Cronaca

Tratta di donne nigeriane, emesse 15 ordinanze di custodia cautelare

procura_repubblica

Nella giornata odierna è stata data esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa, su richiesta di questa  Direzione Distrettuale Antimafia, in data 26.9.2016 dal G.I.P. del Tribunale di Catania nei confronti di n.15 persone.

In particolare, personale della Squadra Mobile di Catania in collaborazione con personale delle Squadre Mobili di Napoli, Caserta, Padova e Palermo, ha tratto in arresto:

 

  1. NOSAKHARE Tina (cl.1988) tratta in arresto a Catania;
  2. IDEHEN Faby Osagie (cl.1993), intesa “Osaghie”, tratta in arresto a Catania;
  3. SAMUEL Cynthia (cl.1982), intesa “Yunise”, tratta in arresto a Siracusa;
  4. UYOR Chineyere Marvelous (cl.1989), intesa “Chichi”, tratta in arresto a Licodia Eubea (CT);
  5. AKORO Gift (cl.1988), intesa “Pamela”, tratta in arresto a Giugliano in Campania (NA);
  6. LOKIKI Toyin (cl.1985), intesa “Juliet”, tratta in arresto a Giugliano in Campania (NA);
  7. OTASOWIE Faith (cl.1986), intesa “Naomi”, tratta in arresto a Castel Volturno (CE);
  8. AIDIAGBONYA Beauty (cl.1980), tratta in arresto a Vigodarzere (PD);
  9. OMOFOMWAN David Ewere (cl.1979), tratto in arresto a Vigodarzere (PD);
  10. AGYAPONG Albert (cl.1976), inteso “Capo Albert”, tratto in arresto a Mondragone (CE);
  11. EBHODAGHE Irene (cl.1972), intesa “Mummy Shade”, tratta in arresto a Catania.

 

Nei confronti di altri quattro destinatari di misura cautelare, in atto trasferitisi all’estero, è in corso la procedura per l’emissione di mandato di arresto europeo e per l’estradizione.

Detti soggetti sono ritenuti responsabili, a vario titolo, del reato di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone ai danni di giovani donne di nazionalità nigeriana, di singole ipotesi delittuose  di tratta di persone, con l’aggravante della transnazionalità, per avere reclutato, introdotto, trasportato e ospitato nel territorio dello Stato giovani donne nigeriane al fine di costringerle ad esercitare la prostituzione e del reato di sfruttamento della prostituzione.

In particolare, 9 dei soggetti tratti in arresto rispondono del delitto di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone ai danni di giovanissime donne di nazionalità nigeriana, per essersi associati in due distinte organizzazioni allo scopo di commettere più delitti di tratta, nonché dei singoli episodi  di tratta di persone aggravati dalla transnazionalità, dal fatto di  avere agito ai danni di minori degli anni diciotto, di aver agito  al fine di sfruttare la prostituzione delle vittime e di averle  esposte ad un grave pericolo per la vita e l’integrità fisica (facendo loro attraversare il continente di origine sotto il controllo di criminali che le sottoponevano a privazioni di ogni genere, le segregavano ed in alcuni casi  le costringevano con violenza  a subire atti sessuali ed, infine, le facevano giungere in Italia via mare a bordo di imbarcazioni occupate da moltissimi migranti esponendole ad un altissimo rischio di naufragio).

Altri quattro destinatari rispondono, in concorso tra loro, del reato di tratta di persone ai danni di  donne di nazionalità nigeriana con l’aggravante di aver agito al fine di sfruttarne la prostituzione, mentre solo due dei soggetti tratti in arresto rispondono, singolarmente, del reato di organizzazione e sfruttamento della prostituzione ai danni di numerose prostitute nigeriane.

Il provvedimento restrittivo accoglie gli esiti di una complessa e articolata attività investigativa di tipo tecnico coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania ed avviata dalla Squadra Mobile – Sezione Criminalità Straniera e Prostituzione: l’indagine veniva originata dalla querela presentata da una donna di nazionalità nigeriana dedita al meretricio per una patita aggressione ad opera di altra connazionale, aggressione asseritamente dovuta al rifiuto opposto dalla denunziante ad una richiesta di denaro avanzatale quale corrispettivo del permesso di esercitare la prostituzione in una strada di questo centro.

L’attività tecnica avviata per chiarire l’esatta dinamica dell’episodio si allargava ben presto poiché emergevano da subito indizi del delitto di tratta ai danni di numerose giovani nigeriane, consentendo di acquisire un compendio probatorio vasto e imponente a carico di numerosi soggetti per diverse ipotesi delittuose,

In primo luogo veniva ricostruita la vicenda dell’aggressione  denunziata, accertando che la presunta autrice della stessa era da lungo tempo vittima di tratta ad opera di una coppia di nazionalità nigeriana (AIDIAGBONYA Beauty e OMOFOMWAN David Ewere), i due con l’ausilio di una connazionale dimorante in Nigeria l’avevano fatta giungere in Italia parecchi anni addietro (circa cinque o sette), l’avevano sottoposta (tramite la donna in Nigeria) al rito voodoo, l’avevano introdotta nel circuito della prostituzione, facendosi corrispondere periodicamente le somme “investite” nel suo viaggio e continuavano ancora a percepire somme di denaro dovute a tale titolo.

In secondo luogo, lo sviluppo delle indagini consentiva di giungere alla individuazione di una vera e propria associazione, radicata sul territorio di Catania e quivi avente sede operativa, finalizzata alla commissione dei delitti di cui all’art 601 c.p. cui partecipavano gli indagati  NOSAKHARE Tina (con funzione direttiva), SAMUEL Cinthia detta Yunise, IDEHEN Faby Osagie ed altri soggetti non identificati ovvero i connection men HASSAN ed EMANUEL, la ragazza trolley Joy, nonché tale Eghosa; detto sodalizio criminoso risultava dedito al traffico di giovanissime ragazze nigeriane da introdurre in Italia onde giovarsi dei proventi del meretricio delle medesime e, in particolare, emergeva che alcuni degli associati si stavano organizzando per far arrivare dalla Nigeria giovani donne da immettere nel mercato della prostituzione.

L’attività tecnica permetteva altresì di appurare l’esistenza di un ulteriore e diverso sodalizio criminoso, con sede direttiva in territorio di Catania e sedi operative in territorio campano (Castel Volturno e Giugliano in Campania) anch’esso finalizzato al traffico di giovani ragazze nigeriane da introdurre in Italia e destinare alla prostituzione e, in particolare, dall’ascolto delle conversazioni dell’utenza in uso al predetto connection man HASSAN poteva facilmente evincersi che lo stesso fungeva da imprescindibile punto di riferimento non solo per il sodalizio tra le madame catanesi, ma anche per molti altri soggetti interessati a “commissionare” l’arrivo in Italia di giovani nigeriane e altri gruppi organizzati sul territorio italiano che, al pari delle catanesi, avevano unito le proprie forze, economiche e non, per assicurarsi l’arrivo di giovani connazionali da sfruttare; emergeva, altresì, che il predetto HASSAN, coadiuvato da tale DANIEL aveva peculiari rapporti con un gruppo campano, rapporti curati attraverso la di lui fidanzata e rappresentante in Italia ovvero l’indagata  UYOR Chineyere Marvelous detta “Chichi”,  fidanzata alla quale aveva già inviato tre ragazze da sfruttare e che si trovavano già in territorio italiano; quali partecipi di detta associazione, oltre alla già citata UYOR Chineyere Marvelous (con funzione direttiva) venivano individuate le indagate AKORO Gift  detta “Pamela”, LOKIKI Toyin detta “Juliet”, OTASOWIE Faith detta “Naomi” ed altri soggetti non identificati ovvero i “connection men” Emanuel e Daniel.

Le risultanze investigative mettevano in luce l’esistenza di un gruppo criminale composto da soggetti libici, ghanesi e nigeriani dedito ai trasferimenti dalla Nigeria all’Italia di migranti provenienti dall’area subsahariana, organizzazione i cui soggetti apicali (tali Hassan ed Emanuel) venivano contattati dall’Italia non solo dai due sodalizi di cui si è prima detto, ma da una moltitudine di soggetti interessati a far giungere illegalmente via mare in Italia numerosi migranti, la maggior parte dei quali di sesso femminile e nazionalità nigeriana con destinazione finale il meretricio.

Infine venivano individuate plurime ipotesi di delitti di traffico di esseri umani ai danni di numerose giovani ragazze nigeriane (alcune delle quali identificate) commessi da alcuni degli indagati, uti singulis o in concorso con altri soggetti, comunque realizzati al di fuori di un contesto associativo.

La corposa attività di indagine, dispiegatasi lungo un arco temporale di 16 mesi, ha ulteriormente consolidato le informazioni relative al turpe mercato di esseri umani ormai avviato da organizzazioni criminali transnazionali evidenziando come detto mercato abbia ad oggetto quasi esclusivamente soggetti di sesso femminile, per lo più minorenni, di nazionalità nigeriana, destinate al circuito della prostituzione su strada.

Le vittime, come già appurato anche in altre indagini svolte da questo Ufficio, venivano sottoposte a rituali magici di vario genere per costringerle all’osservanza e all’ubbidienza ai propri sfruttatori e ciò già prima di affrontare un lungo e pericoloso viaggio che da Benin City attraverso Kanu, Agades, Sabratha, le conduceva a Tripoli per l’Imbarco.

Le giovani vittime venivano  affidate di volta in volta a soggetti chiamati “trolley” ovvero accompagnatori incaricati di assicurare che le giovani, considerate alla stregua di vera e propria merce, arrivassero a Tripoli per imbarcarsi; giunte a Tripoli venivano fatte alloggiare in strutture (dette “connection house” o “ghetti”) ove spesso venivano costrette ad iniziare il meretricio o a subire violenze sessuali, privazioni di ogni genere (dal cibo, all’acqua alle medicine) e punizioni umilianti in caso di disubbidienza alle regole imposte dal responsabile della struttura (ad, esempio, venivano picchiate e veniva loro rasato il capo).

Gli associati che in Italia attendevano l’arrivo delle ragazze commissionate curavano i contatti telefonici con le stesse tramite i “trolley” o i “connection men”, entrando in fibrillazione allorché la partenza programmata subiva ritardi coì determinando ritardi anche nella percezione dei potenziali profitti ricavabili dal meretricio delle stesse e facendo aumentare i costi del viaggio per le nuove  non preventivate spese di mantenimento in Libia.

All’arrivo in Italia, le vittime iniziavano un tirocinio unitamente alla propria madame che impartiva loro le direttive necessarie per un proficuo esercizio delle prostituzione: venivano, pertanto, indottrinate quanto ad abiti ed accessori da indossare per rendersi più “appetibili” ai potenziali clienti, quanto a cifre da richiedere e a prestazioni da eseguire, ricevendo l’assegnazione di una postazione di lavoro su strada: si avviava così un nuovo ciclo di sfruttamento a sua volta originato da un precedente sfruttamento poiché spesso l’arrivo della vittima costituiva per la madame, che a sua volta era stata anch’essa vittima di un’altra madame, l’occasione per interrompere il meretricio e programmare una vita, dei figli o l’acquisto di un immobile in Nigeria.

L’odierna operazione denominata “Skin Trade” rappresenta una delle tappe di un percorso avviato da questo Ufficio di duro contrasto al fenomeno del traffico di esseri umani, strettamente collegato ai recenti ingenti flussi migratori dall’Africa alle coste Siciliane: con  detta operazione nell’anno 2016 giunge a 30 il numero dei  soggetti destinatari di ordinanze applicative di misure cautelari per i delitti di tratta di esseri umani emesse dai G.I.P. su richiesta di questa D.D.A.

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