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Teatro Romano di Catania, presentata la video-ricostruzione

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Catania. È stata presentata nella giornata di ieri, a Palazzo degli Elefanti, la ricostruzione video del Teatro Romano di Catania eseguita dall’IBAM – CNR, che aveva già curato la ricostruzione virtuale dell’Anfiteatro romano.

Un docu-video di 7 minuti che mette in risalto la straordinaria bellezza e le caratteristiche peculiari di un sito che ha molto rappresentato nella Catania che fu. Il lavoro, rientra nell’ambito delle attività del progetto Pon Smart City Dicet (grazie al quale sono stati realizzati altri prodotti/servizi per la città di Catania).

Il teatro romano di Catania sorge sul fianco meridionale della collina di Montevergine al centro di un quartiere ricco di testimonianze archeologiche che rappresenta ancora oggi il cuore pulsante della città. L’edificio originario risale probabilmente proprio ad età greca ma di esso si conservano solo pochi resti murari.
Le ricerche dell’IBAM CNR sono state focalizzate sulla fase architettonica più monumentale, quella di II-III sec. d.C., e hanno permesso di svelare, tra ipotesi e conferme, un volto inedito dell’antico edificio, nel momento di maggiore splendore.

Il prodotto sarà fruibile da settembre al Catania Living Lab, il laboratorio sperimentale creato grazie alla ormai pluriennale collaborazione tra il Comune di Catania e l’IBAM-CNR.

“La qualità architettonica del Teatro – ha detto ancora il sindaco Bianco – dimostra un’eleganza, una raffinatezza, una capacità anche tecnica di alto livello. Conferma la straordinaria sapienza, l’alto grado di evoluzione culturale della nostra città. Questo video fa vedere il Teatro da lontano a fa venire voglia di vederlo di persona senza il rischio di rimanere delusi. In questo teatro c’è un po’ la storia di Catania, c’è l’elemento più caratterizzante che è grande capacità di adattarsi ai cambiamenti. Ci sono poche città al mondo che hanno conosciuto tanti elementi distruttivi quanti ne ha conosciuti la nostra città che, però, si è sempre ripresa con armonia e forza maggiori”.

LA STORIA DEL TEATRO ROMANO

Il teatro romano di Catania sorge sul fianco meridionale della collina di Montevergine al centro di un quartiere ricco di testimonianze archeologiche che rappresenta ancora oggi il cuore pulsante della città. L’area, frequentata sin dalla preistoria, accoglieva in età greca un importante santuario urbano dedicato a Demetra e Kore che ha restituito migliaia di oggetti ed ex-voto offerti in dono alle divinità. L’edificio originario risale probabilmente proprio ad età greca ma di esso si conservano solo pochi resti murari scoperti nel corso delle numerose campagne di scavo. Secondo lo scrittore romano Sesto Giulio Frontino, infatti, il celebre generale ateniese Alcibiade, trovandosi in Sicilia durante i tumultuosi anni della guerra del Peloponneso, pronunciò un discorso al popolo catanese proprio dal palcoscenico di un teatro. In età romana il quartiere fu interessato da un’intensa attività edilizia con la costruzione di edifici pubblici, terme, ninfei e ricche dimore. L’edificio che oggi ammiriamo appartiene nella quasi totalità proprio all’epoca romana e mostra i segni dei profondi cambiamenti che lo hanno interessato nel corso dei secoli.
La costruzione dell’edificio romano risale al primo secolo d.C., ma la struttura architettonica ha subito nel corso dell’età imperiale numerose trasformazioni che hanno fatto raggiungere il massimo splendore e monumentalità nel terzo secolo dopo Cristo. Il teatro romano di Catania si articolava in una cavea, del diametro di 98 metri, divisa in 9 cunei da 8 scale radiali. Due passaggi, detti praecinctiones, collocati a diversa altezza, la suddividevano in tre settori (maeniana) secondo la canonica ripartizione in ima, media e summa cavea. Le sedute che accoglievano gli spettatori, in gran parte oggiscomparse, erano realizzate in calcare, mentre le scale che dividevano i cunei erano in pietra lavica. Il contrasto cromatico generato da questa alternanza di colori conferiva all’edificio monumentalità e costituirà nei secoli successivi una delle peculiarità dell’architettura della città. L’ima cavea, direttamente poggiata sul pendio naturale della collina, era destinata ai membri dell’élites cittadina. Le sedute in pietra calcarea, infatti, erano rivestite in marmo e due grandi lastre marmoree con delfini dovevano decorare il parapetto esterno sottolineando così il ruolo di prestigio degli spettatori che sedevano in questo settore. La media e la summa cavea, invece, poggiavano su due ambulacri collegati tra loro da scale e muniti di accesso ai vari settori delle gradinate. L’aggiunta di un terzo grande ambulacro in epoca antonina modificò l’aspetto generale del teatro con l’eliminazione del loggiato che era posto in origine a coronamento dell’edificio. Questa trasformazione determinò l’ampliamento della cavea e la realizzazione di nuove gradinate nella parte sommitale dell’edificio aumentandone la capienza. La circolazione all’interno del teatro era efficacemente organizzata attraverso un sistema di scale radiali e di corridoi di collegamento. Gli spettatori potevano agevolmente raggiungere ogni settore della cavea e accedere a quello più alto attraverso una serie di rampe di scale addossate al muro esterno del terzo ambulacro. L’ingresso al teatro avveniva attraverso delle semplici porte ad arco poste lungo il perimetro dell’edificio scandito da esedre. Due coppie di scale rampanti addossate al muro esterno garantivano l’accesso direttamente alla sommità della gradinata, mentre nel settore nord-occidentale era situato un ingresso a galleria che permetteva al pubblico di raggiungere la parte più interna del teatro.
La scena fu in gran parte ricostruita in età severiana, trasformazione che ne mutò profondamente l’aspetto. Essa fungeva da vera e propria quinta teatrale e si articolava in tre ordini dall’aspetto monumentale scandita da tre grandi porte: la regia, centrale e più ampia, e le hospitalia, poste ai lati. Esse erano fiancheggiate da colonne corinzie poggiate su grandi plinti in marmo bianco. Quelli che fiancheggiavano la porta regia erano decorati con un bassorilievo che rappresentava un trofeo con Vittorie inginocchiate ai lati, mentre sui fianchi erano rappresentati barbari e soldati. Gli altri, di minori dimensioni, erano decorati con ghirlande e bucrani, delfini contrapposti e strumenti sacrificali. L’intero corpo scenico era ricco di fregi decorativi e statue che celebravano avvenimenti pubblici e temi mitologici tra cui una statua di Leda con cigno, copia romana di originale greco dello scultore Thimoteos. Davanti alla scena si sviluppava l’area del palcoscenico (pulpitum), decorato con una serie di piccole esedre in marmo. Qui si svolgevano le rappresentazioni teatrali tipiche del mondo greco e romano come le tragedie e le commedie, ma anche forme di spettacolo più leggere, parodie, mimi e danze. Questa parte del teatro era organizzata con strumenti per la spettacolarizzazione delle rappresentazioni come botole e passaggi sotterranei che gli attori sfruttavano per apparire improvvisamente sul palco. A ridosso del palcoscenico si trovava l’orchestra, l’area solitamente riservata al coro, caratterizzata da una pavimentazione in opus sectile, articolata in una serie di quadrati in marmo con dischi in pietra lavica. Questa decorazione, oggi coperta da un originale stagno naturale, rappresenta solo una piccola testimonianza della monumentalità che l’edificio possedeva in origine. Il teatro romano, insieme ad altri importanti monumenti, costituisce un preziosissimo documento dell’antico splendore di Catania e al tempo stesso il testimone diretto della complessa storia di questa città, costantemente attraversata da grandi cambiamenti culturali e trasformazioni urbane.

 

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