Cronaca

Catania, sequestrato lido abusivo dentro l’Oasi del Simeto

CATANIA – Stabilimento balneare dotato di bar, ristorante, pizzeria e discoteca, ma sprovvisto di qualunque autorizzazione. È quello che è stato scoperto nei giorni scorsi dagli agenti del commissariato Borgo – Ognina con l’ausilio degli uomini del Corpo Forestale della Regione Sicilia e dei dipendenti dell’ASP di Catania. 

La notizia assume maggiore rilevanza se si pensa che tutto questo accadeva nella zona B dell’Oasi del Simeto, nei pressi di Vaccarizzo. Un’area di forte rilevanza naturalistica, al punto che sul bagnasciuga prospiciente lo stabilimento si trova una piccola area delimitata dal WWF quale luogo di ovodeposizione della tartaruga “Caretta Caretta”, specie marina protetta.

Il titolare del lido non è stato trovato sul posto poiché sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, tuttavia, in qualità di gestore è stato identificato il padre, al quale sono state contestate numerose violazioni di carattere penale e amministrativo.

In particolare, il locale non possiede l’autorizzazione per le attività di stabilimento balneare, di bar/pizzeria e di discoteca ed è risultato privo, altresì, della prevista concessione demaniale e del certificato di agibilità per le strutture edilizie e alberghiere.

Inoltre, è stato accertato che l’intera struttura non possiede l’autorizzazione comunale per lo scarico delle acque reflue, sia “bianche” che “nere”.

Sono state riscontrate scarse condizioni igienico-sanitarie, alimenti surgelati non indicati come tali nel menù esposto al pubblico, alimenti privi di tracciabilità e, ancora, sono state accertate numerose violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro quali estintori scaduti, mancanza di spogliatoi e precarie condizioni dell’impianto elettrico, attrezzature sprovviste di sistemi di sicurezza. Trovati anche dipendenti non in regola con la normativa sul lavoro.

Accertamenti successivi, hanno fatto emergere che già in passato l’esercizio posto a controllo era stato sottoposto a sequestro penale senza che fosse intervenuto un successivo provvedimento di dissequestro.

Alla luce di quanto esposto, il titolare è stato indagato in stato di libertà per i reati di: violazione di sigilli (art. 349 c.p.), per frode in commercio (art.515 c.p.), per occupazione abusiva di spazio demaniale (art. 1161 cod. navigazione), per abusivismo edilizio (art. 44 DPR 380/2001), per scarico delle acque reflue illegale (decr. Leg.vo 152/2006) e per violazione aree protette (Legge n. 394/1991).

Sono state irrogate sanzioni amministrative per svariate migliaia di euro.

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