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Catania, “Fontana dei Malavoglia spenta, senza acqua, senza spruzzi” [SEGNALAZIONE]

Pubblichiamo integralmente la segnalazione di un nostro lettore.

La fontana spenta

La fontana spenta

I miei genitori da 3 giorni sono in giro per la Sicilia per mostrare ad amici torinesi le bellezze della nostra isola. A Catania, mio padre ha accompagnato (da buon Cicerone) gli amici nella bella Acitrezza. Sono stati lieti di ammirare i luoghi del romanzo di Giovanni Verga “I Malavoglia”, romanzo che hanno letto e che adesso ne vedono fisicamente i luoghi: la casa del nespolo, i faraglioni, il mare… Mio padre, appurato l’interesse per “I Malavoglia” degli amici torinesi (ripeto torinesi perché è d’obbligo), decide di regalargli una “ciliegina”: la fontana monumentale de I Malavoglia a Catania, di fronte l’Hotel Exelsior. Certo di regalare uno spettacolo, da Acitrezza si dirigono a Catania. Ciò che trova è deludente. La fontana spenta, senza acqua, senza spruzzi. Non tutti sanno che la fontana fu opera di un autodidatta e non tutti sanno che l’opera è progettata per stare nell’acqua. La forma della barca e la disposizione dei due personaggi non è casuale ma funzionale in relazione all’acqua e agli spruzzi della fontana. Ciò che si sono ritrovati davanti è ciò che ritrae la foto a fianco (inviatami live da mio papà). Una fontana brutta molto brutta, una fontana morta, senza senso d’esistere, perché il senso di questa fontana è l’acqua, l’effetto dell’opera è regalato dall’acqua. Io penso che tutto ciò sia misero, innanzitutto perché Verga e I Malavoglia sono Catania, secondo perché si parla tanto di valorizzare le nostre tradizioni ma a questo punto non capisco a cosa si riferiscano. In un periodo fiorente di turismo come questo, staccano la spina alle nostre cartoline.

La fontana in funzione

La fontana in funzione

《Si udiva il vento sibilare nella vela della Provvidenza e la fune che suonava come una corda di chitarra. All’improvviso il vento si mise a fischiare al pari della macchina della ferrovia, quando esce dal buco del monte, sopra Trezza, e arrivò un’ondata che non si era vista da dove fosse venuta, la quale fece scricchiolare la Provvidenza come un sacco di noci, e la buttò in aria. […] In questo momento s’udì uno schianto: la Provvidenza, che prima si era curvata su di un fianco, si rilevò come una molla, e per poco non sbalzò tutti in mare; l’antenna insieme alla vela cadde sulla barca rotta come un filo di paglia. Allora si udì una voce che gridava: – Ahi! come di uno che stesse per morire. […] Ad un tratto un colpo di vento la strappò netta e se la portò via sibilando. Allora i due fratelli poterono sbrogliare del tutto il troncone dell’antenna e buttarlo in mare. La barca si raddrizzò, ma padron ‘Ntoni non si raddrizzò, lui, e non rispondeva più a ‘Ntoni che lo chiamava. Ora, quando il mare e il vento gridano insieme, non c’è cosa che faccia più paura del non udirsi rispondere alla voce che chiama.》
(Giovanni Verga, I Malavoglia, cap. X)

 

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