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E sono due… – di Luca Galante

isDue trimestri di seguito in cui la crescita di questo Paese è ferma. Non si produce ricchezza, la disoccupazione aumenta, il sistema bancario è in difficoltà e Renzi e Padoan girano come Tom Tom senza segnale dal satellite cercando di inventarsi una soluzione per far ripartire il Paese. Fin qui nulla di nuovo. E’ da almeno un anno che Renzi & Co. danno dimostrazione di aver perso la bussola economica del Paese con provvedimenti inutili che sperperano l’elemosina che magnanimamente l’Europa di volta in volta ci concede. Volendo essere precisi ci sarebbe da registrare la rassegnazione che ci ha colti quando il Presidente con un mirabile cambiamento di idea ha annunciato che anche in caso di sconfitta referendaria non si dimetterà (ecco il nuovo che avanza) e le dichiarazioni di un solitamente cauto Padoan che afferma che le cause della crisi sono più complesse di quanto si immagini.

Sarebbe almeno il caso di ricordare al sig. ministro che la crisi riguarda ormai solo noi. Gli USA hanno ricominciato a correre, il Giappone ha ripreso a crescere, il Regno Unito si sta già riorganizzando dopo il voto sulla Brexit, la Germania continua ad avere una bilancia pagamenti favorevolissima e a non pagare interessi sul debito, finanche la Russia si sta ricollocando sullo scacchiere internazionale rendendo di fatto i rapporti economici con l’Europa secondari.

Siamo rimasti solo noi nel guano.

Il perché è semplice. Perché gli imprenditori, i veri imprenditori, quelli che dovrebbero far ripartire l’economia investendo i propri soldini e che vorrebbero anche farlo, non si fidano, non riescono a pianificare ed investono all’estero o non investono. Ed a nulla valgono le osservazioni di imprese estere che investono in Italia apprezzando la politica economica del governo. E’ un fenomeno che continuerà credo nei prossimi anni poiché è una diretta conseguenza della dissoluzione del progetto europeo già in atto da alcuni anni ma sancito in modo indiscutibile dalla Brexit.

Le grandi aziende multinazionali che investono miliardi di euro e programmano con un orizzonte di 15/20 anni si muoveranno nel prossimo futuro essenzialmente in due modi: indirizzeranno le loro risorse badando alle prospettive di sviluppo dei mercati nazionali e abbandoneranno i Paesi UE dell’Est Europa ritenendo, a ragione, che saranno fortemente penalizzati, più di altri, dalla disgregazione europea. In quest’ultimo caso si riposizioneranno o in Paesi dell’area mediterranea come l’Italia o sposteranno le produzioni in Paesi dalla manodopera a basso costo.

Comunque, poiché ritengo di essere un cittadino che tiene al suo Paese mi permetto umilmente di suggerire al sig. ministro quelle cause della crisi che a lui sembrano così astrusamente nascoste.

Cause, come dicevo, tutte italiane:

  • infrastrutture da terzo mondo,
  • servizi statali scadenti e costosissimi
  • tasse altissime
  • sistema di tassazione presuntivo
  • mancanza di certezza nel prelievo fiscale
  • sistema bancario che non concede prestiti

Nulla che una seria riforma fiscale e della giustizia accompagnata da un altrettanto serio programma di opere pubbliche non possa risolvere. Se solo si volesse…

Luca Galante

Consulente Aziendale

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