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Charlie Hebdo l’abbiamo ammazzato noi – di Alex Minissale

Più che i fratelli Kouachi, Charlie Hebdo – la redazione, il periodico, l’idea – l’abbiamo ammazzato noi. L’abbiamo ammazzato coi nostri «se la sono cercata», con la nostra dozzinale e del tutto fuori luogo teorizzazione dei limiti della libertà: come se l’ordinamento giuridico non bastasse, come se si trattasse di un dibattito in merito ad un processo e non di una guerra.

Charlie Hebdo l’hanno ammazzato gli analfabeti funzionali che per ogni strage posteriore a Charlie Hebdo, di eco mediatica inferiore, commentavano introducendo «eh certo, mica hanno ammazzato quelli di Charlie Hebdo», strutturando i loro post con la “logica” marcia di tutti i neofascisti che ogni santo 27 Gennaio se ne escono con «e allora le foibe?».

Charlie Hebdo l’ha ammazzato Papa Francesco con le sue fregnacce ad alta quota, appresso a lui lo hanno ammazzato diversi periodici cattolici coi loro corsivi illiberali in barba al discorso di Ratisbona.

Ecco chi ha ammazzato Charlie Hebdo che, in occasione dell’anniversario della strage, titola in prima pagina colpevolizzando col solito sovradosaggio di blasfemia le religioni tutte: questi qui, i sopravvissuti e le new entry in redazione, sono ignoranti, l’identificazione tra guerra e religione – la convinzione che venute meno le religioni verrebbero meno anche le guerre – è una tesi così grossolana, anti-realistica e illogica che anche un bambino con un minimo di capacità cognitive riuscirebbe smontare. Però questi qui, questi di Charlie Hebdo, devono avere il diritto di dirla, questa sonora stronzata, ma non in virtù di quella massima da baci Perugina attribuita a Voltaire – «non sono d’accordo con quello che dici ma darei la vita perché tu possa dirlo», buona tutt’al più per le bio delle quindicenni su twitter, accanto ad una frase di Justin Bieber – ma per Karl Popper, per John Stuart Mill. Per l’Occidente che argini l’avanzata teocratica islamica e metta a tacere i collaborazionisti. Per difendere la libertà bisogna difendere anche i libertari più sottoacculturati, accanto ai cattolici, gli ebrei, gli scrittori, i blogger costretti a una vita blindata in seguito alle fatwa emesse ai loro danni, perché la nostra libertà di pensiero è stata già conculcata.

Alex Minissale

 

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