Cronaca

L’ispettore Licari è ancora in coma, parla il fratello Matteo

“Licari è stato un uomo responsabile fino all’estremo sacrificio. Ha subito l’aggressione di un gruppo di persone, ma ciò nonostante non ha fatto uso dell’arma di servizio per difendersi.”

CATANIA – Sono trascorsi 22 giorni dalla famosa aggressione di via del Rotolo, avvenuta lo scorso 3 settembre ai danni dell’ispettore della Polizia Municipale di Catania Luigi Licari, reo di non aver permesso il transito ad un giovane in sella ad uno scooter (senza indossare il casco) in un momento in cui la strada era chiusa al traffico. 

Licari subì una spedizione punitiva, ad opera di una decina di persone, e a causa di un colpo di casco alla testa è rimasto gravemente ferito ed è in pericolo di vita. Al momento dell’aggressione, Licari si trovava da solo a vigiliare sul rispetto del divieto di transito. 

Qualche giorno dopo l’accaduto è stato fermato un 20enne che avrebbe confessato di essere stato lui a colpire l’ispettore.

A distanza di qualche settimana non si parla quasi più di questa vicenda, ma l’accaduto non può e non deve cadere nel dimenticatoio. Ne abbiamo parlato con Claudio Cava, coordinatore regionale insieme a Fabrizio Alì del movimento “La voce della PL in Parlamento”, attivo da un po’ di tempo su Facebook con lo scopo di portare alta l’attenzione sui diritti degli agenti della Polizia Locale, molto spesso calpestati dalle istituzioni e dai cittadini. 

Cava, alcuni giorni fa, ha intervistato presso l’ospedale Cannizzaro di Catania l’avv. Matteo Licari, fratello dell’ispettore Luigi. Purtroppo dall’intervista si apprende che l’uomo è ancora in coma, sebbene sia passato da un coma profondo ad un coma vigile: risponde a qualche stimolo, ma non ha ancora ripreso conoscenza. L’uomo è ancora in pericolo di vita e anche se dovesse risvegliarsi non è detto che possa tornare alla vita di prima. 

“Svolgiamo funzioni di pubblica sicurezza – commenta Cava – andando ogni giorno per le strade, ma non abbiamo nessuna tutela. Ci occupiamo di ordine pubblico e, persino, di antiterrorismo, senza che siano in vigore le opportune norme e senza che vengano garantiti formazione e ricambio generazionale. A Catania l’agente più piccolo ha 54 anni e la mancanza di personale è fisiologica. Non si può stare da soli a 60 anni in via del Rotolo a presidiare la chiusura di una strada.”

“Trovo a dir poco discutibile – conclude l’agente – che il giudice per le indagini preliminari abbia derubricato a lesioni gravissime l’accusa per l’uomo che è stato posto in stato di fermo dopo l’aggressione. I presupposti ci sono tutti per accusare l’uomo di tentato omicidio e il fatto che l’accusa non sia questa è degradante per noi, dimostrando che le forze di polizia non valgono un tentato omicidio. Cosa sarebbe successo se l’ispettore avesse tirato fuori l’arma e aperto il fuoco? Licari non lo ha fatto, nonostante il fatto che ad aggredirlo vi fossero 10 persone. È stato responsabile fino all’estremo sacrificio”. 

Tra i sette corpi di polizia presenti per le strade italiane, la Polizia Locale è al terzo posto (fonte: osservatorio “Sbirri Pikkiati” dell’Asaps) per aggressioni subite dopo Carabinieri e Polizia di Stato. Un dato significativo che dovrebbe far riflettere la politica nazionale su quanto sia importante garantire le tutele a queste categorie di lavoratori, servi quotidiani dello Stato. 

 

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