Cronaca

Parcheggio Sanzio: Tar dà ragione ad Amministrazione comunale

Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Respinto il ricorso presentato dalla Catania Parcheggi e dalla Final. Nella sentenza vengono evidenziate tutte le circostanze che “emergono in effetti dagli atti prodotti in giudizio”: eccesso di potere del Rup, eccessiva durata della concessione, eccessiva quantità di spazi commerciali previsti, i problemi causati al traffico di un’importante arteria. Da quanto sottolineato nel provvedimento emerge che la possibilità di intervenire in autotutela dovrebbe valere anche per tutti i parcheggi in cui, all’aggiudicazione, non è seguito l’inizio dell’opera.

Il Tar di Catania, respingendo il ricorso presentato dalla Catania Parcheggi e dalla Final, ha dato ragione all’Amministrazione comunale di Catania che aveva bloccato la realizzazione del Parcheggio Sanzio per un eccesso di potere nell’affidamento dei lavori da parte del Responsabile unico del procedimento, il quale aveva privilegiato l’Ati a cui fu aggiudicato l’appalto a danno di altri concorrenti. Nell’aprile del 2015 la Giunta Bianco, con un proprio atto d’indirizzo, aveva disposto di annullare i provvedimenti con cui l’allora direttore dell’Ufficio speciale e Rup, l’ing. Tuccio D’Urso, aveva consentito l’avvio dell’appalto per il Parcheggio interrato di viale Sanzio. Tutta la documentazione era stata inviata dall’Amministrazione alla Procura della Repubblica di Catania, alla Procura generale della Corte dei Conti di Palermo e all’Agenzia nazionale anticorruzione. Era stata proprio l’Anac di Raffaele Cantone ad avviare, il 23 febbraio del 2015, accertamenti sulla realizzazione del Parcheggio Sanzio dopo una serie proteste da parte di associazioni cittadine  da un esposto presentato dall’Associazione Argo che conteneva anche uno stralcio della sentenza di condanna di Raffaele Lombardo – ex vicesindaco di Catania, ex presidente della Provincia regionale etnea ed ex presidente della Regione siciliana – nel processo Iblis. Nella sentenza si sottolineava la contiguità di Lombardo con Mariano Incarbone, che controllava le società Icob e Coesi. Queste, con la Final, facevano parte dell’associazione temporanea d’imprese aggiudicataria dell’appalto per la realizzazione del Parcheggio Sanzio. Quando Icob e Coesi furono dichiarate fallite e sequestrate nell’ambito di misure di prevenzione antimafia, nell’Ati subentrò il consorzio Ciro Menotti che, il 15 aprile 2013, costituì con la Final una nuova società, la Catania Parcheggi.
La sezione Prima del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania – formata dal presidente Francesco Bruno e dai consiglieri Agnese Anna Barone ed Eleonora Monica – ha rigettato il ricorso presentato da Catania Parcheggi e Final respingendo, ritenendole infondate, tutte le osservazioni delle due aziende, a cominciare dalla violazione del “termine ragionevole” e della presunta illegittimità degli atti di Giunta. In più, nella sentenza del Tar viene evidenziato l’eccesso di potere del Responsabile unico del procedimento, consistito nella “mancata considerazione delle valutazioni tecniche del Comitato tecnico/scientifico sui progetti presentati (anzi, l’aperto contrasto con queste ultime)” ossia “un orientamento preconcetto favorevole al progetto collocato all’ultimo posto della graduatoria, poi dichiarato vincitore” e “l’esclusione degli altri due progetti disposta unilateralmente dal Rup per ragioni tecniche”. Tutte circostanze che “emergono in effetti dagli atti prodotti in giudizio” e che le aziende non smentiscono. Così come “l’eccessiva durata della concessione…(60 anni) … l’eccessiva quantità di spazi commerciali previsti… la permanente e gravosa restrizione della importante arteria (via Raffaello Sanzio)”.
In un altro importante passaggio della sentenza del Tar si legge: “Le numerose vicende di natura societaria, penale, di prevenzione, antimafia … non potevano lasciare intendere … che vi fossero imminenti prospettive per la realizzazione dell’opera … né … che l’Amministrazione abbia ingiustificatamente lasciato decorrere gli anni senza procedere a un sollecito esercizio dell’autotutela” in quanto “per molti anni … la reale possibilità di procedere alla esecuzione del parcheggio risultava invero alquanto aleatoria e ancorata a una situazione incerta e in divenire”. La regola, dunque, dovrebbe valere anche per tutti i parcheggi in cui, all’aggiudicazione, non è seguito l’inizio dei lavori dell’opera. Per questo la sentenza del Tar rappresenta un passaggio fondamentale nella vicenda dei parcheggi catanesi in proiect financing seguita con particolare attenzione dall’Autorità anticorruzione.
L’importante risultato premia dunque sia la linea di massima attenzione e rigore per la legalità portata avanti dall’Amministrazione Bianco, sia il lavoro di squadra del team coordinato dalla Segretario generale Antonella Liotta con l’apporto dell’Avvocatura comunale, con l’avv. Uccio Russo, e con la valutazione positiva del Collegio di Difesa.

L’ATTO DI INDIRIZZO DELLA GIUNTA

Nella sentenza Iblis, il magistrato rimarcava l’interessamento di Raffaele Lombardo nella realizzazione dei  parcheggi del Comune di Catania, l’intervento a favore di Mariano Incarbone e l’andamento anomalo dell’appalto stesso che sarebbe stato “tutt’altro che chiaro” e avrebbe “seguito un percorso tutt’altro che ispirato ai criteri della trasparenza, della efficienza, della  imparzialità e della economicità”. Sempre nella sentenza Iblis ci si chiedeva “come potesse conciliarsi la procedura prevista per la finanza di progetto con un contributo pubblico corrispondente a ben oltre la metà dell’importo complessivo di spesa presunto”. Alla fine del 2009, infatti, quando Raffaele Lombardo era governatore della Sicilia, la Regione assegnò all’Ati società un contributo da quasi 16 milioni di euro. Per questo motivo oltre all’Anac, anche la Regione siciliana ha acquisito, nel febbraio del 2015, documenti sulla vicenda nell’ambito di una propria indagine sull’accaduto.
Nell’atto di indirizzo politico adottato dalla Giunta Bianco nell’aprile del 2015, si ricordava come il  Parcheggio comprendesse anche un centro commerciale e altre attività imprenditoriali, inconciliabili con un contributo pubblico peraltro trasformato dal sindaco del tempo Umberto Scapagnini, che era anche commissario straordinario per l’emergenza traffico, da mutuo del Comune a contributo diretto all’impresa. Ogni riferimento alle attività commerciali e al project financing venne fatto poi “scomparire” con un atto aggiuntivo con cui si modificava, senza sostituirla integralmente, la convenzione iniziale con l’Ati.
Nel provvedimento della Giunta si sottolineava tra l’altro come il Parcheggio Sanzio danneggiasse sia il patrimonio del Comune di Catania – per l’eccessiva durata della  concessione, sessant’anni, a fronte dell’assenza di canoni o altri  benefici -, sia l’Ambiente, per la colata di cemento per la  realizzazione del Centro commerciale, sia la sua sicurezza, perché con  la realizzazione dell’opera tutto il traffico in entrata e in uscita  dalla città avrebbe dovuto passare per il parcheggio, creando un tappo  pericolossissimo in caso di forzata evacuazione.
L’intenzione della Giunta è quella di recuperare il finanziamento per realizzare nella stessa area un parcheggio sotterraneo destinando la parte in superficie a verde.

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