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Il Draghi politico – Blog Galante

Incredibile ma vero mi trovo d’accordo con gli economisti tedeschi riguardo nella sostanziale inutilità delle misure di stimolo all’economia approvate in questi giorni dalla BCE di Draghi. Sono sostanzialmente una rielaborazione di quanto proposto mesi fa quando il Quantitative Easing fu annunciato in pompa magna come la panacea di tutti i mali economici dell’Europa ed il presidente Draghi fu elevato al rango di semidio che si opponeva con veemenza e sprezzo del pericolo (per la sua carriera immagino) allo strapotere dispotico del dettame tedesco. Che al modo della Merkel e dei suoi servi europei di affrontare la crisi economica sia da addebitare gran parte dei problemi, se non tutti, che adesso stiamo vivendo è una verità storica accertata ma che i tedeschi abbiano ragione a manifestare delle perplessità sull’operato del Governatore sembra evidente.
Non si capisce altrimenti perché dovrebbero funzionare per risollevare i consumi e far ripartire l’inflazione delle misure che, nella stessa forma, hanno fallito pochi mesi fa. Un Q.E. da 80 miliardi al mese può, nell’attuale situazione, essere più efficace di uno da 60? Nessuno si domanda perché 60 miliardi di euro mensili immessi sul mercato praticamente a costo zero non abbiano rilanciato i consumi? Oppure può un incremento degli acquisti di titoli pubblici, allargato a bond qualificati di imprese private, dare uno slancio significativo all’economia? Abbassando dei tassi di interesse già praticamente negativi? Decisamente no. Volendo usare una metafora automobilistica potremmo dire che il problema non è nel motore ma nella trasmissione. In realtà l’idea di saturare il mercato di moneta per rilanciare i consumi sarebbe anche buona se questo denaro arrivasse realmente all’economia reale ed alle famiglie, ma così non è, se non in minima parte, e non sarà finché non si invoglierà o costringerà le banche, che sono attratte da altro genere di investimenti più redditizi, a farlo. Paradossalmente un provvedimento illiberale ed anti-mercato come la nazionalizzazione di alcuni istituti di credito, ad esempio quelli che si reggono sui prestiti statali o prossimi alla bancarotta, potrebbe far recuperare loro quella “ratio sociale” di aiuto all’economia che sembra abbiano smarrito.
Sembra sinceramente difficile che queste semplici considerazioni siano sfuggite ai piani alti di Francoforte quindi è più che legittimo supporre che questi provvedimenti, non nocivi ma neanche utili, abbiano anche una componente “politica”. Un’affermazione di autorità nei confronti degli oppositori all’interno del board della BCE.
Vorrei dedicare l’ultima annotazione ai soloni italiani che da più parti auspicano un aumento del prezzo del petrolio per far crescere l’inflazione.
Dimenticano che l’inflazione è un effetto che può avere molte diverse cause. A noi occorre un’inflazione causata dalla ripresa dei consumi, sintomo a sua volta di una ripresa economica e di fiducia dei consumatori, non ci occorre assolutamente un’inflazione effetto di un aumento del costo dell’energia, perché è bene che ricordino che, sebbene in Europa la situazione sia diversa, il basso costo dell’energia e delle materie prime è elemento essenziale per gli investimenti privati e per quell’alito di ripresa economica nel nostro Paese. Il petrolio stabilmente a 60/70 dollari al barile ucciderebbe nella culla il neonato gracile e malaticcio della ripresa costringendo gli italiani ad affrontare un’ulteriore serie di difficoltà.

Luca Galante
Consulente Aziendale

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