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Migrazione: Bianco a Bruxelles per discutere su una politica europea comune

A cura di Ornella Fichera

L’avvio di una politica europea comune sul tema immigrazione, soprattutto alla luce delle ultime emergenze umanitarie verificatesi nel Mediterraneo, è una delle priorità a cui l’Unione Europea deve puntare.
Ecco perché il sindaco di Catania si dichiara soddisfatto dei primi passi compiuti su tale fronte: Bianco, come presidente dell’Anci e come capo della delegazione italiana al Comitato delle Regioni (l’organo consultivo dell’UE che rappresenta gli enti locali e regionali d’Europa), è volato a Bruxelles per la seduta plenaria di luglio, durante la quale il Cdr ha fatto una sintesi delle diverse sensibilità sull’immigrazione delle regioni e città europee e si è deciso l’avvio di una politica comune.

«La delegazione italiana – ha dichiarato Enzo Bianco ai giornalisti – aveva fortemente voluto che il Comitato si occupasse del fenomeno migratorio nel Mediterraneo, che sicuramente non è un’emergenza improvvisa. La delegazione italiana, in modo compatto e con voto quasi unanime, aveva chiesto che fosse l’Unione europea e non i singoli stati ad avere una politica sui migranti che ci consentisse di affrontare anche i passaggi umanitari. Avevamo chiesto condivisione e responsabilità, perché gli oneri di questa politica non fossero lasciarti a ciascun Paese o addirittura ai Comuni della prima accoglienza. Questi principi sono stati accolti e noi siamo soddisfatti».

Bianco ha anche incontrato una delegazione di sindaci libici con i quali si è discusso del fenomeno migratorio tra le due sponde del Mediterraneo.

«Come Anci – continua Bianco – abbiamo dichiarato la nostra disponibilità per una cooperazione rafforzata mettendo a disposizione know-how e assistenza. In Libia ci giochiamo una partita importante: se riusciamo ad aiutarla a consolidare la sua democrazia avremo degli interlocutori importanti. Mi ha fatto molto piacere incontrare questa qualificata delegazione di sindaci libici, che in questo momento sono le uniche autorità elette. Dobbiamo dunque partire proprio dalle democrazie locali per stabilire un rapporto di collaborazione».

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