Cronaca

National Geographic dedica all’Etna la copertina di agosto

È l’Etna il protagonista del numero di agosto del mensile National Geographic Italia. Un ampio articolo di Marco Pinna, accompagnato da splendide foto di Alessandro Gandolfi, narra della millenaria storia d’amore tra l’uomo e il vulcano attivo più alto d’Europa e tra i più conosciuti e ammirati del mondo. 

Partendo dagli insediamenti più antichi, legati soprattutto al fiume Simeto,  si passa alla presenza dei greci, dei romani, degli arabi e dei normanni. Da sempre l’uomo ha abitato le falde dell’Etna, trovando nel vulcano più un conforto che un nemico da temere. 

Le principali testimonianze dei primi insediamenti, si legge nell’articolo, sono riscontrabili nel Museo Archeologico di Adrano, ospitato presso il Castello Normanno. Proprio Adrano è stata una delle principali città siciliane nell’epoca greca.

Un intero paragrafo, accompagnato da numerose foto, parla dei legami tra vulcano e fede. Santi e Madonne, sin dai tempi antichi, vengono portati in processione per chiedere l’interruzioni di colate laviche che minacciano i centri abitati.

Praticamente in quasi tutti i centri etnei si narrano episodi di questo genere e su tutti non si può non tenere in considerazione Catania con la sua Sant’Agata: l’anno successivo alla sua morte, secondo la leggenda, una colata lavica minacciò Catania. I catanesi allora presero il velo della Santa e ne invocarono il nome. A quel punto la colata si fermò ed il velo divenne rosso sangue. Da allora anche in altre occasioni quel velo venne portato in processione per chiedere l’interruzioni delle colate laviche.

Legami con il vulcano si trovano nel Santuario di Mompilieri, nella chiesa madre di Misterbianco e a Mascali. Non mancano i riferimenti ai riti sacri e pagani della Settimana Santa di Adrano e delle festività dei Santi Alfio, Filadelfio e Cirino di Trecastagni.

Etna è anche agricoltura. Il caratteristico terreno vulcanico permette la presenza di numerosi prodotti agricoli con marchio DOP: pistacchio, ciliegie, olio d’oliva, vino, miele, ortaggi. 

Non mancano i riferimenti alle realtà produttive che sfruttano il nome o la sagoma del vulcano per assumere la parvenza di attività locale: dal centro commerciale, al parco divertimenti, passando per moltissime attività artigianali e ristorative. 

Infine un riferimento al turismo vulcanico, vera e propria risorsa per Catania ed i comuni dei versanti turistici (Nicolosi, Zafferana Etnea e Linguaglossa su tutti). Non mancano però i riferimenti alle criticità che azzoppano un settore, quello turistico, che potrebbe portare risorse molto più cospicue. 

Al servizio è stato assegnato il Best Edit Award dalla redazione di Washington

Nel post che alleghiamo qui sotto è possibile visionare le foto che accompagnano l’articolo di Marco Pinna. 

 

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