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Catania, è default. La Corte dei Conti boccia il ricorso, sarà dissesto

CATANIA – Il tentativo dell’amministrazione comunale, affidando un ricorso al professore Agatino Cariola, non è andato a buon fine: a Roma, quest’oggi, la Corte dei Conti ha bocciato il ricorso presentato dal capoluogo etneo e adesso si aprono le strade per il dissesto finanziario. 

Un miliardo e 580 milioni. A tanto ammonta il debito accumulato dal comune di Catania negli ultimi anni e, adesso, ad affrontare l’annosa questione sarà la giunta del sindaco Salvo Pogliese, insediatasi da pochi mesi. 

A nulla sono valsi i tentativi politici per trovare una soluzione. Nonostante gli appelli, il governo centrale non è intervenuto con nuove somme che potessero salvare i conti della città dell’elefante, già graziata in passato con i decreti “Salva Catania”. 

Esprime amarezza il sindaco di Catania commentando la decisione della Corte dei Conti, ma non sembra abbattersi. Nel lungo post pubblicato nella propria pagina Facebook (di seguito il post integrale) garantisce il proseguo degli impegni presi con la città: “Quando ci siamo candidati alla guida del Comune abbiamo detto che facevamo una scelta d’amore verso la città e che avremmo voltato pagina. E così sarà, anche nell’affrontare questa pesante vicenda del dissesto con cui siamo giocoforza costretti a fare i conti, senza ipocrisie senza infingimenti, ma con risolutezza e coraggio”.

“Ci sono ancora modi per evitare il dissesto”, secondo il vicepresidente del consiglio comunale Lanfranco Zappalà (Gruppo Consiliare con Bianco per Catania), che ha diramato il suo commento in una nota stampa: “Prendiamo atto con rispetto della decisione della Corte che ha respinto il ricorso del Comune. Adesso, se realmente lo si vuole, ci sono i modi per evitare il dissesto le cui conseguenze sarebbero pagare dalla città: l’amministrazione comunale sottoponga all’esame del consiglio il Piano per il riequilibrio pluriennale e lo si approvi entro il 30 novembre, utilizzando la facoltà che è stata prevista nel Decreto Milleproroghe. Il Consiglio, sono certo, valuterà con la massima attenzione e disponibilità”.  

A Zappalà risponde, in tono polemico, il consigliere comunale Luca Sangiorgio (capogruppo “Salvo Pogliese Sindaco- Una scelta D’amore per Catania”): “Poiché non sappiamo se il consigliere Zappalà quando sottoscrive i comunicati sia serio o abbia sempre voglia di scherzare, gli ricordiamo che per evitare il dissesto sarebbe bastato approvare nei termini giusti la prima rimodulazione del piano entro il 30 maggio 2017, anziché in ritardo di due giorni, e poi approvare nel mese di febbraio 2018 l’ulteriore rimodulazione in vent’anni, che il consiglio scorso e quindi anche lui, invece,  non ha mai preso in esame. Non averlo fatto, colpevolmente,  come di fatto dice la Corte forse ha precluso le ultime residue speranze di fare ricorso a quello strumento: ma questo purtroppo non è uno scherzo.”

Non si fa attendere nemmeno il commento dei sindacati. Ecco la nota diramata dall’UGL:

“Con la dichiarazione di dissesto si apre oggi indubbiamente una delle pagine più buie della storia del Comune di Catania. Di fronte ad una notizia del genere, che certifica l’avvio di una fase difficile, crediamo che l’amministrazione comunale non abbia altra via che assumere sin da subito decisioni condivise e drastiche per mettere in sicurezza i conti della città, da quì all’immediato futuro. Rispettiamo le decisioni della magistratura contabile ed ora che la questione passa definitivamente nelle mani della politica, come organizzazioni sindacali auspichiamo che dagli schieramenti venga superata ogni contrapposizione per stringersi attorno alla città e trovare le soluzioni per salvarla dal disastro sociale. Intanto, insieme alle associazioni datoriali ed alle altre parti sociali, continueremo a tenere accesa la speranza. Catania celebra oggi il fallimento di una gestione politica-amministrativa, che è stata poco oculata, ma è una realtà viva e nessuno può permettersi di far cessare la luce. L’attenzione prioritaria adesso deve essere rivolta ai lavoratori e alle imprese con alta incidenza dei costi del lavoro. I lavoratori infatti, e le loro famiglie, pagheranno il costo dei tagli effettuati nei confronti degli enti locali, della mancanza di scelte correttive negli anni e anche di quanti, siano essi cittadini o imprese, che hanno la stessa responsabilità di chi negli anni non ha saputo tenere in ordine i conti catanesi. Intanto chiamiamo tutta la cittadinanza a partecipare alla marcia del 12 novembre, alle 17.30 con partenza da via Etnea (di fronte la Villa Bellini), per chiedere ai governi regionale e nazionale di non spegnere i riflettori su Catania e di intervenire, oltre che con le misure previste dalla legge, con risorse affinché questa comunità non si spenga.” Lo dichiarano i segretari di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Giacomo Rota, Maurizio Attanasio, Enza Meli e Giovanni Musumeci, insieme ai vertici catanesi di Agci, Cna, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative, Confindustria, Legacoop, Uneba, Unci, Unicoop e Unimpresa, rispettivamente Silvana Strano, Andrea Milazzo, Riccardo Galimberti, Bernardo Catalano, Gaetano Mancini, Antonello Biriaco, Giuseppe Giansiracusa, Salvatore Caruso, Salvatore Bentivegna, Eleonora Contarino e Salvo Politino, a seguito della notizia che quest’oggi la Corte dei conti ha rigettato il ricorso dell’ente comunale contro la delibera di dichiarazione del dissesto della Corte stessa. 

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