Cronaca

Direttore di un periodico denunciato da collaboratrice: condannato e radiato dall’albo. “Non sono un estortore”

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Paternò. Una vicenda che sta facendo parecchio discutere. Ieri, il giudice della prima sezione del tribunale di Catania, Giuseppina Montuori, ha condannato a tre anni e quattro mesi di carcere il direttore del periodico La Gazzetta Rossazzurra, Vincenzo Anicito, imputato di estorsione nei confronti di una collaboratrice del suo giornale. Secondo quanto ritenuto dal giudice, Anicito – che per gli stessi fatti è stato radiato, su decisione del Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia – avrebbe costretto la giovane aspirante pubblicista a pagarsi da se’ le retribuzioni e la ritenuta di acconto, elementi questi indispensabili per ottenere l’iscrizione all’Ordine. La giovane, di fronte al successivo rifiuto di Anicito di rilasciarle la documentazione necessaria per iscriversi, si era trasformata in detective, raccogliendo gli elementi, compresi le ricevute bancarie e gli sms scambiati con l’imputato, e consegnandoli poi all’Ordine, che, oltre ad avviare un procedimento contro Anicito, aveva anche segnalato il caso alla magistratura, costituendosi poiparte civile nel processo, con l’assistenza dell’avvocato Angelo Patané. Il Gup ha condannato Anicito anche a risarcire i danni alla collaboratrice, assistita dall’avvocato Isabella Altana, e che dovrà avere 20 mila euro, e all’Ordine, che ne avrà 10 mila. L’imputato, che ha ottenuto le attenuanti generiche, è stato anche interdetto dai pubblici uffici per cinque anni. L’Ordine aveva comunque iscritto tra i pubblicisti la ex collaboratrice della Gazzetta Rossazzurra, sostituendosi – così come prescritto dalla legge – al direttore che, senza giustificato motivo, non aveva firmato la certificazione.

La giovane collaboratrice è stata comunque iscritta all’ordine, nonostante non fosse in possesso della documentazione completa di cui aveva bisogno perchè negata dal direttore.

Intanto arriva la replica del direttore Vincenzo Anicito che non ci sta ad essere additato come estortore:

“Il tourbillon mediatico che recentemente si è abbattuto su di me è sicuramente un macigno che spezzerebbe qualsiasi schiena, anche quella di chi, ha sempre lottato per la legalità, per la correttezza e il miglioramento culturale della nostra terra. Tutto nasce dalla presenza di un periodico locale, nato così per gioco, ma ben presto trovatosi al centro dell’attenzione per contenuti, serietà e qualità editoriale, mille anni luce distante, da quello che l’informazione aveva propinato fino a quel momento. Il piccolo giornale, cresceva, cresceva e con rispetto ed educazione ha raggiunto delle tappe importanti, soprattutto a livello commerciale. Ma come tutte le cose belle di questa terra, c’è sempre qualcuno pronto a soffocarle, a far valere la legge del più forte, sia con le buone, che con le cattive e con tutti i mezzi possibili ed immaginabili a propria disposizione. Il sottoscritto è, e resta una persona perbene, un operatore dell’informazione lontano da quelle logiche di soprusi che caratterizzano altri potenti gestori dell’informazione, pronti a far abbattere la propria scure sul malcapitato di turno. Non entro nel merito della vicenda, anche se sono tanti i lati oscuri e di sorpresa di questa vicenda, perché sono fiducioso nell’operato di quella giustizia, che ho sempre decantato e di cui sono sempre stato un sostenitore, ma una cosa è certa, non sono un estortore, anzi tutt’altro, perché mi sono contraddistinto per generosità e correttezza, anche nei momenti più difficili. Ne approfitto di queste poche righe, per autosospendermi quale membro dell’associazione “Il Pungolo”, del quale comunque non occupavo nessuna carica, ed invito i miei colleghi ed amici a non mollare mai, a non lasciarsi intimorire da chiunque ed a perseguire con dedizione il ruolo di operatori dell’informazione con la grinta e la passione che ha contraddistinto sempre il sottoscritto. Naturalmente concludo, che ricorrerò in tutte le sedi legali e amministrative per far riemergere la verità e soprattutto la correttezza, di chi è stato messo in pasta all’opinione pubblica, soltanto perché competitor nel territorio e non per altro!”

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