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Un territorio che non riesce a progettarsi: chiude il punto nascite di Paternò

di Carmelo Caruso

A quanto pare adesso è ufficiale: dal 1 gennaio 2015 chiude il punto nascite dell’ospedale SS. Salvatore di Paternò. Questo è quanto afferma la nota dell’Asp 3, nella quale si afferma che tale servizio sarà totalmente concentrato a Biancavilla.

Nel presidio ospedaliero di Paternò resteranno attive soltanto le procedure ostetrico-ginecologiche ambulatoriali e chirurgiche in regime di day-hospital (vale a dire secondo una modalità organizzativa di assistenza ospedaliera nella quale il paziente rimane nella struttura solo il tempo necessario per accertamenti ed esami, senza occupare un posto letto), attivo h24.

Non si può che registrare la netta e convinta contrarietà a tale decisione dell’intera comunità paternese e del comprensorio tutto. In questo modo, in effetti, si  priva un’area che copre un’utenza che supera le centomila unità di un servizio fondamentale, per decentrarlo in un sito, oltre che geograficamente lontano, anche attualmente inadeguato per le condizioni ed i requisiti di sicurezza.

Scontenti i cittadini, specie le mamme, che si trovano costretti non solo a spostarsi, ma anche ad usufruire di una struttura da loro poco gradita per le sue attuali condizioni, preferendo quasi più andare a Catania e sovraccaricando ulteriormente il polo sanitario del capoluogo. L’idea che resta in generale, comunque, è quella di una scelta che penalizza fortemente il territorio dal punto di vista sanitario e che stride con i numeri: la quantità delle nascite e le dimensioni vaste dell’utenza.

Contrario anche il mondo della politica paternese. L’Amministrazione Comunale, anche sotto la sollecitazione di un agguerrito Comitato Cittadino per l’Ospedale, oltre ad aver inviato una diffida alle autorità sanitarie competenti, si sta organizzando per eseguire un ricorso al Tar, corredato da istanza cautelare per ottenere nell’immediato la sospensione del provvedimento, come affermato dal sindaco Mauro Mangano in una nota. Allo stesso appello del Comitato Cittadino ha risposto il sen. Torrisi che auspica un’unione trasversale nella comunità per difendere l’ospedale.

La nota positiva di tutta questa storia è che ancora una volta il pericolo imminente, un anno fa circa, ha permesso che si creasse un fronte comune di azione ed interesse nella cittadinanza in modo trasversale. Ricordiamo la lunga battaglia iniziata dal Comitato per l’Ospedale, e ancora in corso, che ha visto impegnati cittadini e associazioni quotidianamente nella raccolta firme, nello studio dei documenti e nel dialogo con le istituzioni. Vitalità civica che mi auguro continui adesso con costanza e rinnovata forza. Ma che soprattutto non si limiti ad attivarsi solo in caso di pericolo, per poi spegnersi quando questo è scampato, ma che si adoperi anche in una direzione di pianificazione e progetto. Sì, perché sembra che ancora una volta la causa dei problemi sia quella disattenzione per la pianificazione, sostituita sempre da disperati tentativi di far fronte alle emergenze(e purtroppo questo è un vizio che è presente anche nelle istituzioni e nella politica, e non soltanto nella forma mentis del cittadino). Emergenze nelle quali, poi, si sa, le decisioni vengono prese più in base ad interessi politici di parte che per questioni di merito.

Già, perché solo un territorio che non riesce a progettarsi può trovarsi con un reparto di ostetricia-ginecologia sempre più depotenziato dal punto di vista del personale il quale si trova sempre più in difficoltà nello svolgere il proprio compito per garantire comunque il miglior servizio possibile e i cui membri non sanno ancora, a pochi giorni dalla chiusura, dove saranno trasferiti.

E ancora, solo un territorio che non riesce a progettarsi può trovarsi in una situazione in cui per mancanza di risorse si è costretti a privare del punto nascite un’area di oltre centomila utenti.

In questo senso i volontari che si sono spesi nella battaglia civica a difesa dell’ospedale pare vogliano compiere un ulteriore decisivo passo. Con la nascita dell’associazione Cittadinanza Attiva, infatti, il Comitato mira ad istituire il Tribunale dei Diritti del Malato a Paternò, con cui ci si augura che finalmente i cittadini si impegneranno per dare un contributo anche in sede di programmazione, per costruire il futuro e non soltanto per rispondere alle emergenze di volta in volta.

Resta ancora aperta la non meno importante questione dello sblocco dei lavori di messa in sicurezza dell’ospedale paternese su cui, come affermato in un comunicato, “il Comitato ed il Tribunale dei diritti del malato non intendono deporre le armi.”

Non mi resta che augurare (dato che siamo in periodo di auguri) a tutti noi: “buona Cittadinanza Attiva!”