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Legge di stabilità: un’occasione sprecata – Blog Galante

Leggendo la manovra economica, nella versione iniziale del governo, vengo pervaso da un gran senso di tristezza.
Nonostante la ripresa economica mondiale, non italiana, sembri rafforzarsi, seppur con qualche distinguo.
Nonostante il costo del denaro sia praticamente zero, per le banche non per noi.
Nonostante il costo del petrolio sia ai minimi storici e sembri volerci restare nonostante le crescenti tensioni in Medio Oriente.
Nonostante l’economia americana torni a correre.
Nonostante il dollaro sia vicino alla parità con l’euro con tutti i benefici che ne conseguono per le nostre esportazioni.
Il nostro governo vara una legge finanziaria praticamente inutile.
In pratica ci troviamo, per meriti di altri e colpe nostre, nella stessa condizione di un’automobilista che ha fatto una fila al casello sotto il sole lunga otto anni e dopo essere riuscito alla fine a pagare il pedaggio, con l’autostrada libera davanti, cosa fa? Se la prende comoda, non recupera il ritardo, si ferma.
Il governo vara una manovra debole, quasi trasparente, che non rilancia i consumi, né aiutando i consumatori, né sostenendo i commercianti. Ne è la prova il fatto che i provvedimenti contenuti in questa manovra che più si ricordano sono di impatto economico quasi nullo.
Il canone RAI in bolletta elettrica. Una sorta di ricatto. Una modalità di riscossione delle tasse adottata soltanto in Grecia tra i Paesi moderni e che parte dal presupposto non dimostrato che ad ogni utenza elettrica domestica corrisponda un apparecchio televisivo riversando sull’utente la dimostrazione del contrario. Era una pratica già in uso. Da tempo ci si appoggiava, in alcune zone di Italia, alle banche dati dei distributori di corrente elettrica per acquisire nominativi ai quali richiedere il canone. Era scorretto prima e lo è adesso e parliamo di una tassa, il canone RAI, percepita, a ragione, come una delle più odiose.
L’abolizione delle tasse sulla prima casa. Una decisione tardiva ma sacrosanta e che è accompagnata dalla sensazione di essere ispirata da motivi elettorali e di perdita di consenso. Comunque se ne può soltanto gioire evitando di farsi troppe domande.
L’innalzamento del limite del pagamento in contanti a tremila euro. Dovrebbe servire a rilanciare i consumi ma in realtà sarà inutile perché chi doveva aggirare il limite dei mille euro, per ovvi motivi aggirerà anche quello dei tremila. Dell’innalzamento di questo limite dovrebbero beneficiare, in pratica, le persone fiscalmente irreprensibili che devono acquistare un bene da più di 1000 euro e meno di 3000 e che, al momento, non hanno assegni con sé! Parliamo di uno 0, per cento delle transazioni commerciali, forse qualche elettrodomestico o una macchina usata.
E la lotta all’evasione fiscale? Monti ha depresso l’economia reale, colpito a morte il commercio al dettaglio in nome della tracciabilità dei pagamenti per colpire gli evasori e riportare un po’, diceva lui, di giustizia sociale in questo Paese, e adesso… ci rimangiamo tutto?
La realtà è che Renzi sa bene di aver fatto con questa proposta una figura barbina, ricordo che lui, prima di essere destinato, non eletto, a Palazzo Chigi, aveva proposto 300 euro come limite per il pagamento in contante.
Purtroppo ha sacrificato parte della sua credibilità politica, già scarsa, per la ricerca disperata di una misura per il rilancio dei consumi interni che comunque non ripartono e non ripartiranno in maniera decisa.
I motivi sono noti: mancanza di fiducia e prospettive, mancanza di lavoro stabile, tassazione elevata e prelievo fiscale incerto.
Era necessario inondare il mercato di liquidità, sfruttare fino in fondo la spending review di Cottarelli, abolire o privatizzare tutte le municipalizzate per racimolare altri 5/6 miliardi da destinare alle famiglie in difficoltà.
Era necessario introdurre un criterio dei costi standard generalizzato per l’acquisto di beni e servizi nella pubblica amministrazione così da abbassare quella quota folle di 400 miliardi circa l’anno di spesa pubblica al netto delle pensioni. A tal fine si poteva e si doveva pensare ad un costo standard europeo obbligatorio per la costruzione di infrastrutture. Si stabiliva così che costruire una scuola con caratteristiche simili doveva costare lo stesso prezzo a Roma come a Marsiglia o a Berlino e non due o tre volte in più e che, ad esempio, la Tav non può costare in Italia, al chilometro, il triplo rispetto alla Francia.
Era necessario varare una seria riforma fiscale che contenesse elementi di certezza per il contribuente.
Era necessario puntare ad una riforma complessiva del mercato scuola/lavoro che puntasse a valorizzare le eccellenze italiane ad iniziare dall’enogastronomia e dal turismo.
Tutto questo non è stato fatto, in parte per motivi che credo poco nobili, e l’ennesima occasione è stata persa.
Ci aspetta un altro anno fermi ai box con la speranza di sfruttare l’effetto traino della congiuntura internazionale favorevole ma contemporaneamente, dati fondazione Migrantes per il 2013, sono più i lavoratori italiani che vanno all’estero, tendenza in aumento, di quelli stranieri che vengono in Italia.
Per il governo un vero capolavoro

Luca Galante
Consulente Aziendale

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