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Immigrazione: riflessioni a cura del Direttore della Caritas Diocesana

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Alcune considerazioni di don Piero Galvano per capire meglio il fenomeno

 

Non possiamo dimenticare che sono stati gli Europei e gli Americani a destabilizzare l’Iraq in Medio Oriente e la Libia nel nord Africa, giustificando ufficialmente l’azione in nome della democrazia, ma in verità sappiamo tutti che le motivazioni reali erano economico-militari. Questi interventi militari hanno provocato risultati disastrosi, drammatici: guerre e conseguenti immigrazioni verso l’Europa. Pertanto, non possiamo “lavarci le mani” come Ponzio Pilato: non abbiamo altra scelta che l’accoglienza dinanzi a chi fugge da una morte certa, in cerca di una speranza e di una vita sicura.

L’Europa deve accogliere gli immigrati: ogni Stato, a seconda delle proprie possibilità e seguendo una “Politica di Coordinamento Europeo”, non può chiudere le proprie frontiere ai richiedenti asilo e a chi fugge da guerre o dalla fame. La Convenzione di Dublino non ha più senso, perché è l’Europa che deve farsi carico del problema degli immigrati e non solamente quelle nazioni in cui gli immigrati temporaneamente approdano o transitano.

Un giorno, renderemo conto a Dio e alla Storia se oggi non dovessimo condividere le sofferenze dei nostri simili. Forse noi Europei abbiamo dimenticato i dolori e le angosce dell’ultima guerra? Perché quando succedono delle tragedie in Europa, come ad esempio a Parigi in occasione dell’attentato a Charlie Hebdo, tutti gli Stati Europei si sono mobilitati, mentre quando muoiono migliaia di immigrati non ci si comporta allo stesso modo? Forse esistono uomini di serie A e uomini di serie B? Non facciamo tutti parte della stessa razza umana?

I migranti che approdano a Catania sono quasi tutti di passaggio: la stragrande maggioranza desidera ricongiungersi con i propri familiari, parenti o amici che vivono al nord dell’Italia o dell’Europa. Sanno bene che in Sicilia non vi sono molte possibilità lavorative. Il vero problema dei migranti a Catania è quello della “prima accoglienza” e dei minori non accompagnati: problemi di cui dovrebbe occuparsi in modo prioritario la Prefettura, che purtroppo non è in grado di dare delle risposte e soluzioni adeguate.

Il problema a cui è possibile dare una risposta è quello relativo ai senza fissa dimora che vivono stabilmente a Catania, Italiani e Stranieri, soprattutto durante il periodo invernale:

desidero sottolineare che, fra quelli che non hanno un tetto, vi sono anche coloro che hanno fatto la scelta di vivere per strada e rifiutano qualsiasi struttura abitativa e/o regole a cui sottostare.

Le Parrocchie, intese come Comunità dei credenti e non solo insieme di edifici e/o di strutture murarie, devono innanzitutto interrogarsi sulla possibilità di accoglienza, da parte delle famiglie, di persone senza fissa dimora per un tempo determinato da stabilire caso per caso. Il Parroco dovrebbe fare da garante sull’idoneità della famiglia che dovesse dare la propria disponibilità ad accogliere persone povere.

Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, riunitosi dal 30 settembre al 2 ottobre c.a., individuerà modalità e indicazioni da offrire a ogni Diocesi in risposta all’invito di Papa Francesco ad accogliere i migranti.

Sogno una Chiesa formata da tante “Chiese Domestiche”, in cui ogni battezzato e ogni famiglia che vi prende parte, metta tutto in comune, sull’esempio delle prime Comunità cristiane. Poveri e ricchi insieme, uniti dalla stessa fede in Cristo Gesù: chi ha di più metta in comune con chi ha di meno; chi non ha niente, venga aiutato da chi ha molto, in ogni ambito. La “strada” della condivisione dei beni non è impossibile: a Dio e con Dio, tutto è possibile.

Coraggio! Con il Signore siamo sempre in buone mani. Facciamolo salire sulla nostra “barca” e il “vento” cesserà. (Mc 6,51)

Maria, Madre della Chiesa, aiuti e guidi il nostro cammino.

 

In Cristo Gesù

 

Don Piero Galvano

(Direttore Caritas Catania)

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Catania, 5 ottobre 2015

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