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Pensione integrativa, l’alternativa alla previdenza sociale e alle formule private

CATANIA. Se si guarda al contesto previdenziale attuale e in proiezione a quello che potrebbe essere tra qualche anno, si può trovare la spiegazione formale ad un fenomeno che sta riguardando sempre più italiani. Le pensioni integrative non sono certo una novità, ma negli ultimi anni il numero di lavoratori che sceglie la via individuale per guardare al futuro con maggiore autosufficienza e quindi con maggiore tranquillità sale a vista d’occhio. Questa tendenza è scaturita proprio dai calcoli che riguardano l’età pensionabile, la cui soglia sale di anno in anno, e un calcolo che nell’attualità si rivolge sempre più al criterio contributivo. Per questo motivo, il Governo e i sindacati stanno cercando di incanalare il fenomeno della pensione integrativa, quanto meno per cercare di equiparare la tassazione per quel che riguarda i dipendenti pubblici e privati.

Un nodo importante, la cui risoluzione era già in programma lo scorso anno e che metterebbe la parola “fine” alla disparità tra pubblico e privato. Al contempo, però, lo Stato intende puntare ad un ritorno di una buona fetta di lavoratori della pubblica amministrazione entro i ranghi delle pensioni complementari. Il meccanismo al vaglio dell’esecutivo riguarda un piano decennale, che consentirebbe l’incremento di sottoscrizioni al sistema previdenziale privato fino al 20%, con una crescita annuale stimata all’1,4% circa.

Le alternative sul mercato, però, sono davvero molto interessanti: i lavoratori possono infatti sottoscrivere fondi pensione privati, conosciuti nel mondo finanziario come Pip o Piani Individuali pensionistici. Il vantaggio di questa particolare tipologia di pensione integrativa sta nella possibilità di aumentare o diminuire l’importo versato senza dover pagare penali, ma anche nell’opportunità di variare la strategia di investimento.

I fondi pensione prevedono l’investimento delle somme raccolte dai vari investitori in altri strumenti finanziari, solitamente fondi comuni o ETF, con l’obiettivo di allungare il periodo di investimento con una soglia di rischio molto tollerabile anche dagli investitori più esigenti. Al termine del periodo indicato, il risparmiatore potrà ottenere quanto versato o sotto forma di una rendita mensile, oppure con un ritiro iniziale del 50% della somma. Un’opzione ulteriore per i lavoratori sussiste qualora il capitale maturato sia inferiore alla metà della quota della pensione sociale. Dal punto di vista fiscale, poi, un ulteriore pro arriva dalla deducibilità: PIP e Fondi pensione possono essere dichiarati e detassati fino ad un importo complessivo di 5.164,57 euro, pari all’incirca a 480 euro mensili. Una somma che però non tanti possono permettersi, ed è per questo che le pensioni integrative possono partire da somme più basse, proprio per concedere l’accesso anche a coloro che non hanno grandi risparmi da investire.

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