Cronaca

Rifiuti. Sicilia ancora ultima nel 2018, ma…

È stato presentato nella giornata di ieri, a Roma, il Rapporto Rifiuti Urbani edizione 2019, l’annuale raccolta dati sui rifiuti che l’ISPRA pubblica per rendere noto lo stato dell’arte. I dati pubblicati, ovviamente, non fanno riferimento all’anno 2019 (non ancora concluso), ma sono aggiornati al 2018. 

Il documento permette di delineare la situazione italiana rispetto alla produzione dei rifiuti, le percentuali di raccolta differenziata, le tipologie di rifiuti, l’impiantistica, l’evoluzione nel tempo. 

L’Italia, come sempre, corre a tre velocità: le regioni del centro-nord superano il 65% di raccolta differenziata, seguono quelle del centro ed infine il sud Italia. I numeri del meridione non sono uniformi e risentono fortemente dell’influenza di regioni notoriamente in ritardo, come la nostra.

Ciliegina sulla torta, Catania è la peggiore città italiana, tra quelle con popolazione superiore a 200mila abitanti, per percentuali di raccolta differenziata. Nel 2018 i dati vedono addirittura un peggioramento (7,7%) rispetto al 2017 (8,7%). Al penultimo ed al terzultimo posto si trovano rispettivamente la città di Palermo e la città di Messina. Dati che si ripercuotono sulle tasse dei cittadini che pagano, in Sicilia, le tariffe più alte del Paese (anche a causa di un ingente numero di evasori mai del tutto contrastati).

Che la Sicilia sia maglia nera in Italia nella gestione dei rifiuti urbani è cosa nota. Ogni anno il rapporto non fa che mettere il dito su una piaga dolorosa per i siciliani che hanno a cuore l’ambiente e si impegnano, quotidianamente, per avere una terra più vivibile in cui raccolta differenziata e riciclo non siano leggende metropolitane e la minaccia di possibili costruzioni di impianti di incenerimento sia definitivamente scampata. 

Per questa ragione abbiamo voluto estrapolare alcuni dati che dovrebbero darci coraggio e da cui si dovrebbe partire per comprendere che una Sicilia diversa è possibile. 

PRODUZIONE DEI RIFIUTI

La Sicilia è una delle regioni che probabilmente sta lavorando maggiormente nell’ottica della riduzione dei rifiuti. Non a caso, è una delle tre regioni italiane che tra il 2017 e il 2018 ha registrato un decremento delle produzione totale di rifiuti solidi urbani. 

Grazie alla collaborazione del mondo delle associazioni e alla volontà di alcune amministrazioni comunali lungimiranti, la Sicilia conta decine di progetti di compostaggio domestico e di comunità che alleggeriscono il carico agli impianti e riducono, in modo significativo, la produzione per i comuni interessati. 

Inoltre, nel 2019 in Sicilia si sono registrate il più alto numero di iniziative nell’ambito della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti.

Ecco alcuni dati di cui andar fieri:

  • Nessuna provincia siciliana tra quelle che in Italia producono oltre 600 kg/abitante ogni anno. 
  • Due province siciliane tra le tredici che in Italia producono meno di 400 kg/abitante ogni anno (Caltanissetta ed Enna).

RACCOLTA DIFFERENZIATA

Inutile nascondere che i dati sono lontanissimi dagli obiettivi prefissati dalla legge, ma allo stesso tempo non si può ignorare l’incremento di raccolta differenziata che si registra negli ultimi anni. 

  • Dal 2016 al 2018, secondo i dati ISPRA, la raccolta differenziata in Sicilia è passata dal 15,4% al 29,5% (in alcuni mesi del 2019 si è sfiorato il 40% secondo i dati diffusi dalla regione)
  • La provincia di Catania dal 2017 al 2018 è passata dal 23,4% al 30,3% di raccolta differenziata. La cifra risente fortemente degli scarsi risultati ottenuti nella città capoluogo. 

SMALTIMENTO 

La Sicilia, non avendo inceneritori nel proprio territorio, smaltisce in discarica il rifiuto urbano residuo. Una montagna di rifiuti, ogni giorno, viene sotterrato. Un quantitativo di risorse (anche economiche) sprecato a causa dell’incapacità gestionale degli ultimi 25 anni. Anche qui possiamo trovare dati positivi? Si.

  • La Sicilia non è tra le regioni che smaltisce di più in discarica senza alcun trattamento preliminare. Fanno parte di questo elenco Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Basilicata, Veneto, Sardegna e Marche.
  • Dal 2016, grazie all’aumento della raccolta differenziata, in Sicilia diminuiscono le quantità di rifiuti smaltite in discarica.

Basta questo per dire o pensare che le cose vadano bene? No. Ci auguriamo possa servire a non vedere tutto necessariamente nero. C’è tantissimo lavoro da fare e ci sono nuovi obiettivi, sempre più ambiziosi da raggiungere.

Ci auguriamo che la gestione dei prossimi anni sia improntata sulla sostenibilità (ambientale, sociale, economica ed istituzionale) ed in linea con quanto previsto dalla gerarchia dei rifiuti e dalle più recenti direttive europee. Urge un nuovo Piano Regionale dei Rifiuti, ma non per avere il tanto voluto (da chi?) incenerimento, semmai per programmare un serio recupero di materia nei prossimi anni, in linea con quanto richiesto a livello comunitario e fuori (una volta per tutte) dalle procedure di infrazione. 

Un sogno realizzabile? Se i siciliani lo vogliono, possono. 

 

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