Cultura

L’Economia Circolare non è l’economia (dei pochi) che circola!

La raccolta rifiuti in Sicilia non è vittima di pregiudizi anacronistici ma di profonda inefficienza ed inefficacia programmata, mancanza di pianificazione e trasparenza, predominanza di interessi illeciti e privati con alto tasso di infiltrazione mafiosa e/o di cultura mafiosa nella gestione della cosa pubblica(come si evince dalla recente relazione commissione antimafia), con quasi totale assenza di impiantistica pubblica, di investimenti ed attrattori per la creazione di nuova economia circolare. In Sicilia il ciclo dei rifiuti non può essere chiuso perchè ancora bisogna aprirlo alla concorrenza. 

Leggendo l’articolo apparso il su LiveUnict.it dal titolo “Meno discariche la sostenibilità viene da sistemi integrati”, siamo rimasti allibiti. 

Rivestire le teorie inceneritoriste con il bel vestito “alla moda” dell’economia circolare è un sottocaso di greenwashing malcelato che cozza inesorabilmente con le proprie stesse premesse “rigenerative”. 

Visto che l’articolo appare in una testata universitaria chiediamo agli stessi lettori della testata: come può un sistema ecosostenibile capace di rigenerarsi in equilibrio e autonomia andare a nozze con incenerimento o termovalorizzazione? 

Il modello lineare di gestione degli scarti, “produci, consuma, dismetti” rappresenta il modello economico dall’alba della rivoluzione industriale sino ad oggi. Una linearità che porta dalla estrazione, raccolta di materie prime, produzione, consumo, post-consumo in discariche o inceneritori con distruzione definitiva di materia e sua dignità. Così in un pianeta finito l’uomo consuma all’infinito in modo cosiddetto lineare. 

Questo modello oltre a non essere più economicamente ed ambientalmente sostenibile è oggi folle da continuare a programmare. La stessa UE per quanto concerne finanziamenti ad opzioni di trattamento dei rifiuti, vuole sia data priorità alla prevenzione, riutilizzo, raccolta differenziata, riciclo; così recitano le conclusioni della comunicazione della Commissione al Parlamento del 26/01/2017. 

Passare dalla linea al cerchio significa ripensare completamente il processo di gestione NON SOSTITUIRE LA DISTRUZIONE DELLA MATERIA IN DISCARICA CON QUELLA PER INCENERIMENTO. La ri-progettazione industriale e l’utilizzo ripensato delle risorse, ragionato a monte non a valle affinché la “materia” riacquisti dignità ed il processo diventi “rigenerativo”, sono cardini non più solo della Strategia Internazionale Rifiuti Zero ma degli stessi principi dell’Economia circolare. La materia diventa così rinnovabile e si compie il passo oltre la miopia del riciclo del rifiuto, già nella progettazione dei beni. La materia rinnovabile, e non la materia incenerita, è la base dell’economia circolare. 

L’incenerimento è la materia che sparisce per sempre dalla faccia del pianeta: non nobilita nessun processo e nel 2020 è falsa innovazione. Né tantomeno l’incenerimento può essere considerato una fonte energetica verde poiché non rinnovabile. Con le discariche e/o con l’ incenerimento è solo l’economia “dei pochi e dei soliti” a circolare! 

In Sicilia da anni si tenta di fare questo salto frutto di miopi visioni conservative e retorica dell’innovazione poiché rimane immutato il paradigma dell’attuale gestione dell’ambiente, dominio umano piuttosto che habitat. La Sicilia è ancora vittima delle “trappole del non sviluppo” attorno ad equilibri di arretratezza risultato delle scelte consapevoli delle classi dirigenti locali. Una terra condannata, in questa logica, ad un percorso di declino inesorabile verso il baratro, complici visioni tecnocratiche ingegneristiche e piccolo cabotaggio corporativo, incapace di assolvere al ruolo di selettore di decisioni lungimiranti e innovative. Emblematici i malfatti bandi per la gestione dei rifiuti del Comune di Catania andati deserti cinque volte in quattro anni, che fanno della città etnea insieme a Palermo, simbolo di inefficienza e incapacità di riconvertire il sistema. 

Ieri seppellire, oggi bruciare rifiuti-risorse rappresenta economicamente la rendita per i soliti noti a scapito della maggior parte del popolo siciliano, il quale invece, andrebbe incentivato dall’apertura di varchi all’innovazione così da poter essere protagonista della grande rivoluzione economica e sociale legata al concetto di economia circolare, migliore anche in termini di occupazione lavorativa scaturente da una filiera diffusa. O forse in questa regione non abbiamo bisogno di sviluppo occupazionale? 

In Sicilia prima di chiudere il ciclo dei rifiuti bisogna APRIRLO! 

In una nota risalente alla scorsa estate l’Associazione Rifiuti Zero Sicilia, aveva argomentato le sue posizioni all’assessore Cantarella, e del resto l’Italia è sempre di più esempio virtuoso di aperture alla vera innovazione 

come accaduto a Treviso, Capannori, ma anche in città della Campania come Salerno, Benevento, Avellino; in popolosi comuni della provincia di Bari dove si raggiunge oltre l’80% di RD, ed in quasi tutta la Sardegna. Certo, porsi in questa direzione significa dotare il sistema di piattaforme per il riciclo e di una filiera di impianti di compostaggio sia aerobici che anaerobici. 

Per rafforzare questo approccio occorre inoltre passare alla tariffazione puntuale, giusto riconoscimento ai cittadini che riducono e differenziano gli scarti. Inoltre occorre tendere a spezzare il “conflitto di interesse ”tra chi possiede ” gli impianti di smaltimento” e che ha ovviamente il core business in discariche ed inceneritori e chi punta sul recupero dei materiali (piattaforme ed impianti a servizio delle RD). 

Mentre nel mondo si pensa a come tradurre in opportunità di sviluppo la riconversione green perché in Sicilia chi vuole e può investire in impiantistica ha interesse a farlo con impianti concepiti per abortire materia? 

Rossano Ercolini Goldman Environmental Prize nel 2013 Pres. Zero Waste Europe Pres. Zero Waste Italy 

Manuela Leone Pres. Rifiuti Zero Sicilia 

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