Cultura

Ecomostri del Simeto: rispunta quello della diga di Bolo

La regione finanzia lo studio idraulico  di uno sbarramento sull’ affluente Troina che potrebbe ridurre a torrente melmoso quello che era il fiume più grande di Sicilia.

L’alto Simeto, all’altezza della stretta di Serravalle, nei pressi del castello di Bolo, territorio di Bronte, laddove il Troina confluisce al Simeto potrebbe esser sede di una diga secondo l’antico modello della prima infrastrutturazione del territorio rurale siciliano (anni sessanta del secolo scorso).

A sostegno di questo schema di progetto, depositato già da svariati decenni, se non mezzo secolo negli uffici competenti si argomenta che l’opera serve per l’agricoltura del territorio montano prossimo a questa diga; ai comuni a valle fino alla città di Catania  per il loro fabbisogno di acqua.

Acqua, bene destinato a divenire l’oro del nuovo millennio per gli speculatori di borsa (recente la  quotazione all’interno dei prodotti derivati) e dannazione e morte per chi non la possiede nei luoghi dove vive.

Siamo nel bel mezzo di una crisi pandemica globale, o per dire come la giovane “settantasettenne” Prof.ssa Vera Negri Zamagni,  “sindemica” ad evidenziare le interazioni tra le componenti biologiche, ambientali, sociali ma evidentemente qui in Sicilia  non c’è ancora la giusta consapevolezza di ciò, se ancora: vogliamo consumare suolo vergine; sprecare acqua per via della rete di distribuzione colabrodo e inadeguata al rischio sismico;  non raccoglierla in serbatoi come facevano i nostri avi; usarla in giusta misura nelle attività domestiche o produttive; depurarla e riutilizzarla per  altri fini, insomma considerarla bene inestimabile ed inalienabile ( bene comune) come il referendum popolare  dello scorso decennio aveva imposto al legislatore che poi non è stato conseguente. 

Occorre costruire un nuovo modello di progetto politico con al centro il concetto di rigenerazione e cura nell’abitare un territorio. Cura di sè stessi, degli altri, della comunità, dell’ambiente. La proprietà di un bene dovrebbe presupporre il principio della cura di edifici in abbandono, terreni incolti, boschi non curati. Cura della persona, delle comunità, dell’ambiente e del territorio sono il presupposto fondamentale per la costruzione di una società più giusta e meno malata.

Come diceva Buckminster Fuller, uno degli inventori più ingegnosi del XX secolo, “non si cambiano le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, bisogna costruire un nuovo modello che renda obsoleto quello attuale“.

Speriamo che i governatori siciliani lo capiscano prima che sia troppo tardi.

 

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