Cronaca

Adrano, paura alla fermata metropolitana: “Ti butto sotto il treno”

ADRANO – I fatti di cui ci occupiamo oggi risalgono allo scorso mese di novembre e vengono divulgati non con lo scopo di procurare allarme (non avrebbe senso a distanza di tempo), ma per invitare tutti i fruitori dei treni della Ferrovia Circumetnea a prestare attenzione durante l’attesa e ad essere più solidali quando si assiste ad atti di violenza.

Il racconto che segue è frutto della testimonianza di alcuni dei presenti, ma siamo disposti ad ascoltare e pubblicare altre versioni, qualora ce ne fossero, per offrire una visione quanto più chiara possibile dell’accaduto.

Una mattina di novembre, come spesso accade, la fermata metropolitana “Cappellone” della Ferrovia Circumetnea è frequentata da numerose persone, per lo più universitari che devono recarsi a Catania per frequentare le lezioni. In attesa c’è anche un uomo di mezza età, cellulare di ultima generazione in mano, con degli auricolari alle orecchie.

Arrivano alla fermata altri due giovani, una ragazza ed un ragazzo, anche loro universitari. Come sempre, alla fermata, il vento fa da padrone e la ragazza indossa il cappuccio del suo giubbotto per ripararsi.

Ad un tratto, vista questa ragazza, l’uomo con gli auricolari inizia ad inveire inspiegabilmente contro di lei, a distanza. “Maleducata, cafona” e inizia a lamentare che “non c’è più educazione” e nel frattempo si avvicina sempre più a lei, con atteggiamento di sfida.

La situazione è paradossale, la ragazza fino a quel momento aveva ignorato la persona che la insultava, ma davanti a quell’atteggiamento, incredula, sorride.

Quella risata ha mandato in escandescenza l’uomo che, raggiunta la ragazza, la afferra e la spinge violentemente, facendola battere contro il muro, urlando “ti butto sotto il treno”.

La ragazza è terrorizzata, così come il ragazzo che era con lei. A questo punto interviene una donna, anche lei in attesa del treno, in compagnia della figlia. Riesce a parlare all’uomo e questi lascia la ragazza. Lei ed il ragazzo allora fuggono via e si allontanano dalla stazione. L’uomo invece rimane, la donna cerca di mantenerlo calmo, mentre lui continua ad affermare che “non c’è più educazione”. Aggiunge che “non mi ha mai aiutato nessuno, sono tutti cattivi. Ho già tentato il suicidio sei volte.”

L’uomo non emanava odore di alcool né appariva agitato a causa della droga. Probabile che siano disturbi psichici a causare questo comportamento.

La paura aumenta quando afferma che “prima di giorno 2 devo uccidere qualcuno”. Diceva ancora “se chiamate i carabinieri succede la fine del mondo”. Tutto questo accadeva mentre tutte le altre persone in attesa sono rimaste a guardare, senza intervenire. Cosa sarebbe successo alla ragazza se nessuno fosse intervenuto in suo aiuto?

La figlia della donna, riuscita a svincolarsi, è risalita su per le scale con lo scopo di chiamare aiuto. È qui che ha incontrato un dipendente della Ferrovia Circumetnea, al quale ha chiesto aiuto e con cui ha chiamato il 112. I carabinieri hanno quindi affermato che sarebbero arrivati da lì a poco. La ragazza è dunque rientrata alla stazione per avvertire la madre, insieme al dipendente FCE.

Intanto, in ritardo (ma questo non fa notizia), è arrivato il treno. La donna che ha fermato le intenzioni dell’aggressore ha subito richiamato l’attenzione del controllore, riferendo quanto successo e comunicando l’imminente arrivo dei carabinieri. Sul treno è salito anche il dipendente FCE che aveva aiutato la ragazza a chiamare il 112. Tutti i presenti, inoltre, erano terrorizzati dall’idea di viaggiare con quell’uomo, visto quanto era già successo. L’uomo intanto è salito sul treno ed era munito di un valido titolo di viaggio. Il controllore non ha però voluto aspettare oltre perché il treno era già in ritardo. Ha però voluto conoscere il nome della signora e, a garanzia dell’incolumità dei viaggiatori, ha fatto sedere l’aggressore in un lato più “isolato” della carrozza, lontano dagli altri passeggeri.

Pochi minuti più tardi, i carabinieri sono arrivati in stazione ed hanno telefonato la persona che aveva fatto la segnalazione per sapere dove fossero. Informati del fatto che il treno fosse partito, hanno più volte contattato telefonicamente la ragazza per sapere se vi fossero nuove situazioni di pericolo, senza però intervenire o inviare una pattuglia ad una delle successive fermate del treno.

Nel frattempo l’uomo si è chiuso in bagno per tanti minuti e, una volta uscito, ha raggiunto la zona in cui si trovavano le persone che avevano assistito all’aggressione, sedendosi nelle vicinanze. Ha tentato di instaurare una nuova conversazione, ma è stato ignorato. Affermava frasi del tipo “iu llava a mazzari, non llava a fari iri” (io la dovevo ammazzare, non dovevo farla fuggire). Il dialetto non sembrava tipico di Adrano.

Giunti alla stazione “Borgo” di Catania, l’uomo è sceso e si è dileguato indisturbato per le vie della città.

Intanto la ragazza aggredita ed il ragazzo in sua compagnia hanno subito fatto denuncia alla stazione dei Carabinieri di Adrano. Si sono anche recati in ospedale per un controllo, ma fortunatamente nonostante la violenza con cui è stata spinta contro il muro, non ha riportato traumi fisici, ma era ovviamente sotto shock. Il giorno successivo sono stati chiamati a deporre anche la signora che ha fermato l’aggressore e la figlia, autrice della telefonata.

Le forze dell’ordine hanno detto che avrebbero richiesto le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza della Ferrovia Circumetnea per risalire all’identità dell’uomo e appurare quanto accaduto.

Non è chiaro se l’uomo sia stato identificato e bloccato, ma alcuni testimoni lo hanno riconosciuto, circa una settimana dopo, mentre si trovava in piazza Umberto ad Adrano. Indossava gli stessi indumenti del giorno dell’aggressione. Anche di questo le forze dell’ordine sono state informate.

Provo tantissima rabbia non solo per quello che è successo, ma anche per il fatto che nessuno, ad oggi, ci ha aggiornati sugli sviluppi di questa vicenda”, ci ha detto una delle persone coinvolte.

Tra chi ha vissuto quei momenti di paura c’è ora chi non vuole più prendere il treno ad Adrano, così come c’è chi, per superare questo trauma, è stato costretto a rivolgersi ad un supporto psicologico.

FOTO DI REPERTORIO
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