottolineare infine che i fatti estorsivi sopra citati non sono mai stati denunciati dalle vittime.

@MilazzoDario

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