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Sciame sismico in corso nell’area etnea: 13 deboli scosse, interessato il fianco nord-orientale del vulcano

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Mappa di pericolosità sismica della Sicilia orientale e localizzazione dell’evento di ML 3.0 di stamani. Accelerazione orizzontale del suolo con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni. Fonte: INGV

Dall’inizio della giornata odierna le stazioni della Rete Sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno registrato uno sciame sismico nel versante nord-orientale dell’Etna. Tredici le scosse, tutte di magnitudo locale compresa tra 2.0 e 3.0, con profondità variabile dai 5 ai 17 km. L’evento più importante della sequenza, avvertito distintamente dalla popolazione alle ore 10.42, ha raggiunto una magnitudo 3.0, con epicentro a Sant’Alfio a 5 km di profondità. L’ultimo evento tellurico, al momento, risale alle 14.54 ora locale, con ML 2.2 ed epicentro Mascali. Pochi minuti prima, una scossa di entità analoga ha interessato il territorio di Trecastagni. Non si segnalano danni a cose o persone. Negli ultimi giorni diversi terremoti, tutti a bassa energia, hanno interessato anche l’area di Castiglione di Sicilia e il versante settentrionale dei monti Nebrodi.

La regione etnea, come larga parte della Sicilia orientale, è un’area soggetta a frequente sismicità e pericolosità sismica alta (livello 2), interessata sia dai grandi eventi a scala regionale sia dalle dinamiche locali. Come dimostrano i cataloghi macrosismici italiani e gli studi condotti dall’INGV, il settore dell’Etna più soggetto alla sismicità di tipo vulcano-tettonico è proprio il versante orientale, attraversato da numerose faglie attive. L’area più frequentemente colpita da questa tipologia di eventi è quella compresa tra Acireale, Zafferana e Giarre.

In attesa di eventuali comunicati ufficiali, il vulcanologo INGV Boris Behncke ha commentato sui social network la dinamica di innesco dei terremoti odierni: «si tratta di movimenti di faglia, non di intrusione magmatica nei fianchi. Nei periodi di calma superficiale, come quella che regna sull’Etna da quando è finita l’attività sommitale di maggio 2016, nuovo magma risale nei condotti centrali, mettendo il sistema sempre più sotto pressione, facendo gonfiare il vulcano, e i fianchi ne risentono con movimenti lungo le faglie nel settore orientale. Si tratta di fenomeni normali sull’Etna, ma negli ultimi anni questa tipica attività sismica dal fianco orientale è stata molto meno cospicua rispetto agli ultimi decenni».

Attività sismica piuttosto comune, dunque, ma che deve rappresentare un monito sui rischi legati ad un territorio altamente sismico. Fondamentale è la prevenzione, come ben rimarcato dal primo ricercatore INGV della sezione di Catania, dott. Marco Neri: «questa piovosa domenica autunnale ci riserva un piccolo sciame sismico, come non accadeva da un po’ nell’area etnea. Si tratta di scosse tipiche di questo settore, percorso da molte faglie attive, come gli abitanti della zona sanno bene. Fin quando la magnitudo rimane M<3, non succederà molto. Ma quelle faglie sono capaci di fare ben di più (alcune, poco a sud della zona adesso coinvolta, fino a M>4). Questo significa che non si deve sottovalutare il problema. Come ripetiamo da tanto, non sappiamo quando avverranno forti terremoti, ma sappiamo dove e con quale intensità colpiranno. Sarebbe, quindi, logico agire preventivamente, rendendo gli edifici antisismici e puntando sulla microzonazione sismica. E su questo punto il catanese è in grave ritardo».

 

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