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Inceneritori, Rifiuti Zero Sicilia risponde all’assessore Cantarella

CATANIA – Il tema della gestione dei rifiuti solidi urbani è sempre in primo piano nella nostra regione, a causa delle carenze impiantistiche che continuano a causare disagi e disservizi in buona parte della Sicilia.

Nei giorni scorsi, complice la chiusura temporanea della discarica della Sicula Trasporti che ha causato il blocco dei conferimenti per decine di autocompattatori, tra cui quelli della ditta Dusty che opera nella città di Catania, è tornato in primo piano il tema dell’incenerimento (o termovalorizzazione). 

Nella fattispecie ad alimentare il dibattito è stato l’assessore all’ecologia del comune di Catania Fabio Cantarella che, in un’intervista rilasciata al Quotidiano di Sicilia [1], ha affermato di gradire l’idea di un inceneritore a Catania che possa prendere il posto della discarica. 

Proprio da questa dichiarazione l’Associazione Rifiuti Zero Sicilia ha diramato una nota con cui ribadisce, da un punto di vista tecnico, perché l’incenerimento non rappresenterebbe la soluzione al problema. 

La prima questione che viene posta è quella dei tempi di realizzazione, che dalla proposta alla piena operatività richiederebbero dagli 8 ai 10 anni.

A questo si aggiungerebbe il costo unitario di investimento, che va da 1000 e 1500 euro per ogni t/anno di capacità installata (stando alle ultime realizzazioni di Parma, Torino e secondo quanto previsto dal progetto di Firenze). Un investimento, dunque, che potrebbe costare fino a 400 milioni di euro, per un impianto da 300mila t/anno, o addirittura fino a 700 milioni di euro per un impianto da 500mila t/anno. Da ciò, secondo RZS, si evincerebbe che sono necessari ben 30 anni per ammortizzare i costi di investimento. 

Nazioni come Danimarca e Svezia, che fanno ricorso all’incenerimento, non mostrano aumenti soddisfacenti delle quantità di rifiuti avviate a riciclo, mentre continuano ad aumentare la produzione totale di rifiuti solidi urbani. Di contro, nazioni come la Slovenia, che ha fortemente investito nell’economia circolare, ha registrato picchi di riciclo che l’hanno fatta balzare in testa alle classifiche. 

In Italia è noto il confronto tra le percentuali di raccolta differenziata tra la provincia di Treviso (circa 85% di raccolta differenziata e nessun inceneritore) con quelle di Pordenone e Trieste (circa 40% di raccolta differenziata e presenza di un inceneritore). 

E in Sicilia?  “In Sicilia i piccoli comuni rappresentano 80% della realtà il modello dovrebbe essere riconvertito e basato su studio dei territori. Impianti per il riciclo, impianti di compostaggio, centri di riuso. Una rete di piccoli impianti questa la proposta che da anni promuoviamo per generare reale  occupazione e tutela ambientale. Non sostituzione di discarica con “termovalorizzatore”.”

“Per far aumentare i valori di raccolta differenziata in Sicilia – afferma Manuela Leone, presidente di Rifiuti Zero Sicilia, – Catania, Messina e Palermo possono fare la loro parte. Devono farlo, senza cercare scorciatoie.

“Non abbiamo più tempo di rimbalzare continuamente nel passato. – conclude la Leone – Servono visione, azione locale, pensiero globale, e soprattutto gente e politica che voglia lavorare sporcandosi le mani senza più rilanciare gli interessi dei pochi.”