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L’anno prossimo il mondo rimpiangerà Obama – Blog Galante

Le elezioni americane sono sempre state non uno scontro ideologico ma essenzialmente uno scontro finanziario/lobbistico. Dall’elezione di Ronald Reagan in poi i candidati americani alla presidenza hanno inoltre interpretato in maniera sempre più personalistica il rapporto con l’elettorato, complice anche il massiccio ricorso ai mezzi informazione di massa, facendo scivolare in secondo piano i programmi che, in ogni caso, presentavano differenze quasi sempre minime tra loro. Abbiamo quindi assistito logicamente a contese tra candidati sempre più simili per modo di porsi e di presentarsi davanti al pubblico, tutti avevano il denominatore comune di dover essere telegenici, dovevano bucare lo schermo, essere simpatici più che preparati. Le loro interviste ricordavano molto le interviste alle candidate di miss Italia, nelle quali le ragazze volevano la pace nel mondo, lavorare per aiutare i bimbi malnutriti in Africa e così via. Ricordo, ad esempio, come Dukakis candidato democratico alla presidenza perse le elezioni a favore di Bush, per sua stessa ammissione, per aver dato una risposta televisivamente non brillante ad una domanda insidiosa di un moderatore.
Le prossime elezioni saranno un’eccezione.
Trump è un politico di destra come Salvini e Le Pen. Per la prima volta un candidato alla presidenza americana esprime chiaramente posizioni così estreme. E’ chiaramente un candidato “contro”, un discreto “gaffeur”, non conosce il “politically correct” e si appoggia sulle paure degli americani e sull’insoddisfazione del ceto medio che diventa sempre più povero.
Clinton sembra invece, parafrasando un capolavoro di Musil, una “donna senza qualità”. Chiara emanazione dell’establishment di Wall Street si propone come ideale prosecuzione (debole) della presidenza Obama con l’incognita elettorale di essere la prima donna a correre per la carica di Presidente degli Stati Uniti e con l’indimenticato ed indimenticabile fardello di Monica Lewinsky.
Chiunque dovesse diventare presidente a novembre, sono personalmente convinto che non si creerebbero scossoni di rilievo nella politica interna americana che, in condizioni normali, ha degli equilibri forti e consolidati da tempo e nessun presidente avrebbe interesse a modificarli in alcun modo.
In politica estera invece si avvertirebbero le differenze. Le posizioni nette ed oltranziste di Trump, se confermate nei fatti, creerebbero una frattura con i partners europei che sono all’opera per cercare di contenere, senza successo finora, in maniera incruenta il fenomeno del terrorismo e dell’estremismo islamico.
La Clinton invece potrebbe avere dalla sua parte la possibilità di continuare idealmente sul solco tracciato da Obama, quindi partnerships consolidate e unità di intenti in politica estera con gli alleati, ma saprà anche mantenere l’interventismo dell’attuale inquilino della Casa Bianca? Obama attacca con i droni in molte zone del globo, senza grande risalto mediatico da buon premio nobel per la pace, facendo di questo tipo di operazioni ormai un suo marchio di fabbrica, lei saprà fare altrettanto? E poi, domanda più importante, come reagirebbero le monarchie del golfo, i governi mediorientali, la Turchia di Erdogan ad un’eventuale presa di posizione forte in qualsiasi campo nei loro confronti da parte di una donna anche se presidente degli Stati Uniti? Bisognerà interagire ai massimi livelli con un mondo arabo in forte fermento. Sarà in grado la Clinton, con il suo passato di donna pubblicamente tradita, di imporre la sua personalità in un mondo, come quello arabo, fortemente maschilista? Dovendo valutare il personaggio politico Clinton, che non ricorda molto la Thatcher, ho i miei dubbi.
Per questo temo che il 2017 vedrà il mondo rimpiangere un presidente americano come Barack Obama che passerà alla storia come il primo presidente di colore USA e poco altro

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