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Tagli per oltre 150 milioni. A rischio scuole, strade e servizi per disabili

In occasione del sit-in dei dipendenti della Provincia e delle partecipate che si è svolto ieri in via Etnea, le organizzazioni sindacali assieme al coordinamento delle Rsu di tutte le ex Province siciliane hanno presentato uno studio secondo cui a Catania gli istituti scolastici superiori rischiano la chiusura ed i disabili sensoriali di restare senza servizi.
In base ai dati, Catania è la Provincia siciliana col più elevato prelievo forzoso da parte dello Stato: 36,2 milioni di euro nel 2015; che diventeranno quasi 50 milioni nel 2016 e ben 63 milioni nel 2017.
I i segretari generali provinciali Gaetano Agliozzo (Fp Cgil), Armando Coco (Cisl Fp), Stefano Passarello (Uil Fpl) e Giuseppe Messina (Csa) chiedono di “richiamare i governi regionale e nazionale all’esercizio responsabile delle rispettive competenze e funzioni. Siamo molto preoccupati per la situazione economica dell’ente perché ai prelievi forzosi si aggiunge l’azzeramento dei trasferimenti già fatto prima. Tutto ciò, in assenza di una legge di riordino, sta provocando anche una pesante penalizzazione dei servizi prestati ai cittadini anche perché le Province continuano a svolgere le stesse funzioni di prima, almeno in teoria, perché senza risorse è quasi impossibile ormai continuare a farlo”.

Con i tagli previsti da qui a breve non potranno essere garantiti tra l’altro le funzioni di maggiore impatto sociale, come il funzionamento degli istituti scolastici di 2° grado, perché l’ente non può più pagare acqua, luce, gas, telefono; la sicurezza degli edifici stessi, perché non si potrà fare più la manutenzione sia ordinaria sia straordinaria, e quindi dovranno essere chiusi; l’assistenza ai disabili sensoriali e il sostegno finanziario alle organizzazioni del terzo settore; l’assetto di 2700 chilometri di rete stradale che senza manutenzione finirà per chiudere al transito in molti tratti”.

I sindacati denunciano anche il possibile rinnovo contrattuale per tutti i dipendenti, sia tempo indeterminato che determinato, che sono frutto di “Scelte politiche e sbagliate non possono avere effetti distortivi nel territorio ed essere penalizzanti, oltre che per i servizi, anche per il personale”.

Cettina La Fata

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