Cronaca

Nasce una task force tutta siciliana per contrastare la desertificazione

CATANIA – È stata presentata ieri, presso il Dipartimento di Matematica e Informatica dell’Università di Catania, la task force che si è costituita nell’ambito del progetto S.L.I.M. promosso da Irssat, Istituto di Ricerca, Sviluppo e Sperimentazione sull’Ambiente e il Territorio.  

Acronimo di Smart Land Italian Management, il progetto S.L.I.M. ha lo scopo di portare avanti modelli basati sulla ricerca e sull’innovazione per mettere in atto azioni di contrasto alla desertificazione nel breve e medio termine a partire dalla progettazione e realizzazione di attrezzature agricole elettriche ad emissioni zero e di nuovi prototipi in tema di gestione delle risorse idriche ed elettriche.

Il progetto prevede un’attività di studio, monitoraggio e valutazione che include l’analisi della qualità del suolo delle aziende agricole coinvolte; il monitoraggio delle emissioni; l’introduzione e la valutazione di specifiche colture per il miglioramento delle condizioni del suolo. Le aree interessate in questa prima fase sono quelle della Piana di Catania, Centuripe, Catenanuova e Lentini.

Ad affiancare Irssat in questo ambizioso progetto ci sono soggetti pubblici e privati di tutto rispetto: i dipartimenti di Matematica ed Informatica, Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania; il dipartimento di Agraria dell’Università di Palermo; l’Istituto per le Tecnologie Avanzate per l’Energia del CNR; Brumi e Guglielmino Group (due aziende del catanese, assai sensibili alle tematiche trattate) e anche la Fondazione Regina Margherita di Castiglione di Sicilia.

La proposta progettuale “mira alla realizzazione di studi che saranno seguiti da interventi concreti – ha sottolineato il presidente dell’Irssat, Giuseppe Lo Bianco –  al fine di migliorare l’uso del suolo, accelerare i processi di riqualificazione e contribuire al passaggio verso un’economia agricola che impieghi efficientemente tutte le risorse disponibili, proponendo un modello capace di adattarsi ai cambiamenti climatici”.

Il consigliere di amministrazione del CNR e già Magnifico Rettore dell’Università di Palermo, Roberto Lagalla ha espresso “l’apprezzamento per un’iniziativa che ha lo straordinario pregio di mettere insieme istituzioni e privati per costruire strategie utili per la limitazione della desertificazione e la tutela del territorio”.

Alessandra Ragusa, docente del dipartimento di Matematica ed Informatica (Uniniversità di Catania), ha puntualizzato l’intervento di competenza: “con gli strumenti matematici e con i modelli predittivi cercheremo di mitigare gli effetti di siccità e desertificazione, creando un’azienda agricola che sia autosufficiente dal punto di vista energetico ed idrico”.

Per la docente Mirella Clausi, dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania, “benché sia drammatica la situazione di alcune aree della Sicilia non è ancora troppo tardi. Abbiamo anche verificato la capacità dei nostri suoli, riteniamo che si possono riprendere. È un progetto – ha concluso – che arriva al momento giusto”

Il direttore dell’Istituto di Tecnologie Avanzate per l’Energia del CNR, Salvatore Freni, ha invece puntato l’attenzione “sulla necessità di educare gli addetti ai lavori ad un utilizzo ottimale delle risorse, a partire dal recupero dell’acqua piovana. Dal punto di vista della gestione dell’energia registriamo un ampio margine di crescita”.

All’incontro ha preso parte il prof. Vincenzo Piccione, attuatore in Sicilia del protocollo Medalus che consente di elaborare la carta delle aree sensibili alla desertificazione di un territorio.

 Presenti all’incontro anche Nuccio Guglielmino della “Guglielmino Group”, cooperativa che realizza materiali per bioarchitettura e che proprio su questi temi prenderà attivamente parte al progetto, e Michele Tuccari della Fondazione “Regina Margherita” che, nell’ambito dell’iniziativa, ha manifestato la disponibilità a mettere a disposizione alcuni appezzamenti di terreno per l’avvio delle pratiche individuate.

Irssat è un istituto di ricerca senza scopo di lucro,  attivo dal 2011, che attualmente ha sede a Biancavilla. Noto per il progetto Life N.O.WA.S.T.E, ossia il robot mangia rifiuti menzionato tra le buone pratiche in materia di eco-innovazione dalla Commissione Europea), nei giorni scorsi ha siglato un importante accordo quadro con il CNR, dando il via ad una collaborazione che molto probabilmente farà nascere progetti di sperimentazione.

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