Cronaca

Estorsione, decimato il clan Scalisi di Adrano

ADRANO – Notte movimentata quella appena trascorsa ad Adrano. Gli agenti del locale commissariato, coadiuvati da numerose pattuglie provenienti da Catania, hanno eseguito 39 ordinanze di misure cautelari ad altrettante persone ritenute affiliate al clan Scalisi, locale gruppo mafioso legato alla famiglia Laudani di cosa nostra catanese. 

L’operazione di polizia ha coinvolto oltre 200 agenti ed è stata denominata “Illegal Duty” (Dogana Illegale, nome riferito all’attività estorsiva che veniva portata avanti dal sodalizio mafioso).

Per gli arrestati l’accusa è di associazione per delinquere di stampo mafioso, con l’aggravante di essere l’associazione armata, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio delle medesime, tentato omicidio, estorsione, rapina, furto, ricettazione, reati in materia di armi, danneggiamento seguito da incendio, con l’aggravante di aver commesso il fatto in nome e per conto dell’associazione di tipo mafioso denominata clan Scalisi e al fine di agevolarne le attività illecite.

Le indagini hanno consentito di verificare come la “famiglia” sottoponeva sistematicamente ad estorsione la gran parte delle attività commerciali ubicate in territorio adranita, in primo luogo il mercato ortofrutticolo.

Molti gli episodi estorsivi emersi durante l’indagine, portata avanti nel periodo novembre 2014 – giugno 2016, anche grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. 

Le indagini tecniche, corroborate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno permesso di delineare le dinamiche interne all’associazione mafiosa, diretta da SCARVAGLIERI Giuseppe ed organizzata sul territorio da MANNINO Giuseppe, SCAFIDI Carmelo, SEVERINO Pietro, MACCARRONE Pietro, MANNINO Alfredo e BIONDI Vincenzo, evidenziare gli attuali assetti, individuare i suoi appartenenti e numerosi tra i singoli reati fine, evidenziando come, sebbene detenuto, il citato SCARVAGLIERI continuasse a mantenere la leadership del gruppo impartendo ordini e disposizioni.

Scarvaglieri, secondo quanto emerso dalle indagini, nonostante la sua detenzione in carcere continuava ad essere il capo indiscusso della cosca. 

Tra gli altri destinatari della misura restrittiva figura DI MARIA Massimo, esponente dell’articolazione operativa su Paternò della famiglia Laudani di Catania, in stretti rapporti con il gruppo adranita, riconducibile alla medesima organizzazione mafiosa – noto per essere uno degli autori, in concorso con MAGRO Antonio (cl.1975) e MERLO Massimo (cl.1972), dell’omicidio di Maccarrone Maurizio commesso ad Adrano la mattina del 14 novembre del 2014.

Dalle intercettazioni è emerso che il gruppo criminale manteneva un capillare controllo del territorio di Adrano, ove la “famiglia” sottoponeva sistematicamente ad estorsione la gran parte delle attività commerciali, ivi compreso il mercato ortofrutticolo, all’interno del quale, non solo ogni titolare di box era tenuto a pagare una somma mensile, ma doveva versare un dazio per accedere, per scaricare la merce o acquistare all’ingrosso.

E’, inoltre, emerso il ricorso all’incendio doloso di beni di attività commerciali/aziende,  propedeutico alla richiesta di estorsione ovvero successivo, in caso di rifiuto delle vittime a soggiacere al racket del c.d. “pizzo” .

Ancora, le investigazioni hanno attestato che, dopo un lungo periodo di aperta conflittualità tra le consorterie Scalisi e Santangelo -“Taccuni” che si contendono il controllo delle attività illecite nel comprensorio di Adrano, era stata raggiunta un’intesa tra le due organizzazioni le quali, oltre a spartirsi equamente i proventi di alcune estorsioni, erano impegnate in altri comuni affari illeciti.

Tra le attività illecite perseguite dall’organizzazione mafiosa Scalisi vi è il traffico di sostanze stupefacenti e lo spaccio “su piazza”, con la peculiarità che parte della sostanza stupefacente che gli accoliti al gruppo immettono nel mercato adranita ed in quello dei comuni limitrofi viene acquistata all’ingrosso dalla famiglia Santangelo.

Molti gli episodi estorsivi che vengono contestati al gruppo criminale:

1)        Estorsione in pregiudizio del titolare di un esercizio commerciale di oggettistica e articoli casalinghi ubicato ad Adrano, costretto a versare una somma periodica a titolo di cd. “pizzo” pari a circa 300 euro al mese.

2)        Tentata estorsione in pregiudizio del titolare di un esercizio commerciale per la vendita di generi alimentari ubicato ad Adrano, nei cui confronti compivano atti idonei a costringerlo al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà, segnatamente per il rifiuto opposto dalla vittima.

3)        Estorsione in pregiudizio del titolare di un esercizio commerciale di articoli sportivi ubicato ad Adrano, in particolare posizionando di fronte al predetto locale una bottiglia incendiaria a scopo intimidatorio, lo costringevano a consegnare gratuitamente tute sportive a titolo di cd. “pizzo”.

4)        Estorsione in pregiudizio del titolare di un esercizio commerciale di profumeria e pelletteria ubicato ad Adrano, costretto al versamento di una somma di denaro a titolo di cd. “pizzo” pari a circa 150 euro al mese, poi ridotta a circa 100 euro.

5)        Tentata estorsione in pregiudizio dei titolari di un bar ubicato ad Adrano nei cui confronti compivano atti idonei a costringerli al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà, segnatamente per il rifiuto opposto dalle vittime.

6)        Tentata estorsione in pregiudizio dei titolari di un vivaio ubicato ad Adrano, nei cui confronti compivano atti idonei a costringerli al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà, segnatamente per il rifiuto opposto dalle vittime.

7)        Estorsione in pregiudizio del titolare di una panineria ubicata ad Adrano, costretto al versamento di una somma di denaro a titolo di cd. “pizzo” pari a circa 100 euro al mese nonchè a consegnare merce senza pagare il corrispettivo dovuto.

8)        Tentata estorsione in pregiudizio del titolare di una panineria ubicata ad Adrano, nei cui confronti compivano atti idonei a costringerlo al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà, e segnatamente per il rifiuto opposto dalla vittima.

9)        Estorsione in pregiudizio del titolare dell’esercizio commerciale di casalinghi, cristallerie  e vasellame ubicato ad Adrano, costretto a consegnare merce senza pagare a titolo di cd. “pizzo”.

10)      Tentata estorsione in pregiudizio del titolare di una stazione di servizio con annesso bar/ristorante ubicato ad Adrano, nei cui confronti compivano atti idonei a costringerlo al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà, segnatamente per il rifiuto opposto dalla vittima.

11)      Estorsione in pregiudizio dei titolari della ditta per la vendita di materiale edile ubicata ad Adrano, costretti al versamento di una somma di denaro  a titolo di cd. “pizzo” pari a circa 500 euro al mese.

12)      Tentata estorsione in pregiudizio del titolare di un’azienda di lavorazione di prodotti ortofrutticoli ubicata ad Adrano, in particolare appiccando il fuoco agli automezzi della ditta predetta, compivano atti idonei a costringerlo al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà,  segnatamente per il rifiuto opposto dalla vittima.

13)      Estorsione in pregiudizio del titolare di un chiosco ubicato ad Adrano, costretto al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo” pari inizialmente a 300 euro al mese, successivamente ridotta a circa 200 euro al mese.

 14)      Tentata estorsione in pregiudizio del titolare di una cava ubicata ad Adrano, nei cui confronti compivano atti idonei a costringerli al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà, segnatamente per il rifiuto opposto dalla vittima.

15)      Estorsione in pregiudizio del titolare di una ditta per la commercializzazione di uova ubicata a Paternò, costretto dapprima a non esercitare la propria attività di commercializzazione all’ingrosso di uova in Adrano, di fatto estromettendolo dal mercato locale a vantaggio di AMENDOLIA Maurizio, e successivamente lo costringevano a versare una percentuale sulle vendite quale indebito corrispettivo per il recupero di una fetta di mercato pari a circa il 40%.

16)      Estorsione in pregiudizio del titolare di una ditta di vendita di materiale per l’agricoltura ubicata ad Adrano, costretto al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo” pari a circa 1.000 euro ogni sei mesi.

17)      Estorsione in pregiudizio del titolare di una pasticceria ubicata ad Adrano, costretto al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”.

18)      Estorsione in pregiudizio del titolare di un esercizio commerciale per la vendita di surgelati e gelati ubicato ad Adrano, costretto al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo” pari inizialmente a 200 euro al mese, successivamente ridotta a 100 euro al mese.

19)      Estorsione in pregiudizio del titolare di un negozio di scarpe ubicato ad Adrano, costretto al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo” pari a circa 100 euro al mese.

20)      Estorsione in pregiudizio del titolare di un esercizio commerciale di vendita di prodotti ortofrutticoli  ubicato ad Adrano, costretto al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo” pari a circa 100 euro al mese.

21)      Tentata estorsione in pregiudizio del titolare della ditta di piante e fiori, in particolare collocando di fronte all’esercizio commerciale predetto una bottiglia in plastica contenente liquido infiammabile, compivano atti idonei a costringerlo al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà.

 22)      Estorsione in pregiudizio di un imprenditore edile, con ditta ubicata ad Adrano, costretto ad effettuare gratuitamente lavori di ristrutturazione presso l’immobile di proprietà di MACCARRONE Pietro per compensare il debito di 10.000 euro del Castorina nei confronti di BULLA Angelo.

 

Le indagini hanno fatto emergere anche la messa in atto di alcune rapine commesse con l’utilizzo di mezzi provento di furto, di armi e con modalità particolarmente violente. Su tutte va menzionata quella del 14 dicembre 2014 commessa ai danni di un commerciante cinese: un commando armato, composto da 5 affiliati della cosca, , utilizzando un autocarro Iveco Daily, risultato provento di furto, ed una Fiat Uno investivano il furgone Fiat Scudo condotto dalla vittima costringendolo ad arrestare la marcia. Dopo avere intimato al cittadino cinese di consegnare loro la merce trasportata sul furgone, puntandogli contro un fucile, avendo questi tentato di reagire, esplodevano al suo indirizzo un colpo d’arma da fuoco attingendolo alla coscia sinistra, e si impossessavano della somma di danaro di 200mila euro.

Le testimonianze dei collaboratori di giustizia hanno permesso di acquisire concordanti elementi di responsabilità nei confronti di SCARVAGLIERI Giuseppe, BULLA Alfredo e LA MANNA Alessio, – tutti già destinatari della misura cautelare del 22.6.2017 –  il primo quale mandante – istigatore e gli altri due quali autori materiali del tentato omicidio di COCO Francesco (cl.1977), pregiudicato, in atto detenuto, elemento di rango apicale del clan Scalisi, avendo esploso, nell’estate del 2014, per contrasti maturati in seno alla cosca, diversi colpi d’arma da fuoco in direzione di quest’ultimo non riuscendo nel loro intento per motivi indipendenti dalla loro volontà.

Per molte ore la via della regione, nei pressi del Commissariato di Polizia, è stata chiusa al traffico dagli agenti. Numerose, tra familiari e amici, sono le persone che hanno affollato l’area antistante fino al traferimento degli arrestati in carcere.

Per eseguire l’operazione è stato adoperato anche un elicottero che ha perlustrato tutte le vie d’uscita del comune etneo. 

Tre dei trentanove destinatari di misura cautelare risultano irreperibili perchè già all’estero.

 

 

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