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Il futuro del Sud – blog Galante

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All’indomani della tragedia ferroviaria che ha segnato la Puglia con 23 morti c’è un tranello nel quale non bisogna assolutamente cadere. Non bisogna credere che la colpa del disastro sia del binario unico o del capostazione o del blocco telefonico o di qualche strano incomprensibile malfunzionamento. L’unica vera colpa è nostra, dello Stato, di Roma ladrona o non ladrona, di una classe politica negli ultimi venti anni essenzialmente settentrionale ed inetta che ha abbandonato a se stesso il meridione d’Italia.

Perché non sono solo le ferrovie a funzionare al sud con locomotive e carrozze degli anni 50 ma tutti i servizi che lo Stato offre o dovrebbe offrire se sono di livello accettabile oltre Roma, raggiungono talvolta standard appena da terzo mondo al meridione.

Scuola, sanità, sicurezza, lavori pubblici… finanche la giustizia, in particolare quella penale, nonostante l’impegno di chi ci lavora, è amministrata con tempi in media doppi o tripli al sud in confronto al settentrione d’Italia. E non venitemi a parlare delle eccellenze che si trovano al Sud. Queste eccellenze, vere o presunte, ad altro non servono che a coprire uno stato generale di arretratezza intollerabile in qualsiasi altro contesto civile.

L’Italia è spaccata in due, oggi più di ieri, e quello che sconvolge di più è l’assoluta noncuranza di tutti coloro che dovrebbero fare qualcosa per contrastare questo stato di cose, in primis il popolo meridionale.

Questi morti hanno lo stesso valore di altrettanti, se non di più, morti negli ospedali campani o siciliani per casi di malasanità o uccisi, colpiti per caso nelle strade da proiettili vaganti. Hanno lo stesso colpevole di chi cresce le giovani generazioni meridionali in scuole fatiscenti se non pericolanti, senza attrezzature, facendone degli utili ed ignoranti cittadini. Comunque state tranquilli. Tra qualche giorno si individueranno un paio di colpevoli, magari due sfortunati capistazione che devono gestire il transito di centinaia di treni con una paletta ed un fonografo, e tutto verrà dimenticato, fino all’anno prossimo con l’immancabile commemorazione alla presenza di autorità distrutte dal dolore… o fino alla prossima strage.

Luca Galante

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