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“Quella di Antenna Sicilia è una morte annunciata”, il commento di Cisl e Fistel

Riceviamo e pubblichiamo integralmente.

«Apprendiamo, purtroppo senza sorpresa, che il management di Antenna Sicilia ha comunicato ai dipendenti una procedura di mobilità per 16 di loro su 23. Si tratta dell’ultimo colpo mortale inferto al mondo dell’editoria e dell’informazione catanese. Una morte annunciata da molto tempo, specialmente dopo la chiusura della testata di Telejonica e i licenziamenti a Telecolor. Ma anche il segno di mancanza di vere politiche di sviluppo in Sicilia».

È l’amaro commento di Rosaria Rotolo, segretaria generale della Cisl di Catania, e di Antonio D’Amico, segretario generale della Fistel etnea, dopo aver saputo della prossima procedura di mobilità nel gruppo Ciancio (clicca qui per la notizia).

«È la fine di un impero – aggiungono – caduto così come altri, trascinando con sé posti di lavoro e famiglie. È un ulteriore impoverimento per il territorio etneo, che già sta scontando gli effetti di una lunga crisi che ha devastato altri settori fondamentali per l’economia locale».

«C’è il rischio che si disperdano altre competenze del settore – continuano – che altri disoccupati si aggiungano al dramma di centinaia di posti di lavoro perduti in questi anni. Rischia di chiudere un’azienda, un gruppo storico arricchitosi negli anni che sembra non avere alcuna responsabilità sociale nei confronti di tante persone che vi hanno lavorato con dedizione e professionalità. Lavoratori, tecnici, professionisti ai quali adesso viene comunicato il ben servito e così messi alla porta!»

«Non possiamo che denunciare – concludono Rotolo e D’Amico – la miope capacità imprenditoriale che non ha saputo cogliere le sfide del cambiamento e non ha saputo né voluto innovarsi per traguardare la crisi. Ma dobbiamo anche denunciare come negli ultimi anni, in Sicilia, siano mancate vere politiche di sviluppo, in questo e in altri settori fondamentali per la ripresa dell’economia locale. E troppi, nella politica siciliana e locale, sono impegnati in altro mentre il lavoro produttivo crolla».

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