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Garanzia giovani, 12 per cento di assunzioni ma la delusione supera il 90  

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Per il futuro, occorre puntare su priorità del territorio, riqualificazione dei Cpi e politiche attive del lavoro


Catania, 26 luglio 2016 – «Garanzia Giovani: occupazione per il 12 per cento ma delusione e amarezza per oltre il 90. Per il futuro è necessario che il Progetto sia rimodulato secondo priorità del territorio, formazione e riqualificazione del personale dei Cpi (Centri per l’impiego) e politiche attive del lavoro incentrate sul partenariato economico e sociale».

Esprime cauto ottimismo la Cisl di Catania, assieme alle federazioni Cisl Fp e Felsa, sui risultati comunicati nella recente visita a Catania della commissione per il Controllo dei bilanci del Parlamento europeo.

Secondo i dati forniti dalla commissione, i tirocini in Sicilia sono stati 41.882. Di questi, 1.459 sono sboccati in un’assunzione da parte di aziende che hanno usufruito del superbonus, 3.567 sono stati i tirocinanti le cui aziende hanno usufruito del bonus occupazionale. La media regionale di assunzioni è stata del 12%.

«È certamente positivo – affermano Maurizio Attanasio del Dipartimento organizzativo della Cisl provinciale, Armando Coco, segretario generale della Cisl Fp Catania, e Adina Celona, della Felsa Cisl regionale – che la media regionale delle assunzioni, tra super bonus e bonus occupazionale alle aziende, sia arrivata al 12 per cento. Ma non sono state del tutto fugate le criticità evidenziatesi in Sicilia nel tempo».

«D’altra parte – ricordano i dirigenti sindacali della Cisl etnea – fino ad alcuni mesi fa erano emerse irregolarità nei tirocini, problemi nella rendicontazione e nell’erogazione degli stipendi, mancanza di documentazione col rischio di rimpallo di responsabilità tra Inps, Centri per l’impiego, enti attuatori».

Non a caso – sottolineano – anche i commissari hanno riconosciuto che la Regione siciliana ha bisogno più di tutte le altre di un’intensa collaborazione tra le varie forze coinvolte, non solo a livello locale ma anche nazionale ed europeo.

La Sicilia è la regione italiana che ha espresso il numero più alto di registrazioni al programma Garanzia Giovani: nel mese di maggio 2016 erano 169.761 unità, con una rappresentanza pari al 16,2% del totale nazionale.

Nei primi passi del progetto, la Cisl di Catania stessa ha profuso tanto impegno per promuoverlo nei territori con banchi informativi e altre iniziative. «Ritenevamo – spiegano Attanasio, Coco e Celona – che Garanzia Giovani potesse essere una speranza per i moltissimi giovani cosiddetti NEET, senza studio né lavoro né formazione in atto. Ed è certamente un buon piano, ma che va rimodulato e rivisto secondo le peculiarità del territorio. Va monitorato, per evitare che i giovani vengano sfruttati anziché fare un esperienza lavorativa adeguata alle loro capacità e conoscenze, perché le opportunità di lavoro spesso mal si sposavano con le richieste e le peculiarità dei giovani che aderivano al progetto».

Non ha giovato l’instabilità politica regionale, con vari assessori che si sono succeduti. Molti giovani poi si sono rivolti agli sportelli della Cisl, della Felsa Cisl e dell’Associazione Giovani Cisl per lamentare meccanismi burocratici farraginosi, lentezze e ritardi che hanno finito per scoraggiare in tanti.

Per il futuro, gli uffici regionali dovranno presentarsi con una struttura già rodata e pronta. Un nuovo modello organizzativo va realizzato anche nei Cpi, con un investimento nelle strutture regionali e locali per finanziare progetti di riqualificazione e formazione del personale e uffici adeguati anche strutturalmente come front-office principale per i giovani.

Secondo la Cisl di Catania, particolare rilievo dovrà avere il partenariato economico e sociale. L’efficacia si ottiene laddove formazione e competenze dei lavoratori si incrociano con la domanda e i fabbisogni delle imprese. Il partenariato riveste un ruolo sia come agente di rappresentanza degli interessi dei lavoratori sia delle imprese, sia come soggetto attivo delle reti dei servizi per il lavoro attraverso i fondi per la formazione.

«È complessivamente quella delle politiche attive – concludono Attanasio, Coco e Celona – la scommessa di cambiamento più importante delle politiche del lavoro. La Cisl ci ha sempre creduto e lavora affinché si possa già dalla partenza del nuovo sistema avviare sulla strada giusta la “rete dei servizi per il lavoro” che diventerà il nodo cruciale attorno a cui sviluppare le politiche proattive del lavoro».

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