Cultura

Se non ci stringiamo assieme siamo complici

girotondo

 

Elogio ai molti siciliani che in silenzio continuano a compiere il loro dovere senza se e senza ma

Non è con le parole che si cambia il mondo ma con i fatti spesso impercettibili delle semplici persone  che quel che possono  fare per gli altri lo compiono punto e basta.

Non me ne vogliano i promotori nostrani di marce della legalità, lettere accorate di solidarietà e simili; ne ho già viste troppe scorrere nella mia vita e a molte ho partecipato, a prescindere da chi le promuovesse perché credo che di fronte a certi episodi di violenza non ci si può dividere e invece la nostra comunità è sempre più “spaccata”.

Svanito l’effetto emotivo di quei due, tre giorni successivi alla manifestazione tutto torna come prima; anzi peggio, mancando il continuo, ossia la transizione dalle domande del  senso delle cose  alla progettazione di azioni che riportano la vita nei nelle nostre città, paesi, scuole, uffici.

Cosa se ne fanno delle nostre parole di solidarietà i nostri commercianti paesani vessati in lungo e largo dalla criminalità organizzata e non, e da uno Stato pesante di inutile burocrazia e al contrario sempre più debole nel garantire le condizioni di ordine pubblico?

Ma poi chi è vittima e chi carnefice di questa spirale di violenza e degrado? il pensiero va anche ai troppi giovani che sempre più precocemente entrano nel circuito della criminalità anche per la mancanza di prospettive che lo Stato stesso con le sue istituzioni  non ha saputo loro offrire.

A che serve esprimere stima e lettere di solidarietà a magistrati, sindaci, rappresentanti delle istituzioni, semplici tutori dell’ordine, se poi noi cittadini della “società bene” non concorriamo alla formazione del “bene comune”, se reclamiamo i diritti ma scansiamo i doveri, se non ci adoperiamo a cooperare al raggiungimento di una società più giusta ed equa per tutti?

Da queste righe un appello (inutile?) ad uscire dalle nostre comodità per faticare alla ricerca della felicità condivisa per noi e per tutti.

Testimoniamo amore incondizionato per la nostra terra bellissima e disgraziata e per le persone di buona volontà che la vivono con i loro uffici, studi e tempo libero.

Sentirsi partecipi di “lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato”: lo dobbiamo alle nuove generazioni, “le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”; ti voglio bene Paolo!

Pietro Benina

 

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