Cronaca

Usura, 5 arresti a Catania

lombardo-alfio

Catania. Alle prime luci dell’alba i militari del Comando Provinciale dei Carabinieri hanno tratto in arresto 5 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all’usura. 

In manette sono finiti:

  • LOMBARDO FABIO VINCENZO CL.1978
  • LOMBARDO ALFIO, detto “Massimino”, CL.1958
  • PUGLISI CARMELO CL. 1948
  • LO CASTRO SALVATORE CL.1938
  • NAPOLI ORAZIO CL.1981

L’indagine è stata avviata a novembre 2013 dopo la denuncia di una delle vittime (dalle indagini sono stati accertati 12 soggetti nel mirino dei cinque uomini). Le attività di intercettazioni telefoniche, i servizi di osservazione e pedinamento, le  dichiarazioni rese dalle vittime, hanno consentito ai Carabinieri di delineare un quadro nitido che vede il LOMBARDO Alfio, noto come Massimino, a capo del gruppo all’ interno del quale i ruoli sono ben precisi: un “vice”(Puglisi Carmelo), che gli fa da spalla, da accompagnatore e autista mettendo a disposizione la sua automobile; un riscossore di denaro che recupera le somme meno ingenti e rammenta ai debitori-vittime le scadenze dei termini pattuiti per i pagamenti; due più giovani aiutanti, tra cui il nipote del “capo”, che si occupano delle riscossioni di minore rilievo e svolgono altri compiti assegnatigli dai membri più anziani.

Il modus operandi individuato dai Carabinieri nei 6 mesi di intensa indagine segue un copione, nella sostanza, invariato:

  • la sede degli affari è la zona della “pescheria” (piazza Alonzo di Benedetto), con appoggio per “rappresentanza” in un vicino bar che si affaccia su Villa Pacini;
  • le cifre prestate all’ inizio del rapporto non sono mai particolarmente elevate (mediamente, il prestito è di circa 350 euro, necessari a soddisfare esigenze minime quotidiane o a sanare qualche debito di gioco), ma lievitano con facilità per i crescenti interessi praticati che arrivano facilmente da 25% anche a 100%;
  • i contatti con le vittime sono frequenti, gestiti quasi prevalentemente in prima persona dal “Massimino”, che si premura di instaurare un rapporto di falsa empatia e comprensione, tale da indurle a essere quasi riconoscenti per sua la sua tolleranza nei numerosi, inevitabili casi di posticipo del pagamento;
  • la fascia di “utenza” è debole: persone con il vizio del gioco, dipendenti e inservienti, piccoli imprenditori;
  • non si fa ricorso alla violenza, né ad atti intimidatori che destino allarme: Lombardo e i suoi correi, nei casi di maggior veemenza, si spingono a minacciare i debitori in ritardo;
  • il denaro incassato viene prevalentemente destinato a costituire bacino di liquidità per altri prestiti.

Il giro di “affari” illeciti quantificato dagli investigatori ammonta a circa 46.000 euro, oltre 33.000 dei quali sono risultati provento di usura: il Giudice per le Indagini Preliminari ha pertanto disposto, per i due soggetti a capo del sodalizio (Lombardo e Puglisi), il sequestro preventivo di beni sino alla concorrenza di tale cifra.

L’operazione è stata denominata “Massimino”.

 

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