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Bronte e il suo territorio, paesaggio e natura incontaminata – di Enzo Crimi

Le acque cristalline di una sorgente del fiume Simeto in località Cantera.
Le acque cristalline di una sorgente del fiume Simeto in località Cantera.

Le acque cristalline di una sorgente del fiume Simeto in località Cantera.

Nella sua ampia estensione, poco più di venticinquemila ettari, il territorio di Bronte, riveste grande importanza nel panorama naturalistico isolano per tanti motivi, tra cui la sua collocazione geografica inserita in gran parte all’interno di 3 aree protette.

Il Parco dei Nebrodi, dove i rigogliosi boschi sono i protagonisti indiscussi della storia di questo territorio, un ambiente tutto da scoprire, da saper amare e guardare con il dovuto rispetto. Questo territorio svela il lato romantico e insieme selvaggio di un “pezzo” di Sicilia e i suoi boschi sconfinati sono un paradiso escursionistico e silenzioso. Sembra quasi un’isola felice e lontana da un mondo sempre in corsa, come a volere stravolgere i concetti dell’era moderna che rendono pressoché invivibile l’esistenza umana, in particolare nella città. Chi per la prima volta, si trova a transitare all’interno del territorio dei Nebrodi, non può assolutamente rimanere indifferente alla bellezza che da esso si sprigiona. Chi ama viaggiare senza fretta e in punta di piedi, all’interno di questo ampio territorio, trova il giusto equilibrio tra rumori e silenzi, tra inquietudine e distensione, emozioni uniche che solo la natura può elargire a chi di essa ne ama le sue essenze più pure. Solo essa può cambiare lo spirito umano e renderlo più giusto e qui l’uomo, ancora oggi, si muove con grande cautela, consapevole che la propria esistenza dipende in grandissima parte dalla tutela e salvaguardia di tutte le componenti naturalistiche, orografiche, vegetazionali, faunistiche, culturali e antropologiche che questo vasto territorio detiene e riesce ad esprimere. Insomma, un “pezzo” di Sicilia che pochi conoscono, lontana dalle spiagge assolate e dai centri affollati del turismo mordi e fuggi. Natura incontaminata tutta da scoprire, boschi, come veri e propri “Santuari della natura” che si distendono in un ambiente naturalistico di grande pregio, dove sono custoditi alcuni dei tesori botanici più preziosi ed hanno il giusto risalto centenarie piante di faggio e acero, “grandi patriarchi” della vegetazione naturale. Veri e propri “primi padri” sono i protagonisti indiscussi della storia di questo territorio e testimoni del tempo che offrono spunti per riflessioni contemplative. Un territorio dotato di una ricca presenza di acque affioranti e contraddistinto da praterie montane, formazioni arbustive, sentieri, pascoli selvaggi, valloni, ripidi pendii con pendenze molto accentuate e cime modellate dal millenario ma continuo mutamento geologico. Valori faunistici di grande rilievo, paesaggi ampi, collinari e pianeggianti, impreziositi da gradevoli manufatti rurali che ancora oggi riescono a procurare all’appassionato suggestioni molto intense. Insomma, un ambiente dove riscoprire il piacere delle cose naturali, da saper amare e guardare con il dovuto rispetto, dove è racchiuso quanto di più bello la natura sia riuscita ad esprimere in quest’area geografica, attraverso le sue manifestazioni ambientali, ricche di inestimabile interesse paesaggistico, floristico e faunistico. La natura non è stata avara con questo territorio che per le sue peculiarità di grande interesse naturalistico, può rappresentare un punto di riferimento per gli amanti dell’ambiente naturale, in quanto può offrire al visitatore dei frammenti di ecosistema veramente affascinanti e integri.

Piano ginestre di Bronte : esemplare di ginestra dell'Etna in fioritura.

Piano ginestre di Bronte : esemplare di ginestra dell’Etna in fioritura.

Il Parco dell’Etna, recentemente inserito dall’Unesco nella lista dei siti definiti Patrimonio Mondiale dell’Umanità, oltre ad essere un vulcano, è uno scrigno ricco di storia naturale e “summa” di cultura forestale, botanica, zoologica, antropologica, geologica, archeologica e sociale dei comuni etnei, ognuno dei quali ha certo delle caratteristiche diverse ma sempre riconducibili alle peculiarità generali del territorio vulcanico. I suoi territori lavici, anche se apparentemente inerti e poco ospitali, sono elementi e aree ricche, da subito colonizzate da specie erbacee, arbustive ed anche arboree, a loro volta rifugio e cibo per diverse specie di animali. I tesori naturalistici presenti all’interno di questo territorio non sono nascosti e non occorre cercarli perchè sono ovunque visibili alla fruizione di tutti. Quì è racchiuso quanto di più bello la natura sia riuscita ad esprimere in quest’area geografica dove è attivo il più grande vulcano presente in Europa. E’ grande l’interesse che riescono ad attirare le immense colate e le silenti grotte di origine vulcanica dove il tempo pare si sia fermato, prodotte dalle frequenti colate laviche del vulcano. Questa parte occidentale di territorio etneo, esprime la sua grande generosità in tutte le stagioni, attraverso percorsi naturalistici di grande suggestione che sembrano disegnati appositivamente dalla “Madre Natura”, che regala esperienze indimenticabili, all’interno di luoghi dalla gradevole configurazione, dalle pendici boscate lussureggianti e ombreggiate o da affioramenti di roccia lavica che dà immagine a straordinarie sculture naturali modellate dal tempo che si ergono nel loro immobilismo. I rifugi forestali che per la loro posizione geografica, per la pregevole fattura delle strutture, per la loro ubicazione all’interno di rigogliose zone boschive ben conservate, ma anche per le sensazioni intime ed indescrivibili che offrono al gitante, da tanti anni rappresentano come dei punti di riferimento per gli escursionisti che vogliono godere dei beni naturalistici che possono senza dubbio definirsi come massima espressione del connubio natura – uomo. Perdersi tra questi sentieri pittoreschi o riposarsi all’interno di sobri rifugi forestali montani, è un grande piacere che ci sottrae al tempo tiranno e padrone dei nostri giorni che ci nega la cultura del bello, l’estasi della meditazione e dell’assorbimento. Questo territorio è ricchezza della collettività che può essere sperperata solo con l’ignoranza e la malizia dei singoli ma che va difesa costantemente, con la forza della civile convivenza e dell’informazione, dalle insidie che la minacciano. La convinzione che certamente oggi, sono cambiate le esigenze e le finalità del territorio, che di fatto è chiamato ad espletare un forte ruolo di ricreazione e svago, ci rendono consapevoli della grande importanza che esso riveste nel panorama turistico del comprensorio. Questo, affinché esso venga preservato alle future generazioni, ci dovrà spronare ad aiutarlo nel suo ruolo e a renderlo consono alle esigenze dei suoi appassionati visitatori. Ebbene, questi elementi naturalistici sono meritevoli di essere meglio interpretati, così da capire che essi vivono e vegetano all’interno di un contesto ben intrecciato con la storia della loro popolazione, da sempre fortemente integrata con essi. L’Ente Parco dell’Etna, i comuni del Parco, le Istituzioni, gli Enti, le Associazioni e i privati, dovranno essere gelosi custodi di questo territorio e dovranno adoperarsi nel pianificare qualsiasi intervento su di esso, allo scopo di preservarlo integro così da consegnarlo alle future generazioni come quota ereditaria collettiva, inalienabile e ricca di valore naturale e biologico.

La riserva naturale delle Forre laviche del fiume Simeto, é la testimonianza attuale delle imponenti colate laviche preistoriche provenienti dall’Etna che, riversatesi nel vecchio corso del fiume, lo hanno più volte invaso e oltrepassato e da esso sono state poi erose e plasmate in imponenti basalti colonnari, in parte già rivestiti di vegetazione mediterranea, che raggiungono anche la considerevole altezza di 20 metri. Le peculiarità geologiche evidenziate da pareti di basalto lavico, le presenze faunistiche e botaniche, contribuiscono a fare del fiume Simeto un ecosistema veramente raro, a rappresentazione reale di un connotato naturalistico che ha dell’eccezionale, ove la natura ha saputo modellare l’ambiente in modo straordinario a testimoniare all’uomo moderno la sua grandezza. Dopo migliaia di anni il sito, sottoposto a tutela come riserva naturale e protetto da Leggi comunitarie, ha assunto un aspetto veramente suggestivo, tanto da potere essere definito un vero e proprio monumento di architettura naturale, poderoso colonnato lavico che simboleggia la grandezza della natura stessa, colonne prismatiche a geometria polimorfa, forme contorte ma attraenti che nella loro staticità mutevole nel tempo, danno luogo al collegamento tra i terreni sedimentari e l’edificio vulcanico etneo e rappresentano un’era arcaica che ancora oggi offre a benefico dei visitatori, un grande spettacolo panoramico dove la realtà sembra sfidare la mente stessa dell’uomo. Le gole, le forre e le anse naturali del fiume, danno figura ad un paesaggio quasi selvaggio di grande pregio e rilevanza geomorfologica. Fanno da cornice a questo straordinario palcoscenico della natura, alcuni siti di grande valore paesaggistico e storico, come il ponte normanno della Càntera in contrada Serravalle, costruito agli inizi del 1200 da Ruggero II in memoria della madre, attraversa il torrente Troina, affluente del Simeto e punto strategico di attraversamento di queste terre. Vicino al ponte Càntera si trova il mulino medioevale omonimo, già citato in documenti del XIII secolo, che conserva intatto il canale idrico di condotta forzata composto da grandi massi lavici forati. A pochi passi si può visitare l’antico baglio di Serravalle con annessa chiesetta. Verso valle, nei pressi del ponte Pietrerosse lungo la sponda destra del fiume, si possono visitare alcune imponenti rocce quarzarenitiche di grande impatto suggestivo, in un contesto di tipiche argille variegate, di età cretacea, la cui erosione ha determinato delle singolari formazioni calanchive. Il Simeto non è solo un fiume ma con i suoi affluenti è un sistema fluviale le cui acque, a volte quiete e a volte tumultuose nella discesa verso il mare Jonio, dividono le province di Catania ed Enna e bagnano un vasto territorio ricco di bei colori che rendono ancora più luce a scenari di incomparabile bellezza e di contrastante carattere. Tutto il suo percorso, seppur non attraversando alcun centro abitato, è ricco di interesse culturale e storico, un’ambiente dotato di paesaggi estremamente suggestivi che si fondono con le intricate vicende umane locali, vissute con sullo sfondo l’Etna, dove la terra si allunga quasi a toccare il cielo. Itinerari reali che si snodano attraverso siti antropizzati in quanto ricchi di insediamenti agricoli produttivi. Quì il paesaggio offre spazio a pascoli, ridenti giardini d’agrumi, di ortaggi, essenziali per l’incremento del reddito di tantissime famiglie locali. Il sistema fluviale del Simeto, può considerarsi come parte integrante di un circuito che favorisce il turismo naturalistico, grazie al suo territorio ricco di straordinarie testimonianze antropologiche, culturali e ambientali che fanno da sfondo ad uno scenario naturale di grande suggestione e richiamo.
Dunque, un trittico territoriale con al centro tre suggestive aree protette di grande pregio naturalistico, infatti, seppur i valori naturalistici non sono misurabili, esistono e vanno incontro ai bisogni della gente, indipendentemente dalla percezione e dal punto di vista umano. In questo ambiente inamovibile, sembra che tutto si muova e la biodiversità animale, malgrado il forte prelievo venatorio del passato, è oggi ricca, ben distribuita e rappresentata da animali stanziali e migratori. Quando parliamo di fauna all’interno di quest’area, ci riferiamo alle maggiori specie animali presenti nell’area mediterranea: la Volpe, la Donnola, la Martora, il Coniglio, la Lepre, il Gatto selvatico, l’Istrice, il Riccio, il Quercino, il Ghiro, diverse specie di rapaci diurni come l’Aquila, il Gheppio, alcuni Falchi, la Poiana e notturni come il Gufo comune, l’Assiolo, il Barbagianni, l’Allocco, la Civetta e numerosi altri uccelli. Nelle aree montane dei Nebrodi, non è difficile poter ammirare il superbo veleggiare dei Grifoni, i giganti del cielo, sospesi su cieli splendenti e sfuggendo al vincolo della terra, essi regnano su tutto il sistema montuoso dei Nebrodi. Molto diffusi sono la Vipera, pericolosa per il suo veleno ed altri rettili non velenosi come il Biacco e la Biscia dal collare e altri minori. Purtroppo, alcune specie di fauna sono scomparse e non conservate nemmeno nei ricordi della gente. Infatti, nei secoli scorsi vivevano all’interno di questo territorio, Lupi, Caprioli, Cinghiali, Daini e Cervi. Nei territori protetti, qualsiasi attività di caccia, in questo vasto comprensorio è vietata, in modo conforme alle leggi vigenti per i territori ricadenti all’interno di aree protette, questa tutela ha consentito il ricostituirsi di una discreta presenza faunistica, in particolare quella che non ha predatori in natura.
Gli aspetti vegetazionali di questo territorio, esprimono una grande suggestione in tutte le stagioni, sia alle alte quote dell’Etna e dei Monti Nebrodi dove sono presenti lussureggianti boschi, sia lungo il sistema fluviale del Simeto dove vegeta una ricca vegetazione igrofita che si abbina ai muschi, alle felci, alla ricca vegetazione erbacea che nei tratti inondabili, finisce periodicamente per essere sempre spazzata via dalle acque per poi ritornare in particolare in primavera quando è la festa grande della natura che si risveglia, quando i prati che si affacciano sul fiume e sui torrenti suoi immissari, si vestono di verde. All’interno di questo territorio, in modo uniforme o variabile, il soprassuolo è costituito dalle tipologie vegetali che rappresentano un pò tutta la flora arborea delle regioni mediterranee. Il pino laricio, le querce, la ginestra dell’Etna, il castagno, il faggio e piccole presenze di betulla, sono le piante boschive più rappresentative del territorio di Bronte che in quest’area esprimono quelle caratteristiche tipiche ed uniche sia per interesse scientifico che per la loro appartenenza al panorama vegetazionale mediterraneo. Sull’Etna, al limite della vegetazione arborea, sopra i 2000 metri di altitudine, dove è assente qualsiasi tipo di antropizzazione, è possibile ammirare peculiarità orografiche di grande valore naturalistico con presenze di immense colate laviche di diverse epoche, a volte interrotte da folte cotiche erbose e dalle variopinte tonalità delle endemiche formazioni sparse di vegetazione minore rappresentata dal Ginepro emisferico, dal Romice dell’Etna, dal Cerastio, dalle Violette etnee ed infine dal Tanaceto, dall’Astragalo o Spinosanto, dal Senecio e di pulvini di Saponaria che, esprimono il loro splendore nel periodo estivo quando si colorano di rosa. Seppur trattasi di una varietà agraria, ci sembra doveroso evidenziare anche una pianta che oramai viene identificata con la cittadina etnea: il pistacchio, un vegetale che si è fortemente adattato nei terreni lavici ricchi di Sali minerali, di cui è ben dotato il territorio brontese, che oggi detiene circa 3000 ettari di coltura che rappresenta oltre l’80% di produzione regionale. L’economia di questa cittadina, è molto legata alla coltivazione di questo albero dai rami sottili che creano grovigli spesso inestricabili e che a settembre si colorano di rosa per i malli dei pistacchi che crescono a grappoli. Quando il frutto giunge a maturazione si schiude. Molto resistenti alla siccità e freddo, solo ogni due anni gli alberi danno il frutto, quando accade si possono raccogliere solo a mano: infatti, il terreno accidentato sul quale crescono non permette che si utilizzino macchine. E’ una varietà unica al mondo questa di Bronte, per proprietà organolettiche, profumo e colore, insuperabile per l’utilizzo in pasticceria ma anche come produzione e condimento per primi piatti e guarnizione di secondi a base di carne o altro, insomma, una varietà di impiego di alta qualità. Inoltre, sembra che l’olio, estratto dal frutto, possa trovare applicazione in dermatologia per le sue alte doti emollienti ed ammorbidenti. La raccolta dei frutti avviene manualmente in genere in settembre. Tale operazione, che una volta si eseguiva in 2-3 riprese, si effettua oggi generalmente in un’unica soluzione ad anni alterni, anche se oggi si stanno sperimentando altri metodi di coltura e raccolta annuale. Dopo la raccolta e prima della loro commercializzazione e/o lavorazione, i frutti devono essere privati del mallo e posti ad asciugare al caldo sole dell’Etna per alcuni giorni, allo scopo di ridurne l’umidità ed eventuali microrganismi nocivi. Oltre alle proprietà pedologiche di questo territorio, forse è proprio il sole di questa parte di Etna il vero segreto della bontà del pistacchio verde di Bronte. La rilevanza naturalistica ed ambientale del territorio di Bronte e le nuove funzioni che oggi esso assume, certo hanno stimolato l’atteggiamento culturale dell’uomo nei confronti dell’ambiente, che ne ha subito un profondo e positivo rinnovamento, infatti, si è potuto riscontrare un diverso approccio verso i beni naturalistici, che venivano percepiti come patrimoni indivisibili e inalienabili, indispensabili per i bisogni vitali dell’uomo. Per queste straordinarie dotazioni, la popolazione di Bronte si attende molto in termini di ricadute economiche, come a volere attingere a piene mani quel benessere socio-economico che ancora tarda ad arrivare, e quel valore aggiunto, in termini di potenziamento del richiamo turistico, ritenuto determinante per lo sviluppo controllato dell’intero territorio.

Enzo Crimi

Commissario Superiore Comandante del Corpo Forestale della Regione Siciliana – Bronte

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