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I perché dell’esonero di Raffaele: colpe ed attenuanti di un tecnico tifoso del Catania

La sconfitta di ieri contro la Turris è stata fatale per il tecnico Giuseppe Raffaele. Con un comunicato ufficiale emesso in tarda mattinata, infatti, il Calcio Catania ha sollevato dall’incarico l’allenatore rossazzurro.

Un esonero che era nell’aria sin da subito dopo il termine della gara giocata e persa in quel di Torre del Greco, la terza nelle ultime quattro gare. Un involuzione di risultati e, soprattutto, di gioco che hanno indotto la dirigenza etnea ad effettuare quella che, spesso, nel calcio è la soluzione più ovvia, ovvero esonerare l’allenatore. Raffaele paga un girone di ritorno al di sotto delle aspettative che proprio lo stesso tecnico ex Potenza aveva creato, parlando di asticella alzata soprattutto dopo la vittoria contro il Foggia nell’ultima giornata del girone di andata. Nell’ultimo mese, poi, sono state diverse le gare in cui il Catania ha offerto un rendimento davvero scadente che ha portato solo una vittoria nelle ultime 8 gare, quella per 3-0 a Bisceglie. Nel mezzo, il derby perso in casa contro il Palermo, l’altra debacle interna contro il Teramo, i pareggi deludenti a Pagani e Vibo Valentia fino alla sconfitta di ieri contro la Turris. Un rendimento che ha spinto il Catania dal quarto al settimo posto in classifica ma, soprattutto, un confusione tattica che ha dato vita a partite in cui il Catania non ha espresso quel gioco produttivo che aveva permesso ai rossazzurri di collezionare 8 risultati utili tra novembre e dicembre.

Raffaele paga una situazione che, probabilmente, non è solo legata ai risultati: l’organico messo a disposizione del mister siciliano si è rivelato debole in alcuni settori fondamentali del campo e le scelte operate nel mercato di gennaio non hanno reso per come ci si aspettava. Inoltre, sono stati innumerevoli gli infortuni subiti da quasi tutto l’organico rossazzurro (non c’è in rosa un calciatore che non sia stato fermo ai box per infortunio)  e ciò non ha permesso al tecnico di poter schierare lo stesso 11 anche solo per due gare consecutive. I continui cambi di modulo, sia ad inizio gara che a partita in corso, non hanno consentito al Catania di avere una propria identità tattica. Se oltre a questo mettiamo che le scelte societarie in fase di calciomercato hanno messo a disposizione del mister un organico forse inadatto, ecco che i risultati sono quelli che si sono ottenuti. A centrocampo, aver risposto troppa fiducia in Maldonado, che ha fornito un rendimento molto al di sotto delle aspettative, ha privato la squadra di un vero play maker, limitando la fase di costruzione di gioco. Aver puntato su giocatori molto avanti con l’età (Reginaldo e Izco su tutti) ha tolto alla squadra quella freschezza e quello smalto che un giocatore alla Pecorino (importante il suo apporto nella fase centrale del girone di andata) poteva dare. Infine le scelte di gennaio, soprattutto in attacco con il ritorno di Di Piazza e l’arrivo di Volpe, sono state delle scelte dettate più da necessità economiche che da vero rinforzo tecnico.

Alla tifoseria, Raffaele non era certo entrato nel cuore, sia perché era arrivato subito dopo un mister che aveva un rapporto splendido con la piazza (Lucarelli) sia perché nelle due gare fondamentali della stagione (i due derby con il Palermo) non era riuscito a trasmettere quella grinta e quell’impegno che gare come quelle impongono e, nonostante le diverse attenuanti, questi sono errori imperdonabili per i supporters rossazzurri.

Purtroppo nel calcio ci sono delle leggi ben definite ed una di queste impone che quando la squadra è in crisi paga sempre l’allenatore. A Beppe Raffaele, siamo certi, resterà il rammarico di non aver potuto concludere un’avventura che gli aveva permesso di star seduto sulla panchina della squadra per la quale tifava da bambino. In bocca al lupo mister!

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