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Il rapporto sbagliato tra banche e piccola imprenditoria – Blog Galante

Secondo l’Osservatorio sul credito di Confcommercio soltanto 8 piccole imprese su 100 ricevono credito bancario e di queste soltanto 1 su 3 circa riceve quanto richiesto.
Significa che su 100 piccole imprese, di solito artigiani, piccoli commercianti, soltanto meno di tre che entrano in una banca a chiedere un prestito ne escono con quanto avevano richiesto, e non parliamo delle condizioni che gli istituti di credito applicano che, solitamente, non sono oggetto di contrattazione da parte di un piccolo imprenditore già felice di aver ottenuto quanto richiesto.
Per non parlare delle precondizioni per accedere ad un finanziamento

  • mai avuto difficoltà finanziarie
  • non avere altri prestiti in essere
  • poter fornire garanzie adeguate, meglio se immobiliari
  • poter dimostrare tramite bilanci la redditività dell’azienda per la quale si chiede il finanziamento e quindi la possibilità di restituire il prestito nel tempo.

Cosa intrinsecamente assurda poiché è impossibile per qualsiasi negoziante, con i tempi che corrono, essere sicuro che, ad esempio tra 10 anni, potrà avere lo stesso reddito. E’ noto.
E cosa accade quando una banca sospetta che un piccolo imprenditore, un commerciante, non sia in grado di pagare le rate oppure, peggio, non ne paga alcune? Può chiedere l’immediata, o quasi, restituzione dell’intero ammontare del prestito o può bloccare la linea di credito concessa (le soluzioni si equivalgono). L’imprenditore, che solitamente non ha la somma pronta da restituire, altrimenti non l’avrebbe chiesta in prestito, crolla ed è costretto a chiudere o a rivolgersi agli usurai, salvo vedersi in ogni caso attaccati i beni immobili dati in garanzia.
Questo iter è purtroppo noto a molti commercianti che, causa crisi, soprattutto in questi ultimi anni hanno visto drasticamente ridotti i loro incassi, ma ciò che lascia di sasso è il comportamento diverso, più “amichevole”, che, di solito, le banche hanno nei confronti di quegli imprenditori in difficoltà che hanno avuto la fortuna o la bravura di farsi concedere prestiti da milioni di euro.
Gli atteggiamenti diventano concilianti, comprensivi, vengono concesse dilazioni e talvolta addirittura rifinanziamenti in considerazione di comprovate difficoltà temporanee ed oggettive.
E poi le banche devono essere salvate, aiutate, finanziate, ricapitalizzate…
In un Paese in crisi da almeno venti anni e che si regge sui piccoli imprenditori che offrono la maggior parte dei posti di lavoro, è meglio se qualcuno si sveglia e convince le banche ad allargare i cordoni delle borse prima di raggiungere condizioni tali da far rimpiangere agli immigrati le loro terre natie.

Luca Galante
Consulente Aziendale

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