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Il Centro Sociale Liotru organizza “Tuttu u munnu è quatteri”

Elefante

CATANIA – Da quando il Centro Sociale Liotru si è riappropriato degli ex locali dell’Asp, siti in via Montevergine, il quartiere Antico Corso gode di un’importante realtà giovanile, che da un anno a questa parte, ha lanciato delle iniziative a favore degli abitanti e dei bambini. Il ruolo che svolgono i militanti del Centro Sociale Liotru è essenziale per l’integrazione e l’aggregazione di famiglie, studenti, bambini e commercianti. Una rete di contatti, non indifferente, che ha permesso in questi mesi di rilanciare una zona della città trascurata e abbandonata dalle istituzioni. Dato gli ottimi risultati, i volontari del CSO hanno pensato di organizzare un evento chiamato “Tuttu u munnu è quatteri: fare comunità per rispondere alle necessità”. Dal 10 al 14 settembre, all’Antico Corso verranno istituite quattro giorni di festa e integrazione.

Una delle responsabili del CSO, Erika Garozzo, spiega che: «Quasi un anno è passato dall’occupazione del Centro Sociale Liotru nel quartiere popolare Antico Corso. Mesi densi di iniziative quotidiane, dal semplice volantinaggio al doposcuola popolare, dalle feste in quartiere fino alle presentazioni di libri, all’attivazione di uno sportello contro gli sfratti e all’Arena estiva in una delle piazze principali del quartiere. Durante l’ultima iniziativa, l’Arena all’antico corso, svoltasi nella piazzetta dei miracoli con la collaborazione del chiosco, storico punto aggregativo nel quartiere, nasce l’idea di una 5 giorni che sapesse miscelare bene la voglia di opporsi ad un sistema che opprime e produce sfruttamento in un mix di festa e conflitto. E’ così che nasce “Tuttu u munnu è quatteri: fare comunità per rispondere alle necessità”. Quattro giorni di iniziative, dal 10 al 14 settembre, organizzate dal Centro Sociale per e con il quartiere e la città.
Il tasso di povertà cresce senza sosta, gli sfratti per morosità dilagano, i tagli e la progressiva privatizzazione dell’istruzione pubblica sono ormai una costante, molti servizi basilari sono ormai inesistenti. In una Catania dove bruciano i campi rom, dove i soldi si trovano solo in campagna elettorale, per progetti speculativi o per l’acquisto di nuovi mezzi alle forze dell’ordine, in una Catania in cui le amministrazioni di destra e sinistra si sono sempre riconfermate incapaci, distanti e colluse a micro e macro criminalità:
sentiamo il bisogno di coltivare dal basso esperienze aggregative di lotta, di autorganizzazione, di socialità, per costruire insieme, in comunità, la risposta a quelle che sono le nostre necessità di prim’ordine».

Benedetto Rizzo

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