Cronaca

“Barone non è vittima delle Foibe”, l’ANPI scrive al sindaco di Adrano

giorno_ricordo_10 febbraio

Adrano. Alla vigilia del 25 aprile all’interno di un comunicato stampa la sezione regionale dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani ha reso noto di aver recapitato una nota al sindaco di Adrano Pippo Ferrante in merito alla commemorazione di Salvatore Barone come vittima delle Foibe, lo scorso 10 febbraio. Secondo l’associazione Barone non può essere ritenuto una vittima delle Foibe, riportiamo il testo integrale della nota:

Egregio signor Sindaco, riguardo l’iniziativa che si è svolta ad Adrano il 10 febbraio corrente anno nella ricorrenza del “ Giorno del Ricordo”, sul quotidiano “ La Sicilia” del 13 febbraio, in un’ apposito articolo –pubblicato nella cronaca etnea – dal titolo “ omaggio al giovane adranita vittima delle foibe”, viene riportato che il 10 febbraio ad Adrano in occasione della manifestazione organizzata dall’Amministrazione comunale per il Giorno del Ricordo, “ è stato reso omaggio ad un giovane adranita ( Salvatore Barone) caduto a Trieste il 7 febbraio 1945….con l’unica colpa di essere italiano e di avere difeso l’italianità”, quindi solennemente commemorato nel corso della cerimonia svoltasi davanti al monumento che ricorda le “Foibe” posto nel “Giardino della Vittoria”, con la lettura dell’ “ appello dell’infoibato”. Lo stesso contenuto è stato riportato da Televideo Adrano.

La commemorare del “Giorno del Ricordo”, è stata istituita dalla legge del 30 marzo 2004 nazionale “in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale…..”, non per altri riferimenti oggettivamente non appropriati. Infatti, da una semplice ricerca risulta che il giovane ricordato, milite della G.N .R . ( Guardia Nazionale Repubblicana) della fascista Repubblica Sociale Italiana ( RSI) non ha nessuna relazione con le foibe, bensì la causa della morte avvenuta a Trieste è stato determinata da “ bombardamento o mitragliamento aereo”.

E’ bene ricordare che Trieste dal 10 settembre 1943 faceva parte del cosiddetto “ Litorale adriatico”, espropriato dall’Italia, di fatto annesso alla Germania nazista, con commissario supremo Friedrich Rainer, ( Gauleiter della Carinzia), impiccato a Lubiana per crimini di guerra nel luglio del 1947. A seguito dell’annessione nazista la richiamata GNR fu trasformata in MDT – Milizia di difesa territoriale -. Proprio a Trieste da parte dei nazisti, coadiuvati dalla RSI, fu installato il campo di concentramento “Risiera di San Saba”, luogo di transito per i deportati verso la Germania e la Polonia, e Lager di sterminio con un forno crematorio messo in opera dal 4 aprile 1944. In questo luogo di morte le vittime dei nazifascisti: ebrei, partigiani italiani e slavi, oppositori politici. Furono uccise circa 5000 persone.

Inoltre, durante l’occupazione nazista di Trieste e di tutte le zone del “Litorale adriatico”, che videro la presenza di molte formazioni partigiane impegnate nella Lotta di Liberazione, efferate rappresaglie dei nazifascisti, veri e propri crimini, furono commessi nei confronti della popolazione civile. Tra le tante operazioni di assassinio in particolare se ne ricordano due: il 3 aprile 1944 ad Opicina furono fucilati 71 italiani, il 23 aprile impiccarono 71 civili nel carcere triestino di Coroneo.

Questi sono i “fatti storici” che in obbligo alla Costituzione e alla Repubblica italiana nata dalla sconfitta del nazifascismo devono esseri riportati alla pubblica Memoria.

 Domenico Stimolo

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