Politica

Agricoltura biologica. Le aziende siciliane rischiano di restituire 180 milioni

Riceviamo e pubblichiamo integralmente.

“Ancora una doccia fredda per gli agricoltori siciliani. Nonostante gli entusiastici annunci sul nuovo PSR da parte del fresco assessore Cracolici, c’è un altro lato oscuro che si nasconde dietro il dato da tutti applaudito del 98% di spesa, ed è il rischio di restituire 180 milioni di euro erogati ad 8.000 aziende siciliane che fanno agricoltura biologica. Dopo la decisione del TAR di rendere illegittimo il bando da 320 milioni per l’agricoltura biologica e l’incredibile immobilità della Regione che non si è neanche degnata di appellarsi alla sentenza, il biologico siciliano rischia il fallimento, ancora una volta per responsabilità amministrative. La vicenda è pericolosissima, perché se la procedura viene considerata giuridicamente illegittima anche le spese certificate saranno giudicate illegittime per l’UE. Faccio quindi appello all’Autorità di Gestione del PSR affinché adotti tutte le misure per evitare questo disastro per il biologico siciliano e non si renda responsabile anche dell’ennesima beffa ai danni degli agricoltori siciliani. Alle associazioni di categoria Cia, Confagricoltura e Coldiretti va dunque tutto il nostro appoggio e la nostra piena disponibilità a condurre insieme questa battaglia per difendere il fiore all’occhiello dell’agricoltura siciliana”. A dichiararlo è l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao denunciando lo scandalo del bando per l’agricoltura biologica, annullato da una sentenza del Tar, che rischia di mandare sul lastrico oltre 8000 imprese del settore che hanno già investito i fondi europei ricevuti.
“La Sicilia, secondo i dati ufficiali,- spiega Corrao – è riuscita a spendere il 98% delle risorse previste dal Programma di sviluppo rurale 2007-2013, che metteva in palio 2 miliardi e 185 milioni di euro. Questi numeri che raccontano nell’attuazione del PSR, solo apparentemente la parte positiva, hanno però una serie di lati oscuri. Prima di tutto, il disimpegno automatico. Ovvero quel meccanismo famigerato che impone di restituire i fondi non spesi entro il 31 dicembre 2015: un vero e proprio incubo per l’amministrazione regionale, la quale nei mesi precedenti si trovava di fronte il serio rischio di perdere più di 100 milioni di euro. E alla fine la Sicilia è incappata nello spauracchio del disimpegno: dovrà restituire 21,5 milioni di euro, che si volatilizzano perché non sono stati utilizzati nei tempi giusti.Tra le risorse sprecate ci sono soprattutto i 15 milioni non spesi dell’Asse 3 (“Qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell’economia rurale”), che prevedeva opportunità di finanziamento per agriturismi, le energie rinnovabili, le infrastrutture rurali, e i 5 milioni previsti per i GAL, dedicati alle strategie di sviluppo rurale dei Comuni, che hanno avuto difficoltà ad anticipare le somme necessarie per la spesa. E poi, come detto l’ultima tegola addosso agli agricoltori è quella dei 180 milioni di euro che gli agricoltori del biologico sarebbero chiamati a restituire a Bruxelles. Non possiamo più permetterci di ridurci all’ultimo momento per spendere i fondi europei. Abbiamo avuto 7 anni di tempo, in cui le regole europee erano chiare e già note. La totale incapacità di amministrazione e di programmazione del Dipartimento Agricoltura e dell’Autorità di Gestione del PSR non è più accettabile”.

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