Cultura

Partecipazione simetina di fronte all’antiretorica di Wade Rathke

Paternò, tardo pomeriggio del 19 settembre 2019, il piccolo teatro dei cantastorie ha ospitato la prima visita dell’organizzatore di comunità statunitense Wade Rathke al territorio simetino grazie all’organizzazione del Presidio Partecipativo del Patto di Fiume Simeto.

L’evento cui ha partecipato anche il Comitato Rodotà impegnato nella raccolta firme per la legge di iniziativa popolare per i beni comuni, è cominciato con la proiezione del documentario centrato sulla storia quasi cinquantennale di ACORN, (Associations of Community Organizations for Reform Now),  – la più grande organizzazione di comunità  degli Stati Uniti (400.000 famiglie  associate in più di 1200 comitati di base in 110 città) , secondo la tradizione dell’ attivismo civico – nato in America negli anni ’30 del secolo scorso,  favorito peraltro  dall’ esperienza costituzionale U.S.A. marcatamente ispirata dal federalismo che riconosce basilare  il principio di sussidiarietà nell’ordinamento giuridico– e del suo fondatore W. Rathke “The Organizer” e s’è concluso con una seconda parte riservata a domande e risposte.

Il film ha ripercorso le azioni  a difesa dei diritti civili nei quartieri e nelle aree più degradate e marginalizzate dal capitalismo globale, grazie alle quali  ACORN ha determinato migliaia di provvedimenti istituzionali e di accordi pubblico-privato nell’interesse dei suoi associati attraverso sofisticate tecniche che combinano la mobilitazione, la consulenza legale e la negoziazione, da New Orleans ad altre città degli “States” e negli ultimi vent’anni anche in Sud e Centro America, Asia e di recente Africa tramite il ramo International di Acorn. Prossima tappa la Sicilia?

Può la società siciliana, alle condizioni attuali di progressiva desertificazione umana e materiale, lasciare qualche fertile possibilità di radicamento alla cultura partecipativa dal basso, (persino autofinanziata) tramite l’organizzazione in rete di famiglie, associazioni, comitati, movimenti  al fine di raggiungere quella massa critica che permette di  influenzare i processi decisionali istituzionali, specie in materia di sostenibilità ambientale, economica e sociale?

Il movimento sviluppatosi nella valle del Simeto, successivamente strutturatosi in “Patto di Fiume”, condotto in ambito scientifico dal Dicar dell’Università di Catania, grazie al prevalente contributo di  ricercatori, felicemente contaminatisi nelle pratiche di progettazione di comunità made in USA e ad intermittenza dal contributo di qualche professore di Agraria, dallo staff di supporto scientifico Strategia Nazionale Aree Interne, in base alla riflessione  da “Storia della scienza e interrogazione filosofica” del filosofo Castoriadis, interpretato dal filosofo/giurista Pietro Barcellona, ved. http://www.lagazzettacatanese.it/assemblea-del-presidio-partecipativo-del-simeto/, sembra non aver ancora  raggiunto, “la rilevante quantità di informazioni sulla “creazione” che servono per   la selezione delle decisioni da tradurre  nel linguaggio di chi deve progettare ed elaborarne i significati per l’uomo ved. anche http://www.lagazzettacatanese.it/quale-scuola-per-il-nostro-territorio/.

All’impresa ha pure nociuto l’incertezza dei valori della società siciliana che ne offuscano la visione del futuro, ved. http://www.lagazzettacatanese.it/val-simeto-al-bivio-lomologazione-massificante-della-civilta-industriale-linquieta-ricerca-dell-identita-del-bene-comune/.

Utili suggerimenti di metodo di lavoro, capacità di lavorare in squadra, leadership,  ha dispensato “the Organizer” Wade Rathke  con il suo stile antiretorico: se si vuol seguire il modello Acorn in Sicilia bisogna focalizzarsi su una scala di problemi di rilevanza regionale; non c’è singolo  gruppo politico che può resistere alla massa di votanti che ha avuto Acorn; è più facile organizzare le persone contro che per qualcosa; il leader sa che deve andare a parlare porta a porta con centinaia di persone, ascoltarle attentamente (sudare più che parlare), così da cogliere quelle che sono le reali priorità per le persone, è difficile e faticoso ma non c’è altra soluzione; il cuore della nascita di una cellula di Acorn è la costituzione di un “comitato direttivo”, leaders di comunità che lavorano con gli “organizers”, ma la presenza di questi pochi leaders non esclude il fatto che si deve sistematicamente e continuamente parlare con la base: il porta a porta. Essere leader vuol dire che sai parlare con la gente, questa è l’essenza! il migliore leader è quello che ascolta non quello che parla; la nostra base e la vostra  credo non sa esattamente cosa chiedere,  sa che ha problemi ma spesso il sistema politico dice: è così e non può essere altrimenti; quello che facciamo con i leaders: devono imparare ad ascoltare e polarizzare le discussioni in modo che le cose si chiariscano, ma certe volte si sbaglia: le persone votano coi piedi; ci sono molte meno persone di quelle che ti aspetti in assemblea, non ci si può far nulla; ma non cambia il fatto che devi essere “vicino” alla gente così da sbagliare di meno; credo che le piattaforme on line permettano la partecipazione solo di alcuni, delle elites; la politica è una sfida enorme per i partiti politici, ho appena speso una settimana in Tunisia e si è discusso di questo,ci sono molti candidati che nascono sul web, e non rappresentano davvero nessuno come per esempio Trump: molto di questo è voto di protesta contro l’establishment, contro la crisi finanziaria, contro la disoccupazione. Negli USA abbiamo un periodo di crescita e i salari continuano a decrescere. Comunque la politica web based non è democratica. Parte del problema è come costruisci una campagna, ci vuole del lavoro per tradurre un certo problema in qualcosa che fa parte della vita di tutti i giorni delle persone, per esempio i  nostri membri non pensano al cambiamento climatico come prima cosa la mattina, ma in realtà nella nostra housing campaign stiamo progressivamente trattando il climate change perché le case sono vulnerabili ai cambiamenti del clima. Certo ne parliamo in modo diverso con i nostri membri, l’oggetto della campagna deve essere  immediato-specifico-realizzabile (che si può vincere). Certe volte devi spezzare il grande problema in pezzetti piccoli. Vorrei nascesse qualcosa come Acorn qui in Sicilia, non so se come cosa nuova o che esiste e si affilia ad Acorn, così che possiamo supportare il vostro lavoro in modo più diretto.

Il metodo: 1) noi ci rifiutiamo di chiedere ai soci di “credere in noi”, abbiamo strumenti e li mettiamo a loro disposizione, ma non facciamo le cose al posto loro. La fiducia si costruisce lottando insieme nelle cose. Non si chiede, non si ottiene parlando. Si costruisce ed è reciproca;

2) pagamento della membership: chiedi, se non chiedi non te lo daranno. I nostri soci sono molto più generosi e le loro quote associative sono molto più importanti per noi che non per le fondazioni. Chiedi e ti sorprenderai.

L’organizzazione non è alleata con un partito, in nessun paese ma è politica, per questo non siamo una non-profit e non prendiamo  donazioni poiché  ci impedirebbero di fare qualcosa di molto politico. Nei dibattiti elettorali noi prendiamo posizione aperta, pro e contro i candidati che ci supportano e ci ostacolano. Il nostro ruolo di influenza sul campo è così potente, che i politici non possono non fare i conti con noi;  prima di questo incontro sono stato in Olanda invitato dal partito socialista che sta perdendo la sua base elettorale, ho suggerito di ritornare a parlare con la gente porta a porta.

La comunicazione interna con i nostri soci è fondamentale così da filtrare le cose ( Acorn è riuscita molto faticosamente a risolvere tramite una transazione interna, una grave situazione di sviamento di fondi dalla sua missione, cosa che l’ha sottoposta all’attacco mediatico dei suoi detrattori),  Fox news è enorme ma raggiungiamo solo una parte delle persone. Noi abbiamo le nostre stazioni e i nostri canali per competere, ma una base profonda e autentica ti garantisce più dei followers”.

Insomma in Acorn tendenzialmente c’è alta cooperazione e assertività e questo determina una relazione molto produttiva tra gli scopi personali e di gruppo. I conflitti ci saranno pur stati durante la sua cinquantennale storia ma evidentemente sono stati affrontati e risolti, quando addirittura sono stati forieri di cambiamento e creatività.

Sulla partecipazione rinviamo la riflessione al  capitolo XV di  <<per governare insieme: il federalismo come metodo verso nuove forme della democrazia, di V.A. Valastro, in G.Arena, F.Cortese (a cura di), << crediamo si possa dire che la partecipazione ha valore in quanto produce capitale sociale, senso di appartenenza alla comunità, educa alla cittadinanza e costituisce un antidoto al populismo, alla semplificazione della politica, al potere carismatico e mediatico, in una parola alla riduzione dei cittadini a “pubblico”>> . La scarsa qualità civile, principale causa di arretratezza del Sud Italia, potrebbe esser migliorata grazie all’attecchimento di pratiche virtuose di gestione solidale dei beni comuni, indispensabili per la crescita non solo economica, del Mezzogiorno e  alla lettura del recente articolo  della vicepresidente dell’APS Labsus (Laboratorio per la sussidiarietà) Daniela Ciaffi,  che ipotizza l’aggiunta di un ulteriore gradino alla celebre “scala della partecipazione dei cittadini”, teorizzata dall’attivista e studiosa americana Sherry Arnstein  nel 1969,  https://www.labsus.org/2019/09/diritto-a-prendersi-cura-dei-beni-comuni-il-massimo-della-partecipazione/    

Riteniamo il  principio di sussidiarietà orizzontale ovvero riguardante i rapporti tra lo Stato –inteso come insieme dei pubblici poteri – e le formazioni sociali, dotate ex.art. 2 Cost. di una  tutela costituzionale così come introdotto nella nostra costituzione all’art.118 co.4  dalla legge Cost. n.3/2001, essere il trampolino di lancio per la  crescita della cultura partecipativa e per l’effettivo compimento dei diritti della persona in specie del fondamentale all’art.3, co.2  (principio di uguaglianza sostanziale).

Per una riflessione critica del capitalismo ci permettiamo di rinviare allo scritto del prof. Stefano Zamagni, <<La crisi economico finanziaria come crisi di senso il ruolo della società civile>> e poi rinviamo al filone dell’economia civile sorto dalla tradizione economica italiana del ‘ 700 con gli illuministi milanesi Cesare Beccaria e Pietro Verri, e in particolare con la scuola napoletana di Antonio Genovesi, che indirizza  l’economia a procurar la pubblica felicità, intesa come <<felicità di tutto il corpo e di ciascun membro>>, Lezioni di commercio o sia di Economia civile, Fratelli Di Simone, Napoli 1767, Parte I, 11. Questa tesi  fra l’altro guarda al bene comune della società che è inclusivo di ogni persona, segna la differenza con l’economia classica inglese, che nel XVIII secolo, con le teorie di Adam Smith, di davide Ricardo, di John Stuart Mill e del filosofo e giurista Jeremy Bentham, puntava alla ricchezza della nazione, come risultato della somma complessiva dei beni, indipendentemente dal fatto che coloro che ne usufruivano erano una ristretta elite, e che venivano trascurate le fasce più deboli della popolazione.

Ai giovani e preparati professori, ricercatori, laureandi, studenti, persone giovani nell’animo che vorranno scommettersi per la Sicilia, il rinnovo della sfida per compiere un percorso che richiede come dice l’amico Rathke più che parole, sudore per capire meglio l’uomo.

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