Cultura

La Summer School e quella gioiosa follia del Patto di Fiume – di Carmelo Caruso

Qualche giorno fa si è conclusa la quinta edizione della “Coped Summer School”, la scuola estiva di pianificazione di comunità e progetto ecologico, organizzata dalle università di Memphis e Boston, con la collaborazione di diversi soggetti del territorio, con l’obiettivo di condurre attività di ricerca, pianificazione e progettazione per la 13413509_1616324501991007_7181184318215330639_nrigenerazione urbana e rurale della Valle del Simeto.
Come ogni anno, si è conclusa con una presentazione del lavoro svolto e con l’ormai rituale intervento di Kenneth Reardon (professore dell’Università di Boston) che ci ricorda puntualmente come casa nostra sia diventata negli ultimi anni un luogo in cui succedono delle cose di grande interesse per persone, comunità e istituzioni in diverse parti del mondo, anche molto lontane. Un vero e proprio laboratorio internazionale in cui sperimentare nuove forme di sviluppo locale e progettazione partecipata.
Ancora una volta le parole di Ken mi hanno toccato molto, sia perché danno il senso di quanto di straordinario siamo in grado di fare nel nostro territorio, sia perché ogni anno c’è bisogno che qualcuno ce lo ricordi. Già, perché noi, come popolo intendo, abbiamo la cattiva abitudine di dimenticare o, peggio, di non renderci conto di13418992_1616575108632613_8519724072296607511_n alcune cose. Di non renderci conto, per esempio, delle sconfinate risorse che il buon Dio (o chi per Lui, per chi non ci crede) ci ha donato: risorse umane, culturali, intellettuali, naturali, valoriali, storiche. Risorse che nel migliore dei casi – quando, cioè, non vengono distrutte o non emigrano abbandonando questa terra -, giacciono lì, inutilizzate.
Nei pochi e brevi momenti, durante questi dieci giorni, in cui sono riuscito a seguire le attività della scuola, ho respirato un’‹‹aria di Patto di Fiume›› come non la respiravo da qualche tempo (e di questo mi sento di ringraziare Laura Saija e Antonio Raciti, in primis, e poi anche tutti i docenti e gli studenti, l’associazione SUdS e tutti simetini che, a vario titolo, hanno partecipato a questa esperienza!).
Quando ho iniziato la mia esperienza nel Patto di Fiume, circa tre anni fa, ebbi l’impressione di trovarmi di colpo in una piacevole e folle avventura. Non a caso utilizzo questo termine, “avventura”, che, forse, per molti, nel 20160614_184949proprio immaginario, può avere una connotazione negativa, legata ai concetti di pericolo, indeterminatezza e casualità, ma che per me ha i cari significati che lo scoutismo gli da: coraggio, fiducia e passione. Mi ricordo ancora la sera in cui ho conosciuto Laura, per caso, durante una riunione tra alcune associazioni di volontariato di Paternò nella sede di Vivisimeto, in cui ci spiegò, mentre con una mano scriveva tutto sul suo portatile e con l’altra si gustava un’arancia di Paternò (di quelle che a Memphis se le sognano!), che cosa stava accadendo nella Valle del Simeto e come ci fosse bisogno di una mano da parte di tutti noi. Mi ricordo le mappature di comunità, le feste, le giornate in canoa, le nottate a scrivere i report, le mail da mandare e le assemblee da organizzare, e quella sana follia che permeava ognuna di queste cose. Un lavoro di tanti, ma davvero tanti, tanto appassionato e gratuito quanto preciso, attento e studiato. Il Patto di Fiume Simeto è stato per me una serie di cose diverse ma connesse che potrei elencare senza un ordine apparente: relazioni, confronto,
ragionare e fare insieme, emozionarsi insieme, condividere esperienze per condividere sogni e progetti, df427048-ba52-4e7c-8948-b02267c814b7 (1) ascoltare, immedesimarsi e capire, essere attenti verso gli altri, esprimersi sinceramente, conoscersi e imparare l’uno dall’altro, approfondire, studiare, volersi bene, raccontare e raccontarsi, individuare il giusto equilibrio tra teoria e pratica e tra sogni e realtà, tra individuo e comunità, tra grande e piccolo, tra strategia e dettaglio, tra me e te, guardare lontano tenendo i piedi per terra, avere pazienza, costanza e perseveranza, non fermarsi di fronte agli ostacoli, avere umiltà, spirito di servizio, fiducia nelle persone e nel cambiamento, serietà, gioia e serenità, fame di giustizia, riscatto, volontà, lavoro, condividere una visione chiara del futuro.  Un clima di condivisione che riusciva a far superare gli ostacoli e a far succedere le cose, trascinare, coinvolgere, rendere protagonisti tutti senza protagonismi personali.
Un clima che temo di avere l’impressione stia un po’ scemando, come se stessimo rischiando di dimenticare tutte queste cose o, peggio, come se non ci stessimo rendendo conto di quanto siano importanti e ci abbiano fatto 20160606_225241arrivare fin qui. Forse anche a causa del fatto che i risultati che tutti sogniamo hanno bisogno di tempo e pazienza e del fatto che non sempre si ha la serenità per poter sognare un futuro tanto radioso quanto credibile in questa terra.
Ora, siccome quando si ha la cattiva abitudine di dimenticare spesso si rischia di sbagliare strada, un costante esercizio di memoria, riflessione, mente locale è doveroso da parte di tutti
Per fortuna, però, che la Summer School, come ogni anno, costituisce un’occasione perfetta per questo esercizio di memoria, per me un bagno in quello spirito originario su cui bisogna necessariamente puntare e scommettere, quella follia gioiosa che ci ha uniti e messi in moto. Quella follia gioiosa che, magari, fa concludere ogni “avventura” con un sorriso, un abbraccio e un dono (che sia un libro o un fermafazzolettone). Grazie.

 Carmelo Caruso

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