Cronaca

Cari Comitati cittadini mollate il “Signor Millemiglia” che c’è in voi!

È possibile riconcepire una città a misura d’uomo? La risposta dell’esperto

A cura dell’ing. Antonio Amoroso

Il fatto che la città venga percepita e pensata quasi esclusivamente dal punto di vista degli automobilisti, e quindi su misura di automobile, è confermato dalle continue lamentele dei cittadini che chiedono sempre con più vigore una maggiore attenzione alle buche, di cui le nostre strade sono ormai piene. In genere tali lamentele sono seguite sempre dall’affermazione “sembriamo un paese da terzo mondo”.

Scrivo questo perché sento poca gente lamentarsi delle auto parcheggiate sulle strisce pedonali o di quelle parcheggiate sull’incrocio bloccando, di fatto, la visuale d’uscita.

Come se camminare a piedi nelle nostre città fosse una scelta coraggiosa, quasi eroica, e gli eroi, lo sappiamo, devono superare sfide difficili, mentre muoversi in automobile sia un diritto che nessuno deve toccare.

Il cittadino medio dice: “Se vuoi muoverti a piedi o in bicicletta sei libero di farlo, purché questa tua libertà non contrasti il mio “diritto” di muovermi in automobile”.

Ma un’automobile parcheggiata su un attraversamento pedonale è solo una mancanza di civiltà?

È qualcosa che si può ignorare, facendo riferimento all’adattabilità del pedone o ad un ordine fittizio per cui è meglio lasciare le cose così come sono?

Un’automobile parcheggiata sull’incrocio che blocca completamente la visuale per chi sopraggiunge e per chi attraversa l’incrocio è un fatto trascurabile pur di garantire il sacrosanto parcheggio?

Superare un gruppo di ciclisti e poi svoltare immediatamente tagliando la strada ai ciclisti stessi è un gesto che possiamo inquadrare solo ed esclusivamente in una visione autocentrica per cui in auto tutto è lecito?

Gli automobilisti sono consapevoli della trasformazione che l’auto imprime sul loro carattere? Conoscete il Signor Millemiglia che è dentro di voi?

Io credo che alla base di tutti questi comportamenti ci sia un problema di sicurezza, la stessa sicurezza a cui si fa appello quando si chiede di sistemare le buche per evitare che qualcuno in moto cada o che le auto si rompano.

Perché l’amministratore subisce questa violenza da parte degli automobilisti? Certo questa domanda è retorica: se la politica è fatta di numeri e se l’Italia è il Paese europeo col più alto tasso di motorizzazione la risposta è semplice.

Però mi chiedo, a che tipo di città, di comunità, di cittadini pensa un amministratore che permette tutto ciò?

Un giorno passeggiavo con un amico che portava in giro la figlia col passeggino e, sul momento di attraversare su un incrocio, lo vedo girarsi di spalle e attraversare camminando all’indietro. Per me che studio interventi di sicurezza e moderazione del traffico il motivo era chiaro: la visuale sulle auto che sopraggiungevano era scarsa per via della disposizione dei parcheggi e per lo stesso motivo era scarsa sulle strisce pedonali e, quindi, il mio amico preferiva attraversare in quel modo così in caso fosse arrivata un’auto avrebbe investito lui e non il passeggino con la figlia dentro.

Gli utenti vulnerabili della strada si adattano giornalmente per muoversi; nulla, nelle nostre città, è pensato a misura di persona e tutto, invece, è pensato a misura di automobile.

Un esempio? Quando vengono fatti nuovi marciapiedi o piste ciclabili si tende e progettarle sulla sezione minima indicata dal Decreto Ministeriale 5 novembre 2001, n. 6792 (S.O. n.5 alla G.U. n.3. del 4.1.02) Norme funzionali e geometriche per la costruzione delle strade; però mentre un marciapiede minimo dovrebbe essere di 1,50 metri, lo spazio che serve a una famiglia di quattro persone è di 2,50 metri. È evidente che un progettista che vuole favorire la mobilità pedonale dovrebbe prendere in considerazione seriamente questo tipo di indicazioni. Anche per le piste ciclabili ci sono indicazioni geometriche, ma quello che noto spesso è la mancanza della cura dei dettagli, la ciclabile non è quasi mai progettata per essere un unicum e ad ogni attraversamento ci si sente nella terra di nessuno, anzi, nella terra delle automobili.

E per le automobili? Avete mai visto progettare una strada sulle misure minime? Nelle nostre città abbiamo corsie stradali larghe quanto quelle delle autostrade e queste, oltre che favorire le alte velocità in ambito urbano, hanno come conseguenza attraversamenti pedonali praticamente infiniti.

Una volta presa consapevolezza del fatto che si deve cambiare approccio alla mobilità, ecco che si presenta il problema della reperibilità delle risorse economiche per fare gli interventi. In questo mio articolo, https://humancenteredcities.wordpress.com/2018/05/26/creare-spazio-pubblico-di-qualita/ faccio riferimento a interventi di miglioramento dello spazio pubblico e della mobilità e alcuni di essi sono praticamente a costo zero.

Negli ultimi anni hanno trovato spazio interventi chiamati di Urbanismo Tattico che permettono di cambiare velocemente lo stato delle cose usando semplicemente colore e nastro adesivo. È chiaro che questo tipo di interventi non hanno la presunzione di essere permanenti, ma permettono ad amministratori e cittadini di capire come dovrebbe essere una strada e sperimentare nuove soluzioni.

Quando si passa agli interventi permanenti, oltre a poter attingere a strumenti di finanziamento comunitari, si dovrebbe chiarire un elemento importante: nessun cambiamento delle abitudini di mobilità urbana può avvenire senza un capillare controllo del rispetto del codice della strada e parte delle risorse economiche vanno ricercate proprio nelle sanzioni che devono essere fatte a chi non le rispetta.

Qui si ritorna al problema politico: se la politica è fatta di numeri, e se l’Italia è il paese con il più alto tasso di motorizzazione, allora io amministratore che avvio un forte contrasto all’uso dell’automobile sono destinato a perdere le prossime elezioni?

L’esempio della città di Pontevedra e di molte città in giro per il mondo dicono esattamente il contrario. Il sindaco di Pontevedra, dopo aver pedonalizzato gran parte della città, si è ritrovato a rivestire la carica di primo cittadino per ben quattro mandati consecutivi.

Cari amministratori, se proprio volete vincerle le prossime elezioni, impegnatevi nell’affrontare bene il problema della mobilità della vostra città.

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