Cronaca

La mafia uccide, il silenzio pure?

Colpa di Alfredo se stamani mio malgrado mi son “pentito” (talvolta accade nella vita!) intrufolandomi tra lupetti ed esploratori verso la villa comunale, previsto punto di partenza di quest’ennesima marcia adranita per la legalità.

Il fatto è che questo giovane uomo è uno di quei pazienti, valenti padri di famiglia cui sta veramente a cuore il futuro di Adrano, così se mi dice di seguirlo io vado con lui (e gli altri). 

  Il via alle 11.30 circa di questa soleggiata mattina dell’otto ottobre 2017, dal centro villa verso il  viale vicino alla lapide commemorativa  del povero  diciannovenne Rosario Ranno che qui trovò la morte in una rissa tra coetanei  nel 2012 e poi lungo via Roma verso la centrale piazza Umberto, presso la quale si è svolta la manifestazione promossa da giovani adraniti ai quali si è associata la presenza istituzionale di sindaco, alcuni assessori e consiglieri comunali, esponenti dell’associazionismo, (tutti uniti senza spender simboli, colori, bandiere) ragazzi e bambini con palloncini bianchi.

Musica e duetto ironico sull’orgoglio/vergogna di esser siciliani sulla scia del duo comico Ficarra e Picone per la beatificazione  di Don Pino Puglisi, lancio di palloncini e invito alle prossime iniziative.

Esser amici di tutti (punto 4 legge scout), cosa non facile, però necessaria se si vuole scardinare “la mafia, organizzazione dal futuro assicurato in un mondo dove il concetto di cittadinanza tende a diluirsi mentre la logica dell’appartenenza tende, lei a rafforzarsi; dove il cittadino, con i suoi diritti e i suoi doveri, cede il passo al clan, alla clientela”. (frase di  Marcelle Padovani, intervistatrice del nostro Giovanni Falcone e redattrice del libro Cose di Cosa Nostra).

In effetti scrivo avendo sott’occhio le copertine dei libri dedicati a Giovanni Falcone e a Rosario Livatino, il  “piccolo giudice” di Canicattì, barbaramente trucidato dalla mafia il 25 settembre 1991, la cui causa di beatificazione speriamo volga presto a termine.

Di quest’ultimo l’insegnante Ida Abate scriveva: “nell’attuale sovvertimento di valori e nel generale disorientamento delle coscienze, sommessamente, conformemente al suo stile, Rosario Livatino lancia un messaggio che può aiutare a risalire la china”.

Scrivo pure meditando le parole ascoltate nemmeno un anno fa da Salvatore Borsellino, il quale tornato a Palermo e nonostante la ferita ancora aperta causa la mancata verità processuale sulla strage di via d’Amelio, onora la memoria del fratello attraverso l’impegno verso la gioventù svantaggiata della sua città.

A seguito di questa soleggiata giornata adranita mi piacerebbe si registrasse un crescendo  di cittadini che in silenzio  rispondono “eccomi” alla battaglia quotidiana per il bene contro il male, altrimenti sarebbe molto rumore per nulla.

Pietro Benina    

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