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Arrestato il latitante Sebastiano Mazzei, detto Nucciu ‘u carcagnusu

mazzei

A cura di
Dario Milazzo

Nella mattina odierna, personale della Polizia di Stato, ad esito di complesse ed articolate indagini condotte dalla Squadra Mobile e dal Servizio Centrale Operativo, coordinate dalla D.D.A. di Catania, ha tratto in arresto Sebastiano Mazzei, classe 1972, inteso Nucciu ‘u carcagnusu, pregiudicato e latitante dall’aprile del 2014.

Destinatario di due distinte ordinanze di custodia cautelare per associazione per delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni e traffico illecito di sostanze stupefacenti, il Mazzei è stato rintracciato all’interno di una villa di Ragalna, in vico delle Rose, dotata di tutti i comfort, dove si trovava in compagnia della moglie e del cane. Aveva alcuni telefoni e, nella camera da letto, teneva sotto il materasso, a portata di mano, un’accetta. All’atto dell’irruzione non ha opposto alcuna resistenza.
Nell’operazione che ha portato alla cattura sono stati impiegati 50 uomini che, prima di fare irruzione, hanno circondato la villa per impedirne ogni possibile fuga.
Sebastiano Mazzei, reggente dell’omonima organizzazione mafiosa, attiva nel settore delle estorsioni, usura e stupefacenti, è figlio del noto boss Santo Mazzei, classe 1953, uomo a capo della predetta cosca inserita in Cosa nostra. Santo Mazzei divenne “uomo d’onore” su decisione del boss corleonese Leoluca Bagarella. Il boss, infatti, dopo avere abbandonato lo schieramento dei Cursoti, dove si era contrapposto alla frangia capeggiata da Giuseppe Garozzo, aveva stretto alleanza con l’ala di “Cosa nostra” palermitana cosiddetta “stragista”, guidata, dopo l’arresto di Totò Riina, da Leoluca Bagarella e successivamente da Vito Vitale. Santo Mazzei, detenuto dal novembre 1992, in regime di cui all’art.41 bis O.P., era stato arrestato sempre dalla Squadra Mobile, dopo un periodo di latitanza, il 10 novembre di quell’anno, a bordo di una autovettura condotta dal fidato Girolamo Rannesi mentre percorreva una strada nel territorio di Ragalna. Il Mazzei venne nominato “uomo d’onore” nel 1992, mentre era latitante, a Catania, alla presenza dei boss Leoluca Bagarella, Antonino Gioè e Giovanni Brusca. Nel 1998, detenuto nel carcere di Augusta, utilizzando un cellulare, il Mazzei impartiva disposizioni decidendo le strategie per soppiantare la frangia della famiglia catanese di Cosa nostra, riferibile a Nitto Santapaola. Grazie alle alleanze con le “famiglie” palermitane, la cosca Mazzei, detta dei Carcagnusi, si è affermata nel territorio catanese e in provincia, con attività criminali che spaziano dal traffico di droga alle estorsioni.

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