editoriale

Onoriamo la memoria di Padre Brancato

Ad un paio di giorni dalle esequie del “Don Bosco” di Biancavilla, riprendiamo l’esortazione dell’arcivescovo Gristina, in sintonia con il recente Sinodo dedicato ai giovani.
Arrivederci alla “casa del Padre” caro padre Placido Brancato, le tue preghiere ci sostengano nel nostro cammino terreno affinchè vivendo con sapienza il tempo che ci viene donato, con cuore docile come il tuo, crediamo nel Signore, preghiamo, imitiamo la tua laboriosità e particolare fecondità nell’impegno per i giovani e i ragazzi che ci sono affidati, specialmente i più svantaggiati, gli ultimi.
Adesso padre Placido Brancato vive quella “vita piena alla presenza del Signore” preannunciata nel libro dell’Apocalisse, e ciò è di speranza e fiducia per noi cristiani.
Al “Don Bosco” biancavillese, testardo, tenace, inflessibile verso il suo progetto di bene, sempre ottimista lungo i suoi 76 anni di sacerdozio si deve tra le tante cose fatte, la nascita dell’oratorio Don Bosco nel 1958 e dell’oratorio estivo “Mater Amabilis” nel 2003, nome semplice per indicare la chiamata della Madonna all’amabilità.
Che avesse il “fuoco per le anime” lo si capisce anche dalla testimonianza del successore alla chiesa dell’ Annunziata di Biancavilla, padre Giovan Battista Zappalà, uno su tutti l’episodio dell’estate 2016 quando il novantaseienne sacerdote, ormai fiaccato nel corpo pur tuttavia anelava ancora ai ragazzi dell’oratorio, rasserenandosi solo alla promessa che nell’ottobre sarebbe ripreso il doposcuola.
Discreto e umile mai si intrometteva nella gestione del suo giovane successore, tranne per il suo amato oratorio.
“Santu e binidittu” era il suo proverbiale saluto. Non ha mai smesso di apprendere per fare meglio il suo servizio pastorale. Con la sua vita terrena ha dimostrato che la santità è possibile e che l’amore vince tutto, adesso contempla la Gloria di Dio guardandolo faccia a faccia. Speriamo che dall’ angolino di paradiso nel quale si trova ispiri molte e sante vocazioni.

In alto