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Piano rifiuti in Sicilia: speriamo non sia vero!

È di qualche giorno addietro l’ennesima puntata del caos “meglio organizzato” della politica siciliana la quale dopo sedici anni di mancanza di piano rifiuti, adesso -tramite la dichiarazione dell’assessore regionale Vania Contraffatto in sede di conferenza Stato-regioni- se ne esce con la prevista costruzione di sei “micro” inceneritori, così, quasi in risposta (migliorativa) rispetto al diktat del governo nazionale il quale invece ne aveva suggeriti due “maxi”.

L’assessore  aggiunge  che si punterà con mai prima d’ora al raggiungimento della fatidica soglia del raggiungimento della percentuale del 65% di raccolta differenziata, con tagli finanziari ai comuni fannulloni.

Sempre sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento dell’ordinario  Rosario Lanzafame, il quale  docente di sistemi per l’energia e l’ambiente pare non nutrire alcun dubbio sull’ in -(capacità) del popolo siciliano dall’uscire da una posizione di sottocultura, mancanza di senso civico e quant’altro ci ha relegato nei bassifondi degli indici di raccolta differenziata… tanto meglio esser finalmente realisti e impiantare “sti benedetti” inceneritori che in paesi notoriamente molto più civili del nostro pare possano convivere pure nei pressi dei centri storici delle città più belle (l’esempio di  Vienna è il più in voga di questi tempi).

Eppure ci sembra che al realismo di questa fredda conclusione di dati di superficie sfugga una parte di vita sicula, che anziché rassegnarsi alle facili soluzioni  di bacchetta magica di una politica lontana che s’impone dall’alto su cittadini-inetti, crede ancora si possa intraprendere la strada della bellezza e della felicità.

Da queste piccole pagine di giornale  di provincia abbiamo teneramente accompagnato  la gestazione, nascita e crescita  del  Patto del fiume Simeto, il quale è dei cittadini della valle ma anche di quelle stesse istituzioni che parevano aver finalmente imparato ad ascoltare la voce di una parte di Sicilia che a dispetto dei tanti primati negativi crede ancora al cambiamento.

E questa non è  la realtà meritevole di essere sostenuta fino in fondo?

Pietro Benina

Simeto

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